Con questo evento organizzato a Marrakech in Marocco il 7 marzo 2026, parte la Maratona della Sostenibilità, reportage di visite nei luoghi del Futuro, ove si immaginano nuove opportunità di Dialogo e di lavoro in chiave ESG. In occasione di ogni visita, interamente autofinanziata, è prevista la pubblicazione di uno Studio, donato ad AISEC e disponibile per i propri associati. Le analisi proposte si configurano anche come possibile base per nuove riflessioni critiche sul futuro che ci attende.
AISEC, Associazione nata 10 anni fa per uno sviluppo concreto del modello economico Circolare, a supporto di Istituzioni, Imprese, enti locali in Italia e all’estero, è particolarmente attenta allo sviluppo economico dei paesi africani, auspicandone una piena riuscita ed uno sbocco fruttifero in Europa e vanta alleanze decennali con le principali fondazioni attive sul territorio.
Le vie del Marocco
Energia: scenari possibili – Conferenza del 7 marzo 2026 – Marrakech – Marocco
Il conflitto in Medioriente, oltre all’aver compromesso equilibri di geopolitica, già messi a dura prova dal conflitto russo-ucraino, e minato gravemente la tutela dei diritti umani, ha prodotto due effetti non trascurabili sull’approvvigionamento energetico:
il rischio di interruzioni nelle forniture di gas e petrolio, soprattutto attraverso snodi strategici come lo Stretto di Hormuz e l’aumento dei prezzi per imprese e famiglie, generando inflazione energetica e conseguente maggiore instabilità nei mercati globali.
Che aria tira in Europa?
È di inizio marzo il pacchetto Energia dell’UE. Il Pacchetto Energia è affiancato da due iniziative a forte valenza industriale. La strategia di investimento per l’energia pulita mira a convogliare più capitali privati verso reti, rinnovabili ed efficienza, riducendo il rischio dei progetti anche grazie al sostegno della Bei stimato in 75 miliardi in tre anni. Il piano per gli Small Modular Reactors traccia invece la strada per i primi piccoli reattori nucleari modulari dopo il 2030, puntando su una filiera europea e su regole comuni ad alta sicurezza. Sul piano politico, il riferimento resta la crisi del 2022. Jørgensen rivendica che l’Europa è «molto più preparata» rispetto ad allora – con forniture diversificate, più rinnovabili in rete, maggiore efficienza e un accoppiamento minore tra prezzi di gas ed elettricità – ma chiude il varco alle scorciatoie: in caso di ulteriore peggioramento, ha chiarito, l’Ue farà ricorso solo a «misure di breve termine e mirate» che non diventino la nuova normalità e senza stravolgere gli assetti di fondo del mercato, a partire dal sistema Ets per il prezzo del carbonio.
Dunque che fare?
Siamo stati in Marocco ad inizio marzo per far visita al più grande centro di energia solare del Marocco (e per anni uno dei più grandi al mondo nel suo tipo) è il complesso solare di Ouarzazate, chiamato Noor (che vuol dire luce) Ouarzazate. Si trova nel sud del Paese, circa 10 km dalla città di Ouarzazate, ai margini del deserto e vicino alla diga di El Mansour Eddahbi.
Dimensioni e capacità
La potenza installata è di circa 510 MW di solare termodinamico (CSP), che arriva a circa 580 MW se si include la parte fotovoltaica. Ha una vastissima superficie, di oltre 3.000 ettari, quasi quanto la città di Ouarzazate stessa e la sua costruzione è iniziata nel 2013, con entrata in funzione progressiva tra 2016 e 2019.
Il centro vanta una tecnologia molto interessante come lo stoccaggio termico con sali fusi: l’impianto può continuare a produrre elettricità per circa 7 ore dopo il tramonto rendendo il sistema più stabile rispetto ai normali impianti fotovoltaici. È un vantaggio enorme.
Inoltre, la sua importanza è strategica perché il Paese mira ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia per giungere a oltre il 50% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030. Ma Il Marocco ha un progetto molto ambizioso che potrebbe interessare il nostro Paese: diventare un grande esportatore di energia rinnovabile verso l’Europa. L’idea è semplice ma strategicamente enorme: produrre elettricità solare ed eolica nel deserto (dove costa molto meno) e trasportarla in Europa tramite cavi sottomarini ad alta tensione.
Il caso UK
Abbiamo tracciato l’interessante caso del Regno Unito, che, attraverso il mega-progetto Xlinks prevedeva circa 4.000 km di cavi elettrici sottomarini tra Marocco e Regno Unit, per un costo stimato di circa 25 miliardi di sterline, con una produzione combinata di solare (7 GW) + eolico (4,5 GW) nel sud del Marocco.
Il sistema avrebbe trasportato 3,6 GW di energia continua, abbastanza per alimentare circa 7 milioni di case britanniche, cioè quasi l’8% del fabbisogno elettrico del Regno Unito.
L’elettricità sarebbe partita dalla regione desertica di Guelmim-Oued Noun, passata nello Stretto di Gibilterra e poi lungo le coste di Spagna, Portogallo e Francia fino alla costa inglese. Tuttavia, nel 2025 il governo britannico ha deciso di non sostenere economicamente il progetto.
La Spagna
Anche questo Paese, noto per i suoi virtuosi progetti di energia rinnovabile, ha mostrato interesse in un contesto progettuale già avviato anni fa con la realizzazione di un collegamento sottomarino tra i due Paesi attraverso due cavi elettrici ed un terzo in progetto per aumentare la capacità. Queste linee permettono già lo scambio di elettricità tra Africa ed Europa e potrebbero diventare il primo corridoio per esportare energia solare marocchina.
Perché è auspicabile che l’Europa guardi al Marocco
Ci sono tre motivi principali riconducibili alle caratteristiche eccezionali della Risorsa solare dell’area in quanto il deserto marocchino produce fino a tre volte più energia solare rispetto al nord Europa. I costi, inoltre, sono tra i più bassi del mondo dovuti anche ad una posizione geografica strategica, a pochi chilometri dall’Europa attraverso lo Stretto di Gibilterra.
Più in chiave geopolitica, alcuni analisti pensano che il Nord Africa possa diventare per l’Europa quello che il Medio Oriente è stato per il petrolio e, personalmente, condivido questa analisi. Lo stiamo sperimentando già con i negoziati in atto in Algeria.
Ecco perché occorre un presidio più forte nello Stretto di Gibilterra
Lo stretto mantiene oggi un’importanza strategica straordinaria perché rappresenta uno dei principali punti di passaggio tra Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo. In un contesto internazionale segnato da conflitti e dalla chiusura o limitazione di diversi spazi aerei, il traffico marittimo diventa ancora più cruciale per il commercio globale, il trasporto energetico e la logistica militare. Attraverso questo passaggio relativamente stretto transitano ogni giorno centinaia di navi mercantili, petroliere e unità militari che collegano Europa, Africa, Medio Oriente e Americhe, rendendolo uno snodo indispensabile per la continuità delle catene di approvvigionamento. In situazioni di tensione geopolitica, il controllo e la sicurezza dello stretto assumono un valore ancora maggiore: chi presidia e monitora questa rotta può influenzare flussi commerciali, movimenti navali e operazioni strategiche tra Atlantico e Mediterraneo. Per questo lo Stretto di Gibilterra resta uno dei punti di osservazione e di equilibrio più rilevanti per la stabilità e la sicurezza dell’intera regione euro-mediterranea
Nota tecnica su energia solare ed eolica (fonti: ENEA dicembre 2025, Studio Ambrosetti marzo 2026)
Nel mondo il costo medio di produzione dell’energia da solare ed eolico è in costante riduzione (-90% solare e -70% per eolico tra il 2010 e il 2024). Questo trend riguarda anche l’Europa che, nel 2025, ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta, la quota di generazione elettrica da solare ed eolico ha superato quella da fonti fossili (30% vs. 29%). Nello stesso anno, inoltre, il solare ha registrato una crescita record (+61 TWh, +20% vs. 2024), portando le FER a soddisfare quasi la metà (48%) del fabbisogno elettrico europeo.
Tra il 2010 e il 2024, il costo livellato dell’energia (LCOE) per le tecnologie solare ed eolica ha visto una significativa riduzione, rispettivamente del 90% e del 70% circa.
Questo trend è indicativo di un miglioramento nella competitività delle fonti energetiche rinnovabili (FER). La diminuzione dell’LCOE è principalmente attribuita alla riduzione dei costi della tecnologia e a un parallelo aumento della produttività.
Più nel dettaglio, per il solare utility scale, il calo dei costi della tecnologia è stato favorito dalla diminuzione dei prezzi dei moduli e dalla riduzione dei costi di Engineering, Procurement, and Construction (EPC), installazione e sviluppo. Analogamente, l’eolico onshore ha beneficiato di una diminuzione dei costi delle turbine. Nel complesso, queste evoluzioni hanno progressivamente ridotto il differenziale di costo rispetto alle tecnologie alimentate dai combustibili fossili, contribuendo alla transizione energetica
Nel 2025, l’Unione Europea raggiunge un traguardo storico: la produzione di elettricità da solare ed eolico ha superato quella dei combustibili fossili, con una quota di generazione elettrica rispettivamente pari al 30% e al 29%. Questo risultato riflette un trend decennale di crescente adozione delle FER, a partire dal 6% nel 2010.
Parallelamente, l’uso del nucleare e dell’idroelettrico mantiene una quota relativamente stabile, mentre la diminuzione costante dei combustibili fossili evidenzia una significativa transizione verso una produzione energetica più sostenibile.
Un importante passo avanti verso la sostenibilità energetica è stato compiuto grazie all’incremento rilevante della produzione di energia solare, che nel 2025 ha raggiunto i 368 TWh. Tale contributo ha permesso alle FER di coprire quasi la metà della produzione elettrica totale. L’incremento record di +61 TWh registrato nel 2025 rispetto all’anno precedente è comparabile alla produzione di energia di tre centrali nucleari francesi, sottolineando la crescente rilevanza dell’energia solare nella transizione ecologica. Dal 2010 si evidenzia un incremento sostenuto della generazione solare, con un tasso di crescita annuale del 18%, il più elevato tra tutte le fonti energetiche, riflettendo investimenti strategici e progressi tecnologici che migliorano l’efficienza e riducono i costi.
Anche in Italia, il costo medio di produzione dell’energia da fonti eoliche e solari si è ridotto progressivamente nel tempo. Ad oggi, il costo medio di produzione del solare e dell’eolico integrato è inferiore rispettivamente del 42% e 28% rispetto al prezzo medio elettrico nazionale nel 2025 (115 €/MWh).
Negli ultimi 20 anni, a fronte di un livello complessivo di generazione elettrica sostanzialmente stabile, la quota di produzione FER è circa triplicata, mentre la generazione termoelettrica si è quasi dimezzata (-40%).
Tra il 2010 e il 2024, in Italia il costo medio di produzione (LCOE) del fotovoltaico utility-
scale si è ridotto di circa l’86%, mentre quello dell’eolico onshore è diminuito del 63%. La contrazione dei costi è riconducibile a progressi tecnologici, economie di scala, maggiore efficienza degli impianti e maturazione delle filiere industriali, in linea con il trend internazionale.
Il costo medio di produzione delle FER integrato – ovvero comprensivo dell’extra-costo degli investimenti in sviluppi di rete e dei sistemi di stoccaggio necessari per una loro integrazione nel sistema elettrico – è stimabile in circa 67 €/MWh per il fotovoltaico e 83€/MWh per l’eolico2. Tali valori risultano inferiori rispettivamente del 42% e del 28% rispetto al prezzo medio nazionale (PUN) registrato nel 2025 (115 €/MWh), evidenziando una competitività ormai strutturale rispetto alle fonti fossili.
Il progressivo aumento della competitività delle FER rispetto alle tecnologie di produzione termoelettrica convenzionale ha determinato un cambiamento strutturale del mix di generazione di energia elettrica negli ultimi venti anni: la produzione termoelettrica è infatti diminuita del 40%, passando da 235 TWh nel 2005 a 140 TWh nel 2025, mentre la quota di generazione da FER sul totale della produzione nazionale è triplicata.
In Italia, la crescita delle FER sta contribuendo a una maggiore sicurezza energetica, avendo ridotto la dipendenza energetica di circa 9 p.p. tra il 2010 e il 2024. Tuttavia, il mercato elettrico resta esposto ai prezzi del gas: nel 2024 la generazione termoelettrica a gas ha determinato il prezzo elettrico (PUN) per oltre il 60% delle ore e la correlazione tra PUN e prezzo del gas (PSV)4 è stata del 97%. Accelerare sulle FER, insieme a rete e accumuli, è quindi una leva chiave di sicurezza energetica e competitività economica.
Nel 2024, l’Italia continua a mostrare una considerevole dipendenza energetica, importando quasi il 74% del suo fabbisogno. Il sistema elettrico italiano resta fortemente esposto alle dinamiche del mercato del gas.
