Category Archives: Sviluppo Sostenibile

Dall’Economia Lineare all’Economia Circolare: tutto pronto per il primo corso di formazione sull’Economia Circolare.

Sei un manager di un’ azienda e sei interessato a mettere in pratica i principi dell’economia circolare all’interno del tuo team/dipartimento?

Sei un imprenditore che vuole approfondire le opportunità, i benefici e le criticità di una transizione da un sistema produttivo lineare ad uno circolare della propria azienda?

O semplicemente sei un libero professionista che vuole accrescere la propria conoscenza sulle certificazioni ambientali e sulle normative italiane ed europee legate all’economia circolare?

Se si, allora questo corso fà per te. Un’ idea nata dalla collaborazione tra AISEC, la prima realtà in Italia che promuove l’adozione di modelli di produzione circolare, e Bureau Veritas Italia, anch’essa da tempo fortemente impegnata nella diffusione della cultura e di buone pratiche di economica circolare. Da qui nasce il nostro primo corso di formazione sull’ Economia Circolare dal titolo: “Dall’ Economia Lineare all’Economia Circolare: Chiudere il Cerchio per un Economia Sostenibile“.

Recenti studi mostrano come solo il 9.1% dell’economia mondiale sia circolare provocando quello che gli esperti chiamano “Circularity Gap”. Nel modello lineare attualmente in uso, le materie prime sono estratte dalla natura sempre più velocemente e utilizzate per produrre beni e servizi che vengono consumati e alla fine eliminati come rifiuti. In un mondo dalle risorse finite, tale modello lineare, che pure ha permesso un progresso accelerato del benessere di una gran parte dell’umanità, si sta rivelando insostenibile, inefficiente e costoso per il pianeta, la società, le imprese.  L’economia circolare propone il superamento del modello lineare con il più lungimirante modello circolare, basato sulle tre “R”: ridurre (l’uso di materie prime e l’impatto ambientale della produzione), riusare (allungando il ciclo di vita dei beni) e riciclare (gli scarti non riutilizzabili). Essa replicando i cicli naturali, ambisce a mantenere i prodotti, i componenti e i materiali al loro più alto contenuto di valore in ogni stadio del loro ciclo di vita. L’economia circolare può creare un nuovo modello di sviluppo: rigenerativo e proficuo.

Alla luce della crisi economica, ambientale e sociale di oggi, stiamo osservando come il sistema produttivo stia intraprendendo una profonda trasformazione, passando da un sistema lineare ad uno sempre più circolare. Da ciò abbiamo sentito l’esigenza di proporre ad aziende e liberi professionisti, un programma di formazione con il fine di preparare i presenti e futuri attori economici italiani ad affrontare tale transizione senza problemi. Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza Bureau Veritas in formato elettronico.

I primi corsi di formazione saranno organizzati nei seguenti giorni e luoghi:

  • 16 Luglio a Genova
  • 10 Settembre a Padova
  • 19 Novembre a Bologna
  • 24 Ottobre a Milano
Per ricevere maggiori informazioni sull programma, sui contenuti ed sulle iscrizioni consultate la locandina qui sotto o contattateci agli indirizzi email: (michael.ceruti8@gmail.com / info@aisec-economiacircolare.org)
Infine potrete seguite tutti gli aggiornamenti inerenti al corso attraverso i nostri canali social media (Facebook, LinkedIn e Twitter).

L’Economia Circolare può cambiare il processo produttivo. Come? Ce lo spiega il nostro Presidente in questa intervista al Goal 12 di Taranto.

“La sostenibilità conviene alle imprese e l’instaurarsi di una produzione responsabile e circolare oggi, permette in Itala un terzo di riduzione sull’impatto ambientale

Questo è solamente uno dei numerosi messaggi espressi durante l’evento nazionale di ASviS sul Goal 12 svoltasi a Taranto lo scorso 29 Maggio. AISEC insieme a NeXt Nuova Economia per Tutti ed ASviS, è stato coordinatore di tale evento che ha visto la sponsorizzazione e partecipazione attiva di Carlsberg Italia. L’evento ospitato dalla Camera di Commercio di Taranto è stato un importante momento di formazione, networking e riflessione trasversale. Hanno risposto all’appuntamento numerosi imprenditori, docenti universitari, responsabili delle Istituzioni e studenti pronti a confrontarsi e parlare di nuovi modelli di finanza, produzione e consumo responsabili.

La Tavola Rotonda sulla “Produzione Responsabile” è stata moderata dal nostro Presidente Eleonora Rizzuto, che non solo ha coordinato i numerosi interventi da parte degli esperti ma ha anche portato all’attenzione il modello imposto dall’Economia Circolare. Al termine dell’evento la Dottoressa è stata intervistata dal Telegiornale TRMH24  alla quale ha risposto diverse domande sull’importanza dell’Economia Circolare a livello territoriale.

Quello che è emerso, sono le concrete possibilità ed opportunità che un modello sostenibile e circolare possa generare a livello industriale, ovvero in grado di creare una rete territoriale e di coinvolgere diversi stakeholders. Sotto questo aspetto quindi, l’economia circolare può proporre soluzioni innovative ed efficaci per le presenti problematiche territoriali. La messa in rete di conoscenze, di competenze e di lavoratori permette lo sviluppo di un modello circolare oggi quasi sconosciuto in molti territori italiani ma già presenti ed avviati in alcuni.

La Dottoressa Eleonora Rizzuto inoltre aggiunge come “Il Sud e la Puglia in particolare, rappresentano una grande possibilità di resilienza in questo settore e tali territori rappresentano un laboratorio a cielo aperto, un’officina vivace e reale dove possono scaturire numerose opportunità nell’immediato. La volontà è considerata la chiave di svolta per la diffusione e sviluppo di nuovi modelli di produzione, consumo e finanza responsabile e, grazie all’impatto rivoluzionario dell’Economia Circolare, cambiare oggi il processo produttivo diventa sempre più una realtà piuttosto che un’utopia”.

Segui l’intervista integrale del nostro Presidente nel video qui sotto e segui tutti gli aggiornamenti e articoli riguardanti l’Economia Circolare sui nostri canali social media (Twitter, LinkedIn e Facebook).

Programma Europeo Urban Innovative Action-Aquila 2017.

Di Michael Ceruti

Si è concluso con successo il workshop tenuto dal 6 all’8 Marzo a l’Aquila e finalizzato all’identificazione e definizione di un progetto innovativo nell’ambito dell’Economia Circolare. L’iniziativa lanciata dal Comune dell’Aquila,  e supportata dalla Scuola di Management non-profit  ASVI Social Change, ha come obiettivo quello di rafforzare il tessuto socio-produttivo della città in linea con l’opportunità di finanziamento del programma europeo Urban Innovative Action (UIA). Alla manifestazione di interesse lanciata dal Comune dell’Aquila  hanno aderito 33 tra pubbliche amministrazioni, associazioni e società di settore che hanno partecipato attivamente ai lavori del workshop dando il proprio contributo nello sviluppare idee innovative e sostenibili.

AISEC ha  risposto all’invito in linea con la sua missione di promuovere e sviluppare progetti fondati sull’economia circolare, che risulti inclusiva e sostenibile ed ha partecipato ai lavori con Egidio Bernini e Michael Ceruti. Gli organizzatori, le istituzioni e tutti gli stakeholders si sono dati appuntamento il 6 Marzo al Palazzo Fibbioni, sede del comune dell’Aquila. Dopo le presentazioni ed il saluto di benvenuto ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale, AISEC ha introdotto ai presenti i principi dell’economia circolare spiegando come il passare da un economia lineare ad una circolare sia un aspetto cruciale se si ha come obiettivo quello di minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente, sulla società e sull’economia. AISEC ha inoltre sottolineato come ci sia il bisogno di enormi sforzi nel superare la concezione dell’economia lineare, così fortemente radicata in noi, per ridurre non solo l’estrazione ed il consumo delle risorse naturali sempre più scarse, ma anche nel proporre una nuova visione del rifiuto che dovrebbe essere considerato non più come uno scarto ma piuttosto come un’opportunità nel generare benefici.

Sotto la guida dell’Ing. Alessio di Carlo coadiuvato da alcuni giovani corsisti del Master Internazionale Project Management for International Cooperation, le giornate si sono strutturate in fasi alterne, passando da sessioni di gruppo composti da 5-7 persone ciascuno, a sessioni in plenaria. Il primo giorno si conclude identificando i problemi, le carenze e le molteplici difficoltà che si sono create in seguito al terremoto, ma si è anche discusso sulle potenziali soluzioni e strategie necessarie per far ripartire il tessuto socio-produttivo aquilano.

Il secondo giorno il workshop si è trasferito dal palazzo Fibbioni alla sede della Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA). Dopo aver riassunto i messaggi chiave discussi nel primo giorno ed aver accorpato le numerose tematiche sotto 5 macroaree, si è passati alla formazione di nuovi gruppi di lavoro, uno per ciascuna delle cinque macroaree identificate: Investimenti, spazio urbano, piattaforma e comunità, piccola e media impresa e governance. Per ogni macroarea si richiedeva ai partecipanti, coadiuvati da facilitatori, di identificare e discutere almeno 3 argomenti innovativi connessi alla tematica dell’economia circolare.

I risultati sono stati finalizzati nel terzo giorno, dove ciascun facilitatore ha illustrato gli argomenti trattati nel proprio gruppo assieme alle diverse idee sviluppate. Per concludere il workshop l’Ing. Di Carlo,  ha raggruppato le proposte e ha tracciato una bozza di progetto che, nelle prossime  settimane verrà finalizzato, formalizzato e presentato prima del 14 di Aprile, data di scadenza del bando europeo.

I saluti ed i ringraziamenti da parte dell’Amministrazione Comunale concludono tre giorni intensi di workshop con la speranza e l’augurio che il lavoro partecipativo di tutti gli stakeholders si traduca nella presentazione di un progetto che ottenga il finanziamento e sia implementato con successo e raggiunga il suo obbiettivo di migliorare il tessuto socio-economico della città.

Per maggiori informazioni sul workshop è possibile consultare il report del Comune dell’Aquila cliccando il seguente link: http://www.comune.laquila.gov.it/pagina1640_programma-uia.html

RIFIUTI ZERO? Sì, in una economia circolare, etica e socialmente responsabile

Di Guido Mosca

Lo scorso 22 febbraio a Mestre (VE) si è tenuta la conferenza dal titolo “RIFIUTI ZERO? Sì, in una economia circolare, etica e socialmente responsabile”, organizzata da ArcSOS (Archivi della Sostenibilità dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) in collaborazione con la Fondazione Università Ca’ Foscari.

Introducendo l’argomento, il prof. Giorgio Conti ha inquadrato il tema dei rifiuti e dell’economia circolare nell’ampio spettro di tematiche che hanno contraddistinto negli ultimi anni le iniziative di ArcSOS, sempre caratterizzate da una grande attenzione ai temi della tutela ambientale, e ha poi ricordato come il rapporto tra i rifiuti e le società che li producono abbia da lungo tempo richiamato l’attenzione, oltre che della politica, anche di rilevanti esponenti del mondo della cultura e dell’arte: dall’artista italiano Michelangelo Pistoletto, che realizzò già nel 1967 la “Venere degli stracci” ponendo l’attenzione al tema dei rifiuti e del consumismo, al regista Pier Paolo Pasolini col suo progetto incompiuto di un film dal titolo “Appunti per un romanzo sull’immondizia” (inizio anni ’70), di cui sono state ritrovate le pellicole, all’artista e pensatore tedesco Joseph Beuys che propugna un mondo in equilibrio con la natura, citando infine l’impegno e il pensiero di Alexander Langer, politico ambientalista altoatesino che invocava la necessità di una “conversione ecologica” (1994), e di Gunter Pauli, economista e scrittore belga che nel 2010 pubblica il libro “The Blue Economy” con l’intento di stimolare il mondo delle imprese a migliorare drasticamente i propri standard di sostenibilità.

L’intervento del prof. Guido Viale, sociologo e autore di numerosi testi in cui ha affrontato il tema dei rifiuti, fra cui citiamo “Azzerare i rifiuti – Vecchie e nuove soluzioni per una produzione e un consumo sostenibili” (2008) e “La civiltà del riuso – Riparare, riutilizzare, ridurre” (2010), ha ricordato come i rifiuti costituiscano purtroppo una componente essenziale dell’attuale modello di produzione e di consumo. Molto spesso l’auspicio delle imprese è proprio quello che il loro prodotto diventi il prima possibile un rifiuto per essere sostituito da un prodotto nuovo (si pensi a tutti i prodotti usa e getta). E in realtà un volume considerevole delle cose che noi acquistiamo quotidianamente, rappresentato dagli imballaggi, finisce nei vari contenitori dei rifiuti poco dopo essere entrati in casa nostra, avendo esaurito il loro compito. Questo fenomeno è stato esaltato dal dilagare del modello di vendita basato sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).Il cambiamento auspicabile di questo modello verso un modello di economia circolare ha bisogno del coinvolgimento e dell’impegno diretto della cittadinanza (in primis di noi consumatori) in vari momenti. Il primo è il momento dell’acquisto in cui deve avvenire una modifica dei comportamenti di consumo in senso più responsabile e sostenibile. Il secondo momento è quello della separazione (differenziazione) dei materiali di scarto (rifiuti) che deve avvenire nel modo più rigoroso possibile tanto a livello industriale (produttivo) quanto a livello domestico. In terzo luogo Viale fa notare che non può esistere un’economia circolare senza una cultura della riparazione dei beni, e dunque della volontà di far durare i prodotti il più a lungo possibile attraverso la manutenzione e la riparazione. Questo implica la necessità di formare e incentivare le professioni dei riparatori nonché rimuovere a monte gli ostacoli alla possibilità di riparare i beni acquistati (ad esempio lottando contro la cosiddetta obsolescenza programmata praticata da molti produttori o la progettazione di beni di durata limitata). Stiamo parlando quindi della necessità di un nuovo paradigma produttivo.

In seguito sono intervenuti Silvia Lombardo e Tommy Meduri che hanno illustrato più nel dettaglio i fondamenti dell’economia circolare, mostrando anche un breve video illustrativo realizzato dalla Ellen MacArthur Foundation. Si sono soffermati sulla illustrazione di alcuni esempi di buone pratiche di economia circolare mostrando come sia necessario per il mondo delle imprese rivedere il proprio modello di business e il loro approccio non solo verso il proprio interno ma anche (e forse soprattutto) verso l’esterno ricercando quelle sinergie fra diversi settori produttivi che tradizionalmente non venivano invece considerati come interessanti. Uno dei settori su cui la sperimentazione del modello circolare ha dato ottimi risultati è quello vitivinicolo e i risultati di un progetto, promosso e realizzato da ArcSOS, sono stati presentati lo scorso novembre a Rimini nell’ambito della fiera Ecomondo. In sostanza si è intervenuti su tutti i passaggi della filiera produttiva del vino trovando i possibili legami con altre filiere (dalla industria cosmetica alle distillerie, ai produttori di compost e poi all’industria del vetro, della carta e del sughero).

E proprio sul tema del recupero dei tappi di sughero si è incentrata la testimonianza di Roberta Masat che ha raccontato la sua esperienza, realizzata in collaborazione con la società Amorim Cork, per il recupero dei tappi di sughero, materiale nobile e pregiato, e che ha dato vita all’iniziativa denominata “TappoDiVino” nata come spin off di ETICO, progetto realizzato appunto da Amorim Cork, con l’obiettivo di sottrarre all’immondizia tonnellate di questo materiale, restituire valore economico al sughero attraverso il suo riutilizzo, per esempio nel settore edilizio, e, non ultimo per importanza, educare i cittadini a non sprecare risorse, attraverso il coinvolgimento a titolo volontario di scuole, istituzioni pubbliche e private e numerosissime persone. Il tutto generando anche delle risorse per finanziare importanti progetti di solidarietà gestiti da organismi Onlus sul territorio.

Padova, 23 febbraio 2017

L’Economia Circolare: nuova frontiera per la Responsabilità Sociale d’Impresa

di Eleonora Rizzuto

La responsabilità sociale di impresa (Corporate social responsibility – Csr) è quel comportamento responsabile che l’impresa mostra verso i suoi stakeholder, ovvero verso soggetti, individuali o collettivi, portatori di interessi verso l’impresa con i quali quest’ultima interagisce direttamente o indirettamente: lavoratori, fornitori, consumatori, istituzioni, pubblica amministrazione, sindacati, tutti attori del territorio e dell’ambiente di riferimento.

Secondo questo approccio, un’impresa è socialmente responsabile se e quando agisce in modo da coniugare i propri interessi e quelli di tutte le parti interessate o legate ad essa. Il comportamento socialmente responsabile di un’impresa, dunque, si riverbera in primis nel rispetto delle norme e regole relative alla dimensione del lavoro, all’ambiente e della sua sostenibilità, al rapporto clienti-fornitori, alle strategie di gestione d’impresa, al rapporto con i lavoratori e con i consumatori. Ma può andare anche oltre talvolta. Spesso la CSR può rappresentare una leva importante di rinnovamento e di innovazione anche tecnologica, quando essa coniuga processi e modalità che intaccano direttamente le produzioni.Ma in che modo si concretizza tutto questo?

La sfida per la costruzione di “un’altra economia” attribuisce alle imprese un ruolo di attore sociale inedito quanto fondamentale per poter creare nuovi valori accanto a quello economico.

La transizione verso un nuovo modello industriale è già partita e molto sta cambiando all’interno delle imprese: anche chi fino a qualche anno fa assisteva un po’ scettico al cambiamento, oggi non la pensa più così. I consumatori stessi chiedono prodotti ove sia chiara la tracciabilità e quindi vogliono conoscere se l’azienda che produce rispetti l’ambiente e non impieghi manodopera in nero.  Quando molti di noi più dieci anni fa hanno lasciato i rispettivi lavori investendo pioneristicamente nello sviluppo sostenibile, si aveva di fronte una strada solo in salita e molto ripida. Parafrasando il linguaggio calcistico, si aveva l’impressione di giocare sempre partite diverse, sempre fuori casa e senza arbitro. La sostenibilità sociale ed ambientale ha in sé elementi importanti che conducono a sedare i conflitti, a costipare la forza detonatrice degli interessi contrapposti, passando attraverso un nuovo modo di tessere le relazioni tra datore di lavoro e lavoratore, tra impresa produttrice e acquirente-cliente, tra impresa che consuma materie prime e le re-immette in circolo attraverso il riciclo e così via. Si torna a dialogare su piattaforme comuni, in grado di aggregare e non di dividere. In gioco c’è la stessa sopravvivenza dell’intero Eco-Sistema ambientale e sociale. Il profitto può essere re-investito in Sostenibilità e ciò, per la prima volta, a beneficio di tutti gli attori; al contrario, la compresenza di interessi contrapposti è fondamentale per garantire il pieno equilibrio dei tre ambiti in cui la Sostenibilità si sostanzia: la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Se si vuole affrontare la transizione della CSR verso un modello concreto di sviluppo sostenibile, non si può non citare l’economia circolare anche come fattore di crescita della domanda di lavoro.

La definizione di “economia circolare” ha fatto la sua prima comparsa a metà degli anni ’70 all’interno di un rapporto presentato alla Commissione europea. Il concetto che sta alla base e che segna un distacco netto dalle dinamiche dell’economia tradizionale è la non linearità dei processi che assumono quindi una dimensione “rigenerativa”, in assoluta identità con i cicli di vita biologici presenti in natura in grado di recuperare materia viva anche a fine vita. Tale modello si è diffuso molto a livello mondiale entrando, di fatto, nelle politiche di sviluppo di molti Paesi, dando anche vita ad azioni preventive come la progettazione dei prodotti di consumo in modo da renderli più idonei al disassemblaggio e al recupero di materiale.

La crescente consapevolezza dei gravi danni causati dalle attività umane all’ecosistema del nostro pianeta e la presa di coscienza della necessità di assumere come fondativi elementi quali la difesa dell’ambiente naturale e della biodiversità e la tutela delle comunità, ha gradualmente portato all’elaborazione di nuove concezioni di sviluppo che superano i concetti alla base della cosiddetta economia lineare, nell’ottica di una piena sostenibilità economica, ambientale e sociale, nell’assunto che se solo una di queste componenti fallisce, decade l’intero sistema.

L’ Economia Circolare è, quindi, un modello economico che va al di là dei meri perimetri aziendali e che implica modifiche profonde di processo importanti non solo all’interno delle aziende che vogliano dotarsi di tale modello ma anche nelle relazioni tra gli attori citati.

Nel microcosmo aziendale, che è in grado di incidere anche su un piano macroeconomico, si rispettano tre assiomi: il primo incide profondamente nella produzione e implica talvolta grandi investimenti in ricerca e sviluppo nella determinazione di una versione del prodotto e del suo packaging in chiave di riutilizzo (l’eco-concezione del prodotto); il secondo aspetto risiede nel ricorso esclusivo ad energie rinnovabili; il terzo deve naturalmente riguardare la propensione a minimizzare gli scarti di produzione, con l’obiettivo dei rifiuti zero. Si comprende facilmente come questi tre obiettivi coinvolgano concretamente l’azienda, i lavoratori, i sindacati, i consumatori, le istituzioni e in grande misura le università ed i centri di ricerca per le necessarie soluzioni innovative di prodotto.

Nasce in Malesia il Jeffrey Sachs Centre, primo in Asia per lo sviluppo sostenibile

L’importante polo di ricerca alla Sunway University, nei dintorni di Kuala Lampur, ha avviato la propria attività grazie alla donazione di 10 milioni di dollari da parte della Fondazione Cheah Jeffrey.

Sotto la direzione dell’economista statunitense Jeffrey Sachs nasce in Malesia il Centro per lo Sviluppo sostenibile alla Sunway University: è il primo del suo genere in Asia.

L’istituzione del Jeffrey Sachs Centre presso l’Ateneo nei dintorni di Kuala Lampur sottolinea nuovamente l’attenzione e l’impegno del Paese asiatico alle tematiche di sviluppo sostenibile, così come ribadito dal primo ministro della Malesia, Najib Razak, per cui “Il Centro rafforza l’impegno del governo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e rappresenta un catalizzatore per mobilitare la collaborazione globale, in particolare tra le nazioni del Sudest asiatico, per il raggiungimento dei 17 SDGs dell’Onu”.

Tra le attività previste nel Centro, infatti, c’è lo sviluppo dei collegamenti con le principali università e think tank in Malesia e nel resto del mondo, la selezione dei migliori esperti, studiosi, docenti e progetti nel campo dello sviluppo sostenibile.

La creazione del Jeffrey Sachs Centre è stata possibile grazie alla donazione di 10 milioni di dollari da parte della Fondazione Cheah Jeffrey, struttura molto attiva nel campo dell’istruzione privata superiore in Malesia, pensata sul modello di alcune delle università più rinomate al mondo, come ad esempio quella di Harvard.

Finora questa donazione rappresenta il più consistente impegno finanziario sull’istruzione nell’ambito dell’adozione dei 17 gol delle Nazioni Unite.