Economia circolare: per non rimanere fuori dal cerchio

È ormai un dato di fatto: stiamo esaurendo le risorse a disposizione del nostro pianeta e non possiamo più permetterci di proseguire sul modello economico lineare basato sull’estrazione delle materie prime, il consumo e la produzione di rifiuti. Si tratta di intraprendere e consolidare un cambio radicale di approccio che, come definito dalla Ellen MacArthur Foundation, vuol dire definire un’economia che possa rigenerarsi da sola. Un sistema di economia circolare infatti si deve incentrare sull’auto-rigenerazione, dove i materiali di origine biologica sono reintegrati nella biosfera e gli altri materiali – e prodotti – devono essere progettati in una logica di riuso e riciclo, finalizzato alla rivalorizzazione e alla chiusura del cerchio, riducendo al minimo, anzi possibilmente a zero, la produzione di rifiuti.L’economia circolare è dunque la sfida del futuro e coinvolge molteplici aspetti a partire da quelli legislativi e di normazione tecnica, per passare a quelli produttivi, organizzativi e di consumo, con un impatto sostanziale anche sulla vita quotidiana di tutti noi cittadini e consumatori.Il dossier illustra varie esperienze condotte da diversi attori del mercato, evidenziando come l’economia circolare passi attraverso azioni concrete, iniziative di carattere legislativo, soluzioni promosse da NGOs, fino ad arrivare alle attività più innovative, quelle delle università e del mondo della ricerca e quelle di settori di nicchia fino alle attività di piccole start-up che rendono quanto mai concreto il concetto di “circolarità”. Si tratta di pochi esempi che forniscono uno spaccato delle infinite possibilità e opportunità legate a questo nuovo modello economico e sociale.Partendo da un inquadramento generale del contesto Europeo in cui si sottolinea anche il ruolo strategico della normazione tecnica, si passa alle iniziative della Piattaforma Italiana degli stakeholder per l’economia circolare (ICESP) e all’impegno della Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare (AISEC): un’associazione non-profit dedita esclusivamente alla promozione, diffusione e applicazione del concetto di economia circolare, sia a livello nazionale che internazionale. Ed è proprio a livello internazionale che si sta delineando un’attività di normazione tecnica, il Comitato tecnico ISO/TC 323, nato per trattare in modo trasversale la questione. A questa attività l’Italia parteciperà attraverso la nuova Commissione tecnica UNI “Economia Circolare”.Oggi servono lungimiranza, coraggio imprendito-riale, politiche illuminate e regole certe – gli standard appunto – che supportino concretamente questo nuovo modello economico. Servono indirizzi chia-ri per potenziare e migliorare acquisti sostenibili, sia per le pubbliche amministrazioni – e i Criteri Minimi Ambientali sono il riferimento più significa-tivo – che per le aziende private. Sfide e anche opportunità, perché l’economia circolare in Italia vale oggi 88 miliardi in termini di fatturato e occupa 575.000 lavoratrici e lavoratori. Gli esempi virtuosi proposti dalle testimonianze di alcuni consorzi che si occupano del recupero di diverse tipologie di rifiuti – CONAI per gli imballaggi, CONOE per gli oli e i grassi vegetali ed animali esausti, CIC per i ri-fiuti organici – mettono in evidenza le opportunità che un approccio circolare – orientato al riuso e riciclo di materiali e prodotti – può offrire, grazie anche al ricorso alla normazione tecnica che propone alle varie filiere soluzioni tecniche per supportare le attività e i servizi offerti, i metodi di prova, gli strumenti di gestione e misurazione. Opportunità perché l’economia circolare oggi non può non essere strettamente connessa alle evolu-zioni tecnologiche che riguardano la digitalizzazio-ne delle attività produttive, l’ottimizzazione dei processi e l’uso efficiente delle risorse promosso da Impresa 4.0. Il dossier si conclude con il contributo di una start-up che ha trasformato il tema dell’economia circolare in uno spettacolo teatrale Blue Revolution e in una app: un modo insolito di comunicare e promuovere i valori propri di questo modello economico, che si declina anche sul versante sociale, promuovendo consumi responsabili e sviluppo sostenibile, per chiudere il “cerchio”.

(Fonte: rivista tecnica di UNI “U&C – Unificazione & Certificazione” – estratto)

È possibile scaricare l’intero dossier dal seguente link: Dossier/Articolo estratto da U&C n. 5 – Maggio 2019

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