I rifiuti abbandonati e la loro bruttezza sono una vista fin troppo familiare nelle città, in campagna e al mare e possono provocare gravi effetti ambientali e sociali e danni alla salute umana e alla fauna terrestre e marina. Va poi considerato il costo economico della bonifica dei rifiuti e del materiale scartato in modo improprio, che è per lo più sostenuto dalle autorità pubbliche e non dalle aziende produttrici. In Europa, il costo totale della bonifica dei rifiuti sulla sola terraferma è stimato superiore ai 10 MLD di euro all’anno.
Il fenomeno del littering (si intende l’atto di gettare o abbandonare piccole quantità di rifiuti urbani senza utilizzare gli appositi raccoglitori) di contenitori per bevande (lattine e bottiglie di plastica) è inferiore di circa due terzi nelle regioni con un sistema di deposito cauzionale rispetto ad altre aree dell’Europa. I sistemi di deposito cauzionale riducono drasticamente i costi di pulizia urbana, creando benefici tangibili per l’ambiente e l’economia locale. Oltretutto, un ambiente più pulito (strade, spazi pubblici, ecc.) accresce l’orgoglio civico e attrae un maggior numero di imprese e turisti, a vantaggio delle comunità, della conservazione della bellezza del Paese e della qualità della vita in generale. Un Paese come il nostro, che vanta il numero più alto al mondo di siti patrimonio UNESCO e che ha accolto più di 60 milioni di turisti stranieri nel 2024 senza contare il Giubileo del 2025, può solo trarre benefici da tale sistema.
Fondamentale è il cambiamento culturale a partire dai bambini: occorre decarbonizzare il nostro immaginario. Rifondare l’economia sulla transizione ecologica e sull’economia circolare consiste in una sostituzione di sistemi valoriali, una trasformazione che vuole una “conversione” a nuovi sistemi di significato: sarà una cultura di cura, io sono cosa proteggo, tu sei cosa conservi, egli è cosa salva. In sostanza, ci dobbiamo chiedere quanto vale la bellezza di una terra dove abitiamo come l’Italia.
Come possiamo porre fine all’inquinamento da plastica e creare un’economia circolare? Un Rapporto ONU (UNEP – United Nations Environment Programme, Turning off the Tap How the world can end plastic pollution and create a circular economy, 2023) propone un cambiamento di sistema per affrontare le cause dell’inquinamento da plastica, iniziando dalla riduzione dell’uso non necessario della plastica, riprogettando i prodotti e il loro imballaggio e orientando il mercato verso la circolarità della plastica. Ciò si può ottenere accelerando tre cambiamenti chiave (riorientare e diversificare, riutilizzare e riciclare) e sviluppando una strategia e una gamma di azioni.
Riorientare e diversificare richiede lo spostamento del mercato verso alternative sostenibili, il che rende necessario un cambiamento nel modo in cui vengono concepiti prodotti e imballaggi, nella domanda dei consumatori, nella normativa e nei costi. Il Rapporto sottolinea l’importanza che, se prodotte, le plastiche siano progettate per essere riciclabili nel mercato in cui vengono vendute e che la gestione dei rifiuti e il riciclaggio diventino iniziative più praticabili. Oggi solo il 9% delle plastiche viene riciclato meccanicamente. Una significativa riduzione dell’uso della plastica può essere ottenuta riprogettando il modo in cui i prodotti svolgono la loro funzione nella società, ad es. sostituendo i prodotti liquidi con quelli secchi, in modo da non dover trasportare acqua (i prodotti possono essere confezionati in materiali più semplici). Il riutilizzo si riferisce alla trasformazione dell’economia “usa e getta” in una “società del riutilizzo”, in cui riutilizzare i prodotti e riempirli di nuovo ha più senso dal punto di vista economico che buttarli via. Queste soluzioni sono già disponibili e il cambiamento porterà una serie di vantaggi economici e ridurrà i danni alla salute umana, all’ambiente e al clima. La plastica che finisce nell’ambiente diminuirà, aumenteranno i flussi di materiali riutilizzati o riciclati e diminuirà il nuovo materiale vergine (ottenuto da nuove estrazioni).
La creazione di posti di lavoro nei settori manutenzione, riutilizzo, riciclaggio, ricondizionamento, riparazione e vendite di seconda mano, secondo stime (Ribeiro-Broomhead, J. & Tangri, N. (2021). Zero Waste and Economic Recovery: The Job Creation Potential of Zero Waste Solutions. Global Alliance for Incinerator Alternatives) può essere da 30 a 200 volte maggiore rispetto alla messa in discarica e all’incenerimento.
Occorre quindi passare da un’economia lineare a un’economia circolare.
Uno degli strumenti più efficaci per massimizzare la raccolta selettiva degli imballaggi in plastica per bevande, e quindi favorire processi di riciclo più performanti, è rappresentato dai sistemi di deposito cauzionale o DRS secondo l’acronimo inglese (Deposit return system). Nel DRS per gli imballaggi per bevande, quando il consumatore procede all’acquisto viene aggiunto un piccolo sovrapprezzo a titolo di cauzione o deposito. L’importo, che nei sistemi di deposito europei si aggira tra i 10 e i 25 centesimi di euro per imballaggio, viene restituito quando il consumatore riporta il contenitore vuoto presso un punto di raccolta, generalmente presso un rivenditore di bevande (supermercato o esercizio al dettaglio, in modo da rendere la restituzione altrettanto facile che l’acquisto). Gli imballaggi vengono da lì prelevati e inviati presso un centro di smistamento e poi mandati ai riciclatori che li trasformano in nuovi contenitori come materia prima seconda. Questo meccanismo non solo incoraggia la raccolta differenziata e il riciclo, ma garantisce anche un’economia circolare che “chiude il cerchio” con un riciclo di elevata qualità, da “bottiglia a bottiglia” e da “lattina a lattina”. Gli imballaggi per bevande raccolti non diventano materia prima seconda per produrre filati, ricambi per auto o altri oggetti che non hanno più un circuito di riciclo (cd. downcycling), ma alimentano la produzione di imballaggi identici per la cui produzione dovrebbero essere impiegati polimeri o metalli vergini. In questo modo si evita un prelievo di risorse che, in un Paese povero di materie prime come l’Italia, mette in crisi gli obiettivi climatici e di decarbonizzazione e i target della filiera degli imballaggi.
Il Regolamento UE sugli imballaggi afferma che è «stato dimostrato che sistemi di deposito cauzionale e restituzione ben funzionanti garantiscono un tasso di raccolta molto elevato e un riciclaggio di alta qualità, in particolare per le bottiglie e le lattine per bevande» e che «Al fine di sostenere il conseguimento dell’obiettivo di raccolta differenziata previsto per le bottiglie di plastica monouso per bevande nella Direttiva UE sulle plastiche monouso, … , è opportuno che gli Stati membri istituiscano sistemi di deposito cauzionale e restituzione. Tali sistemi contribuiranno ad aumentare l’offerta di materie prime secondarie di buona qualità adatte al riciclaggio a circuito chiuso e ridurranno la dispersione nell’ambiente dei contenitori per bevande” e che i “sistemi di deposito cauzionale e restituzione dovrebbero essere obbligatori per le bottiglie di plastica e i contenitori metallici monouso per bevande.”.
IL DRS contribuisce alla salvaguardia climatica (riduzione gas serra) e ambientale (aumento tassi di raccolta e di riciclo e disponibilità di materiali per riciclo a circuito chiuso o closed loop) e contemporaneamente crea posti di lavoro. Massimizzare la circolarità di materia nel design e nella gestione dei prodotti e dei rifiuti si realizza con:
- aumento della durata di vita dei prodotti e lotta contro obsolescenza programmata, ad es. riuso;
- aumento della capacità di riciclo a circuito chiuso, senza degrado del materiale, in modo eterno;
- incremento dell’utilizzo di risorse rinnovabili.
I sistemi DRS sono anche creatori di posti di lavoro “verdi” in quanto stimolano una domanda di mercato per i servizi di raccolta, smistamento, conteggio, trattamento e riciclo.
