Il percorso pensato ambisce ad unire i due ambiti che gli danno il nome “giustizia” e “governance” e utilizzare la giustizia come concetto attraverso il quale ordinare le categorie proprie della sostenibilità.

È possibile utilizzare l’idea di giustizia – ad un tempo – come fattore comune, idea di fondo e (proprio per questo) contenitore delle molteplici direttrici che oggi popolano l’ambito della sostenibilità e, in particolare, quello della governance? Che sembianze assumono governance e sostenibilità nel momento in cui le si osserva attraverso la lente della giustizia? Per fare esempi pratici: nel proporre di rifarsi alle comunità territoriali per l’ottimizzazione delle fonti di energie rinnovabili o per il controllo puntuale delle filiere produttive dei distretti applichiamo criteri di giustizia? O anche: è possibile rifarsi a questi ultimi – oltre che (e assieme) al principio di sussidiarietà – nel momento in cui il welfare aziendale (ad esempio in ambiti come asili nido e assicurazioni sanitarie) si sostituisce al sostegno pubblico?

Il tema della giustizia e la riflessione connessa sono antiche quanto la filosofia. Ogni età ha però portato in risalto differenti approcci, dimensioni e prospettive della giustizia, legati alle sensibilità e priorità tipiche dell’epoca presa in considerazione. Il nostro percorso intende affermare che la sfida della contemporaneità è quella di usare la giustizia come lente attraverso la quale osservare e riordinare (nel senso di dare un ordine parzialmente differente da quello attuale e innovativo) la sostenibilità. Con ciò si intende offrire un contributo al dibattito contemporaneo che vede la governance sempre più centrale su due livelli: 1) globale per i grandi dossier quali il clima, le regole del commercio, l’intelligenza artificiale; e 2) regionale per infrastrutture, regole del lavoro, sistema sanitario, sistema fiscale.

Cosa vuol dire osservare la sostenibilità e, in particolare, la governance attraverso la lente della giustizia?

La nostra “intuizione” è quella che ad emergere sarà una molteplicità di categorie che accomunano governance e giustizia:

  • giustizia distributiva (Aristotele, John Rawls, Robert Nozick, Ronald Dworkin, Thomas Pogge, solo per fare alcuni nomi),
  • giustizia relazionale (teorizzata attraverso una pluralità di definizioni: Iris Marion Young, Nancy Fraser, Axel Honneth, Elizabeth Anderson, Martha Nussbaum, Amartya Sen e così via);
  • giustizia intergenerazionale (Brian Barry, Hans Jonas, Axel Gosseries);
  • giustizia climatica (Henry Shue, Simon Caney, Peter Singer);
  • etica della cura (Carol Gilligan, Joan Tronto, Virginia Held, Eva Feder Kittay)

Ci si rifarà a questi approcci – e ancora altri – per creare una prospettiva unitaria e sistematicamente rivolta all’ambito della sostenibilità.

Lo sforzo teorico sarà accompagnato dall’individuazione di esempi provenienti dall’economia reale tesi ad illuminare best practices così come situazioni problematiche e conflittuali. L’idea è quindi quella di:

  • utilizzare le teorie della giustizia per inquadrare (e ordinare) l’ambito della sostenibilità, con particolare riferimento alla governance;
  • partire da un substrato teorico e immergerlo nel mondo pratico dell’economia e della sostenibilità odierne, andando ad analizzare pratiche virtuose così come il loro opposto;
  • tracciare i lineamenti di un percorso di sostenibilità integrale, fondato sull’idea (o, meglio, le idee) di giustizia.

Ci si prefigge di raggiungere questo obiettivo attraverso una triplice azione:

  • sforzo teorico;
  • dialogo costante con il mondo economico; e
  • creazione di un percorso di formazione (prevalentemente rivolto alle imprese ma non solo) su “giustizia” e “sostenibilità” (con focus sulla governance) in modo tale da presentare e diffondere i contenuti dello sforzo teorico – ancora durante la sua evoluzione –, discuterlo, illuminarne i punti forti e le debolezze o gli aspetti conflittuali.

 

ESGAISEC

1/9/2025