Intervento previsto alla 13esima edizione del Salone della CSR e dell’innovazione sociale – Milano, 10 ottobre 2025

 

L’industria delle gemme preziose (prevalentemente rubini, smeraldi e zaffiri) vale circa 10 miliardi di dollari l’anno ed è attiva in quasi 50 Paesi in quasi tutti i continenti. Con circa l’80% della produzione estratta attribuibile all’Artisanal and Small-Scale Mining (ASM), l’industria dà lavoro a molti milioni di persone in tutto il mondo. È molto difficile avere il numero esatto di miniere di pietre preziose, ma possiamo supporre che ammontino a circa 300 su scala mondiale. Sono quasi tutte concentrate in India, Birmania e Sri Lanka, che sono centri storici dell’industria globale di queste pietre con reti consolidate per la lavorazione e il commercio. Altre regioni stanno assumendo una fetta importante di mercato quali il Kenya, la Zambia, la Tanzania, la Colombia, il Mozambico ed il Madagascar. 

Il commercio delle pietre preziose svolge un ruolo economico cruciale per molti Paesi in via di sviluppo. Le catene di approvvigionamento di gemme colorate sono tuttavia estremamente complesse, spesso originarie di Paesi con governance debole e che coinvolgono molti attori diversi prima di raggiungere il consumatore finale. Questa complessità può mettere a rischio le questioni ambientali, sociali e di governance lungo l’intera catena di approvvigionamento.

LA FILIERA: CARATTERISTICHE E SFIDE.

La natura della filiera produttiva delle pietre preziose comporta spesso mancanza di dati ed informazioni frammentate. Questi dati variano per ogni singola tipologia di pietra e per Paese di origine. Le pietre preziose sono minerali formati da processi geologici avvenuti in profondità all’interno della crosta terrestre e del mantello, che coinvolgono calore e alta pressione. Questi processi danno luogo alla formazione delle pietre, determinandone le caratteristiche individuali, quali colore, struttura e durata. Queste caratteristiche variano notevolmente, risultando in oltre 130 diverse varietà di gemme che possono essere classificate in diversi gruppi, a seconda di come si sono formate e/o delle proprietà fisiche che condividono. Un’ampia distinzione è tra quelli considerati “preziosi” e quelli considerati “semipreziosi”.  Diamanti (non sono analizzati in questo articolo), rubini, zaffiri e smeraldi sono considerati pietre preziose, mentre semipreziosi sono considerati tutto il resto (a seconda della loro rarità e valore), comprese alcune pietre fatte da altri tipi di materiali organici, come corallo o perla.

Nel corso di milioni di anni le pietre preziose formatesi all’interno della crosta terrestre sono state gradualmente avvicinate alla superficie terrestre ed esposte attraverso processi di erosione. La loro prossimità alla superficie terrestre determina le modalità di estrazione.

Le pietre si trovano in depositi “primari” o in depositi “secondari”. Il deposito primario di gemme è il deposito originario, ossia è il luogo ove le pietre si sono formate per la prima volta. L’estrazione di queste pietre è un processo dispendioso e ad alta intensità di energia, che richiede notevoli risorse e infrastrutture per scavare, estrarre e frantumare la roccia per accedere alle pietre. Tali miniere sono sotterranee e spesso comportano l’uso di esplosivi per spostare grandi volumi di roccia.

Un deposito secondario di pietre preziose è invece il luogo in cui le gemme – già estratte dalla roccia originaria – nel corso del tempo si sono depositate attraverso processi naturali di erosione dell’acqua o del vento, ad esempio, negli accumuli di ghiaia dei letti dei fiumi o negli strati di roccia sedimentaria. Diversamente dai depositi primari, questi accumuli sono facilmente accessibili senza troppa tecnologia o dispendio di denaro. Le comunità locali possono sfruttare queste risorse minerali utilizzando strumenti e processi semplici come martelli e picconi per estrarre le pietre preziose. Esempio di deposito primario sono gli smeraldi dello Zambia, mentre per il secondario cito i rubini del Mozambico.

La filiera delle pietre preziose è una delle più complesse. Tra i fattori che contribuiscono a questa complessità cito la debole sorveglianza regolamentare del settore, la scarsa tracciabilità nelle fasi commerciali e quindi delle imposte locali, la poca trasparenza nei vari passaggi dall’estrazione alla vendita al dettaglio.
Una pietra preziosa può passare di mano in mano ben cinquanta volte dopo aver lasciato la miniera, passando attraverso commercianti, selezionatori, lucidatori, broker, produttori e rivenditori prima di raggiungere il cliente finale. Questa caratteristica, propria della piccola industria artigianale ASM, tradizionalmente fondata su relazioni personali basate sulla fiducia piuttosto che su sistemi trasparenti e sanciti da contratti formali, è ciò che determina l’assenza di tracciabilità.
A volte è difficile anche certificare il Paese di origine di una pietra preziosa.
La catena di fornitura tipica di una pietra è la seguente: Produzione (miniera) – Taglio e lucidatura – trading – Gioielleria – Vendita al dettaglio.
Dopo aver lasciato la miniera, la gemma sarà scambiata e subirà più processi prima di essere trasformata in una pietra scintillante: la lucidatura viene fatta di solito  da lavoratori specializzati anche in siti lontani rispetto alla miniera; successivamente le fasi commerciali sono svolte in più Paesi mentre la produzione del gioiello e quindi del manufatto viene effettuata in Paesi soggetti a regolamentazioni più strette, come l’Europa. Il grande dilemma, ancora oggi non risolto, è come far dialogare i due sistemi, portando a vantaggio le prassi etiche e di tracciabilità a detrimento dei sistemi spesso illegali e non tracciati.

 

Il CASO DELLA BIRMANIA

La Birmania produce alcuni dei più bei rubini, zaffiri e giade del mondo. Tuttavia, l’industria mineraria alimenta anche le finance dell’esercito irregolare, sollevando preoccupazioni circa il valore etico delle sue pietre preziose.

Le incertezze che ruotano intorno alla riforma della legge sull’estrazione mineraria si sono rivelate particolarmente dannose per il Paese. Il quadro attuale è tutt’altro che positivo: mancanza di trasparenza, scarsa considerazione per le comunità locali, abbondanza di licenze spesso consegnate in modo poco trasparente.

Le imprese straniere hanno un solo modo per fare affari etici: impegnarsi attivamente affinché la riforma divenga realtà.

Un esempio fra tutti quello di collaborare con l’EITI (Extractive Industries Transparency Initiative) per spingere il Governo ad intervenire sulla questione etica e sostenibile nelle estrazioni minerarie. Gli investimenti responsabili sono requisiti fondamentali in questo processo e sono motori diretti per uno sviluppo sostenibile efficace.

Le associazioni umanitarie, anche grazie a finanziamenti privati, sono spesso in prima linea per fornire sostegno a quelle popolazioni le cui vite sono state spesso messe in pericolo, fornendo loro istruzione e servizi sanitari di prima necessità. Il loro obiettivo è anche quello di intraprendere passi decisivi e coraggiosi per contribuire a porre fine alla crisi Rohingya.

Alcune Aziende, continuano a valutare e monitorare la situazione con un approccio di miglioramento continuo per garantire il rispetto del Codice Etico. Essere parte di un dialogo costruttivo con i principali stakeholder strategici e impegnarsi a migliorare costantemente e garantire che gli standard più elevati vengano applicati in tutta la catena di fornitura, sembra l’unica soluzione possibile.

 

 

CONCLUSIONI

Oggi abbiamo davanti a noi un cammino non semplice, aggravato dalle guerre in corso che allontanano per definizione ogni buona pratica sui diritti umani ed in generale sulla Sostenibilità, ma abbiamo anche leve importanti per giungere insieme a nuovi traguardi, ad una nuova Sostenibilità basata su cose reali e tangibili. Il cammino deve essere quello della processualità, non preoccupiamoci del peso che talvolta porta ogni cambiamento ma preoccupiamoci se abbiamo provocato e seguito un processo. Questa considerazione è tanto più valida quanto più ci avviciniamo al settore delle pietre preziose, ove occorre un approccio sinergico e omnicomprensivo da parte di tutti coloro che operano nel settore. Esistono soluzioni concrete anche nel difficile ambito di questa filiera ma occorrono alleanze e un nuovo pragmatico approccio sulla Sostenibilità.

 

Referenze:

https://aisec-economiacircolare.org

https://agta.org/education/gemstones/

https://www.ft.com/content/1d5c27b6-e7c8-11e2-babb-00144feabdc0

https://www.gemguide.com/learning/education-colored-gemstones/value-factors/

https://www.gemsociety.org/article/inner-workings-gem-trade/

https://www.gia.edu/gem-encyclopedia

https://www.gia.edu/UK-EN/gia-news-research/panyu-legendary-manufacturing-hub-for-the-global-gem-and-jewelry-industry

https://www.sustainablegemstones.org/supply-chain/mining-techniques/

https://www.worldfinance.com/markets/diamonds-arent-forever-coloured-stones-come-into-favour