Category Archives: responsabilità sociale d’impresa

Conferenza – Economia Circolare: Le imprese protagoniste del cambiamento

La Camera di Commercio di Genova organizza nella giornata di domani la conferenza “Economia Circolare: Le imprese protagoniste del cambiamento” che vedrà l’intervento di AISEC volto ad approfondire il ruolo dell’ Economia Circolare nel contesto dell’Agenda 2030.

L’iniziativa prevede una tavola rotonda tra Imprese, Istituzioni e Associazioni di Categoria per presentare e condividere progetti di Economia Circolare, sviluppare nuove sinergie sul territorio ed avviare nuove imprese.

Sempre più enti locali, fondazioni, aziende pubbliche e private, stanno cominciando a sfruttare in maniera intensiva le opportunità dell’economia circolare per realizzare occasioni di business che vanno dalla gestione corretta dei rifiuti e da cicli produttivi più attenti alla sostenibilità ambientale.

Consulta la locandina qui sotto per saperne di più sull’incontro e su come partecipare.
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6 consigli per rendere la tua impresa circolare e sostenibile

Di Michael Ceruti

Economia Circolare: due parole, un concetto per introdurre un nuovo paradigma che ultimamente sembra essere molto in voga e sulla bocca di tutti. Come ogni buona tendenza che si rispetti anche l’Economia Circolare è stata figlia di numerose definizioni, critiche, commenti e dibattiti. Ma siamo sicuri che sia corretto definire l’Economia Circolare come una nuova tendenza? La risposta è piuttosto semplice: No. Essa infatti non solo rappresenta una necessità ma anche un’ opportunità incredibile per chi è interessato a massimizzare i propri ricavi nel più totale rispetto dell’ambiente e della società.

Nel digitare “Economia circolare definizione” su Google notiamo come l’ormai noto motore di ricerca ci mette a disposizione oltre 431.000 risultati provenienti dalle fonti più diversificate. Pur se non vi è un consenso unanime intorno alla definizione di Economia Circolare, il quadro in cui si è sviluppata e il coinvolgimento di tutti gli attori dell’attività economica ci fanno capire come sia molto limitata e sostanzialmente errata la definizione che danno alcuni, compresi buona parte dei media, dell’economia circolare come di una sorta di semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti.

La definizione ad oggi più conosciuta è quella data dalla Ellen Macarthur Foundation, la quale considera l’Economia Circolare come: “Un modello economico concepito ad essere rigenerativo nel quale i prodotti sono disegnati, concepiti e progettati a monte per essere di lunga durata e facilmente riutilizzabili, rigenerati e rifabbricati ed in ultima istanza riciclati”.

L’ADEME (l’Agenzia Francese per l’Ambiente e l’Energia) invece definisce l’Economia Circolare come “un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gi stadi del ciclo di vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e a diminuire l’impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone.

Il segreto della transizione dall’attuale modello economico lineare verso quello dell’ Economia Circolare sta nella partecipazione, impegno ed ingegno di diversi gruppi di persone. La ferocia competizione abbinata  alla crescente pressione sulle risorse naturali, la promulgazione dei 17 Obiettivi ONU dello Sviluppo Sostenibile (SDGs) e la presenza sempre più maggiore di consumatori attenti e sensibili agli impatti ambientali e sociali causate dalle imprese, mostrano come il “business as usual” dell’economia lineare fino ad ora utilizzato sia destinato presto a fallire. Questa consapevolezza sta spingendo le aziende a riconsiderare e ripensare il proprio modo di fare business.

Tutte le strade portano a Roma: utilizzando questo famoso proverbio come similitudine, anche le imprese hanno la possibilità di scegliere una o più vie (strade) per facilitare tale passaggio verso nuovi modelli d’impresa più circolari. Ma se si volesse intraprendere questo percorso, quali sarebbero gli step da seguire?

Abbiamo individuato sei fattori chiave che hanno la capacità di rendere il proprio business più circolare e sostenibile:

1- Forniture o acquisti sostenibili: sviluppare la capacità di provvedere a forniture di risorse provenienti da fonti rinnovabili, da riuso e da materiali riciclati, riciclabili o biodegradabili;
2- Recupero, riuso e riciclo delle risorse: ritirare il proprio prodotto giunto alla fine di un ciclo di vita per reimpiegarlo nuovamente;
3- Estensione della durata del prodotto:commercializzare prodotti pensati per durare a lungo nel tempo;
4- Piattaforme di condivisione: grazie ad una digitalizzazione sempre più avanzata, moltiplicare le piattaforme di collaborazione tra gli utenti per gruppi di prodotti;
5- Dal prodotto al servizio: adottare tale modello di business che negli ultimi anni è stato adottato per auto, apparecchi IT, musica e film in streaming, attrezzature sportive e diffonderlo anche in altri comparti come abbigliamento, arredamento, oggettistica, giocattoli e imballaggi.
6- Simbiosi Industriale: creare una simbiosi industriale cercando di disegnare un sistema caratterizzato da rapporti di interdipendenza funzionale in cui i prodotti di scarto di una linea di lavoro diventano un prezioso input per le altre linee. In questo modo si viene a configurare un sistema produttivo circolare, in cui scompare il tradizionale concetto di rifiuto.

Con il Quaderno Italiano di Economia Circolare realizzato da AISEC, la Nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” ed il documento “Verso un Modello di Economia Circolare per l’Italia” di recente finalizzate e pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare e del Territorio, si sono create le condizioni ideali per le imprese italiane per fare questo scatto in avanti ed accogliere nella propria visione, strategia e modo di fare business i principi dell’Economia Circolare cosi da poter valorizzare al meglio il Made in Italy, l’ambiente con le sue risorse ed il ruolo delle Piccole e Medie Imprese (PMI).

Per saperne di più sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

Economia del 21esimo Secolo? Ritornare ai principi di circolarità dell’Impero Romano.

Di Michael Ceruti

Qualche anno fa’ la nota rivista americana di divulgazione scientifica “Scientific American ha elaborato un bellissimo grafico per mostrare al mondo la situazione passata, presente e futura di molte risorse naturali messe a disposizione dal nostro pianeta. Come potrete già immaginare le previsioni e le stime proposte dal magazine non sono di certo molto confortanti. Infatti, basandosi sui ritmi attuali e future di sfruttamento ed inquinamento delle risorse naturali, principalmente causate da un modello di economia tradizionale insostenibile, i risultati mostrano come per alcune risorse l’esaurimento previsto è ben più vicino di quanto potessimo immaginare. Eccone di seguito alcuni esempi:

Indio: Esaurimento previsto 2028. L’ossido di indio è un conduttore a film sottile utilizzato per creare gli schermi per i telefonini, TV e computer

Argento: Esaurimento previsto per il 2029. Agli attuali livelli di consumo, gli restano circa 19 anni di vita ma se riciclato, il suo utilizzo può protrarsi ancora per qualche decennio

Oro: Esaurimento previsto per il 2030.

Rame: Esaurimento previsto per il 2044. l rame è utilizzato in quasi tutte le componenti delle infrastrutture: dai tubi alle apparecchiature elettriche. Il quantitativo delle riserve note al momento è pari a 540 milioni di tonnellate ma recenti lavori geologici in Sud America indicano che ci potrebbero essere ulteriori 1,3 miliardi di tonnellate di rame nascosti nelle montagne delle Ande. Insomma, almeno un altro trentennio lo abbiamo garantito.

Petrolio: Esaurimento previsto per il 2050.

Carbone: Esaurimento previsto per il 2072.

Per esaurimento la prestigiosa rivista non solo intende la fine fisica della risorsa naturale ma anche e soprattutto la progressiva difficoltà di estrazione e scoperta di nuovi giacimenti. In un pianeta dove le risorse naturali e le materie prime si trovano in quantità sempre più limitate poiché non rinnovabili, la loro estrazione e reperibilità diventa man mano sempre più difficile e costosa sia per l’ambiente, la società e l’economia. Queste stesse risorse sono sempre più sotto pressione a causa di diversi fattori tra cui:

  • Crescita esponenziale della popolazione mondiale
  • Aumento della domanda e consumo delle risorse precedentemente elencate
  • Aumento delle diseguaglianze nelle nazioni meno ricche

Secondo l’OCSE, la classe media globale raddoppierà entro il 2030, comportando non solo un aumento dei consumi ma anche dei rifiuti. Per ovviare a questa situazione alquanto critica saremo sempre più obbligati a ripensare al nostro sistema economico, al nostro modo di produrre e di consumare ed al nostro modo di vivere e pensare. Quindi la domanda sorge spontanea: Cosa possiamo fare?

Si tramanda che ai tempi dell’impero romano venivano utilizzate numerose espressioni e termini come  Senatus Populus Que Romanus” o Roma Caput Mundi” tra le più famose, ed alcune forse meno altisonanti ma allo stesso tempo importanti come la parola Circularis (in italiano Circolare).  Tale parola veniva usata dagli antichi romani per descrivere la forma del sole, della luna piena e il pancione delle mogli in cinte. Veniva anche utilizzata per esempio dai comandanti nelle strategie di guerra per spiegare alle proprie truppe di formare un circolo intorno all’esercito nemico prima di  sferrare il feroce attacco. Ma soprattutto il termine “circolare” veniva usato dai filosofi romani per descrivere il significato celato dietro a ciò che veniva osservato in natura: Essi infatti per spiegare i numerosi fenomeni naturali (come la nascita e la morte di una pianta o la successione delle stagioni), introdussero il concetto di “Circolo della vita” riferendosi all’idea che tutto ciò che nasce alla fine muore per poi poter rinascere nella stessa forma e condizione in una sequenza continua che sembra non avere mai fine.

Questa visione circolare sviluppata dai nostri antenati fu alterata e completamente stravolta dalla Rivoluzione Industriale, responsabile della creazione di un tipo di economia, oggi definita “lineare”, la quale seguendo il modello dell’ “estrai, produci, consumi e getta” è riuscita a plasmare il nostro modo di produrre, consumare e pensare. Se da una parte questo modello economico ha consentito una rapida crescita e prosperità, dall’altra ha creato vaste conseguenze sia sul piano ambientale che sociale: dai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità, dalla crescente pressione sulle risorse naturali fino alle più grandi crisi finanziarie causate principalmente dalla volatilità dei prezzi ed accessibilità di numerose risorse naturali.

Oggi, globalmente, consumiamo risorse e generiamo rifiuti come se avessimo a disposizione non un solo pianeta, ma più di un pianeta e mezzo. Questo ha comportato una forte crescita della domanda di risorse naturali finite, evidenziando così dei significativi limiti dell’economia lineare. Se a questo aggiungessimo che il 60% degli scarti in Europa finisce nelle discariche o negli inceneritori (purtroppo solo il 40% viene riciclato o riutilizzato), che mediamente un auto in Europa resta parcheggiata per il 92% del tempo, che il 31% dei generi alimentari vengono sprecati lungo la catena produttiva e che gli uffici vengono utilizzati solamente il 35-50% del tempo capiamo come tale sistema non solo risulta essere inefficiente sotto tutti i punti di vista ma anche altamente costoso al livello sociale. Prendendo l’Europa come esempio, l’economia lineare ci costa un totale di 7.200 miliardi di euro l’anno diviso in:

1.800 miliardi di euro dovuti ai costi effettivi delle risorse utilizzate, consumate e gettate

3,400 miliardi di euro dovuti alle spese legate alle inefficienze come quelle precedentemente elencate sostenute da famiglie e governi

2,000 miliardi d euro dovuti a tutti gli impatti ed esternalità legate ad esempio al trasporto, all’inquinamento atmosferico e a quello acustico, perdita di biodiversità etc.

Da questi limiti e costi, quindi, emerge la necessita di ritornare alle tradizioni, un po’ come ai tempi dei saggi antichi romani, ed instaurare un modello economico che sia completamente diverso e che possa dare risposte concrete e soluzioni a tali problematiche.  Il percorso che si dovrà sempre più seguire è quello dell’ Economia Circolare. Tale sistema economico di produzione e scambio mira, lungo tutti gli stadi del ciclo di vita del prodotto, ad aumentare l’efficienza dell’utilizzazione delle risorse andando a diminuire l’impatto ambientale e sviluppando allo stesso tempo il benessere sociale e delle imprese.

Questo significa che l’economia circolare propone il superamento del modello lineare prendendo in conto il flusso materiale nel ciclo di produzione e consumo con un utilizzo razionale delle risorse naturali col fine di garantire uno sviluppo sostenibile nel tempo. Molti interpretano erroneamente il concetto di economia circolare come se fosse un semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti: nonostante questo aspetto sia considerato ed affrontato, nella realtà tale modello risulta essere più complesso, prevedendo non tanto di “fare di più con meno” ma, piuttosto, di fare di più con ciò di cui già disponiamo.

Tale modo di pensare è anche raccolto ed espresso nei 6 principi dell’economia circolare che possono essere cosi riassunti:

  • Utilizzare fonti energetiche rinnovabili
  • Minimizzare, tracciare ed eliminare l’uso di sostanze dannose per l’ambiente
  • Ridurre quanto più possibile il prelievo di risorse/materie vergini dai diversi ecosistemi e ridurre la produzione di rifiuti e sprechi
  • Facilitare il riuso, la riconversione, la rigenerazione dei prodotti e dei materiali al loro interno
  • Nuovi modelli di investimento e gestione finanziaria e ricostruzione del capitale naturale, umano e sociale
  • Modifiche dei comportamenti individuali verso pratiche più sostenibili

Perseguire i principi dell’economia circolare rappresenta una grandissima opportunità per creare nuovi modelli d’impresa. Per valutare le possibili soluzioni percorribili sarà necessario passare da una logica di approccio lineare ad uno circolare mettendo talvolta in discussione i modelli di business sino ad oggi perseguiti e confrontandosi con le nuove richieste di mercato.

In questo modello che pone la sostenibilità al centro del sistema in cui i prodotti di scarto ed i rifiuti non esistono o sono minimi e nel quale le risorse vengono costantemente riutilizzate cercando di mantenere lo stesso valore iniziale, si genererebbero per l’economia del vecchio continente un risparmio in termini di costi di produzione ed utilizzo delle risorse di base pari a 1,800 miliardi di euro l’anno. Questo si tradurrebbe tra l’altro in una crescita del PIL fino a 7 punti percentuali con importanti conseguenze sui livelli di occupazione ed un aumento del reddito disponibile per le famiglie europee dell’11% rispetto allo sviluppo attuale.  Infine si stima che in Europa grazie alle nuove tecnologie, innovazioni e materiali l’economia circolare sarebbe in grado di aumentare fino al 3% la produttività delle risorse ad oggi utilizzate.

Infine l’implementazione dell’economia circolare comporta anche una ridefinizione, sul piano concettuale, di un nuovo modello di sviluppo che vada oltre al concetto del “PIL” ovvero basato unicamente su una crescita quantitativa, ma che si focalizzi e punti sempre di più a quella quantitativa. L’approccio sistemico ed olistico dell’economia circolare comporta anche la riconsiderazione del concetto di crescita che deve essere:

1) Intelligente, mediante lo sviluppo di un’economia basato sulla conoscenza, la ricerca e l’innovazione

2) Sostenibile, ovvero più efficiente nell’uso delle risorse, più “verde e più competitiva

3) Inclusiva, ovvero che promuova politiche per l’occupazione e la riduzione della povertà.

Le numerose pubblicazioni, ricerche e sondaggi mostrano come sia sempre più necessario ed auspicabile questa transizione dall’economia lineare a quella circolare.  Segnali incoraggianti di tale passaggio si stanno già delineando sia nel settore pubblico che quello privato anche se maggiore collaborazione fra i diversi stakeholders sarà richiesta in futuro per oliare ed avviare il motore della nuova economia del 21esimo secolo.

Approvata la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenbile

di Michael Ceruti

Nella seduta del 22 Dicembre 2017, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha approvato la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) che era stato presentato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 02 Ottobre 2017.

La Strategia, che rappresenta il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata nel 2015 dall’ONU,  intende disegnare una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità, quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese.

Il presente documento è considerato sia come un aggiornamento della precedente “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010” sia come uno strumento per inquadrare la stessa nel più ampio contesto di sostenibilità economico-sociale delineato dall’Agenda 2030. L’accordo di Parigi sul clima è stato firmato da 175 Paesi con l’ Italia che lo ha ratificato il 27 Ottobre 2016 giusto in tempo per l’inizio della Cop22 in Marocco. L’Agenda 2030 rappresenta la chiave di volta per uno sviluppo del pianeta rispettoso delle persone e dell’ambiente, incentrato sulla pace e sulla collaborazione, capace di rilanciare anche a livello nazionale lo sviluppo sostenibile, nell’ambito di quattro principi guida:

  • Integrazione
  • Universalità
  • Inclusione
  • Trasformazione

Già nel prossimo quinquennio, l’obiettivo primario della Strategia sarà quello di migliorare le condizioni di benessere socio-economico che caratterizzano il nostro Paese: ridurre povertà, disuguaglianze, discriminazione e disoccupazione (soprattutto femminile e giovanile); assicurare la sostenibilità ambientale; ricreare la fiducia nelle istituzioni; rafforzare le opportunità di crescita professionale, studio, formazione; restituire competitività alle imprese attraverso una quarta rivoluzione industriale basata su tecnologie innovative e sostenibili.

E per quanto riguarda l’Economia Circolare, quali step prevede il Documento?

Bisogna inanzitutto sottolineare che sia la stesura della Strategia che la sua approvazione da parte del CIPE, sono il risultato di una profonda consultazione tra i vari stakeholders ed esperti del settore, che ha portato alla luce anche la pubblicazione del documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia – Documento di inquadramento e posizionamento strategico”.

La Strategia pone come modello di riferimento quello dell’Economia Circolare caratterizzato da basse emissioni di CO2 e resiliente ai cambiamenti climatici, alla perdità di biodiversità, alla modificazione dei cicli biogeochimici fondamentali (quali carbonio, azoto, fosforo) ed ai cambiamenti nell’utilizzo del suolo. Sono queste le principali aree strategiche, in particolare ambientali su cui la nuova Strategia intende intervenire.

Per raggiungere il successo sperato nel lungo periodo, il SNSvS dovrà stimolare e favorire l’utilizzo di modelli di produzione e consumo sostenibili e circolari. L’Economia Circolare è un paradigma che ha valenza non solo ambientale (in termini di maggiore efficienza delle risorse, eliminazione degli impatti ambientali incompatibili con le capacità auto-rigenerative dei sistemi naturali, chiusura dei cicli materiali di produzione e consumo, eliminazione degli sprechi e riduzione dei rifiuti), ma pone anche le basi per rafforzare l’integrazione tra i tre pilastri dello sviluppo sostenibile. Attraverso la realizzazione di nuovi modelli di produzione, distribuzione e consumo orientati alla sostenibilità, l’Economia Circolare mira, infatti, a stabilire nuove relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di coesione e responsabilità sociale, di accesso equo alle risorse, di rispetto della dignità del lavoro e di inclusione sociale.

Leggi il documento integrale della nuova Strategia (link) per scoprire quali altri punti sono stati affrontati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Per saperne di più invece sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

L’Economia Circolare come modello vincente per tradurre in pratica gli Obiettivi ONU dell’Agenda 2030

Il 6 Dicembre scorso, l’Associazione AISEC è intervenuta al seminario “Per ARPA Umbria 4.0” in Umbria per parlare di Economia Circolare e mostrare come tale modello possa essere di aiuto per i vari stakeholders, impegnati a raggiungere i diversi targets individuati dal goal 12 (Consumo e Produzione Responsabili) dell’Agenda 2030.

La dottoressa Eleonora Rizzuto, Presidente AISEC, ha presentato il concetto di Economia Circolare come un modello che non solo impatta positivamente l’ambiente in cui viviamo e da cui dipendiamo, ma che impatta anche gli aspetti sociali, lavorativi e relazionali solitamente poco considerati dal sistema economico tradizionale. “Un paese basato sulla resilienza” – aggiunge il Presidente – “è capace di risollevarsi dalle diverse problematiche con delle idee innovative che nessuno ha mai attuato prima d’ora. L’ economia circolare quindi rappresenta uno dei metodi più semplici da utilizzare per promuovere tale resilienza e raggiungere i numerosi targets fissati dal Goal 12, soprattutto grazie alle tecnologie che oggi disponiamo ed alle diverse tecniche di Economia Circolare presenti nelle nostre strutture e nei settori primari, secondari e terziari”.

Si tratta di parlarci, di fare sistema su questo e la regione Umbria ha le capacità e le caratteristiche giuste per fare ciò. Una volta scelto il territorio si comincia a lavorare. Si comincia a vedere chi produce, come si produce, che materie prime abbiamo a disposizione, chi è la forza lavoro e che approccio viene usato dalle rappresentanze sindacali.”

L’Economia Circolare ha l’ambizione di parlare al mondo della produzione, dei consumatori e dell’occupazione anche in ottica SDGs dell’Agenda 2030. Avente una visione sistemica ed a lungo termine, questo nuovo modello economico traduce in pratica i principi dello sviluppo sostenibile richiamando tutte le parti interessate ad una maggiore sinergia e collaborazione.

Segui l’intervento integrale qui sotto per scoprire quali altri punti sono stati affrontati dalla Dottoressa Rizzuto in merito all’Economia Circolare. Per saperne di più sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

AISEC interverrà al seminario “Per ARPA Umbria 4.0” il 6 Dicembre 2017

La missione istituzionale di Arpa Umbria è conoscere lo stato dell’ambiente umbro e garantire l’interesse generale alla tutela di ambiente e salute. La “rivoluzione digitale” verso ciò che si definisce 4.0 impone all’Agenzia ARPA Umbria di aggiornare missione e strumenti per assicurare servizi efficienti a persone, imprese e territorio.
Per avviare questo percorso di aggiornamento, Arpa Umbria organizza il 6 dicembre alle ore 15.00, presso la Sala congressi della propria sede di Terni (via Carlo Alberto Dalla Chiesa 32), un seminario dedicato all’impatto della rivoluzione digitale sui modelli di produzione, consumo e più in generale di vita.

AISEC sarà presente con il nostro Presidente la Dott.ssa Eleonora Rizzuto che interverrà in merito all’argomento “Adattamento e SDGs”. Di seguito potrete trovare il resto degli interventi programmati dal seminario.

Programma:

h 15.00
Ambiente, Salute, Innovazione, Citizen Science: mission di Arpa Umbria in epoca 4.0
Dr. Walter Ganapini, Direttore Generale Arpa Umbria

Adattamento e SDG’s
Dr.ssa Eleonora Rizzuto, Presidente Ass. It. Svil.

Economia Circolare Resilienza
Prof. Federico Rossi, Coordinatore Polo Scientifico Didattico di Terni, UniPg

Generatività
Prof. Cristina Montesi, Dip. Economia Polo Scientifico Didattico di Terni, UniPg

h 16.00
Amministrare l’ambiente: semplificazione, trasparenza, efficienza in epoca 4.0
Ing. Giuseppe Magro, Qcumber Project/IAIA

h 16.30
I cittadini consum-attori nella nuova economia in epoca 4.0
Ing. Giovanni Battista Costa, Presidente NExT – Nuova Economia per Tutti

h 17.00
Città e Territori tra Smart e Disruptive in epoca 4.0
Prof. Giuseppe Longhi, IUAV

h 17.30
Il lavoro in epoca 4.0
Dr. Marco Bentivogli, Segretario Generale FIM-CISL

h 18.00
L’industria in epoca 4.0 
Dr. Antonio Alunni, AU Fucine Umbre, Presidente Confindustria Umbria

Formazione, networking e collaborazione: fattori cruciali per le aziende interessate all’economia circolare.

Il Presidente AISEC la Dottoressa Eleonora Rizzuto è stata intervistata al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale a Milano lo scorso Ottobre dove era intervenuta per parlare di Economia Circolare e di come le aziende ed i vari stakeholders possano abbracciare a 360 gradi questo nuovo modello di fare business.

Secondo il Presidente, fondatrice di AISEC nel 2014, è giunto il momento, nel contesto Italiano, di fare uno scatto in avanti verso un nuovo modello di fare economia che differisce da quello tradizionale lineare. L’obiettivo primario di AISEC è sempre stato quello di creare un networking forte fra le imprese e le cooperative locali e territoriali di modo da creare awareness su tale tematica ed accompagnarle passo dopo passo in questa transizione.

La dottoressa inoltre aggiunge: “Secondo da quanto è emerso dal primo quaderno di economia circolare – che ha raccolto la testimonianza di centinaia di aziende – ci siamo resi conto che c’è bisogno di formazione e di far capire che parliamo di un modello integrato e di un nuovo modo di produrre“.

“L’attività di formazione è un aspetto fondamentale” – continua Il Presidente AISEC – “e noi come AISEC ci poniamo come obiettivo quello di offrire formazione sul concetto di economia circolare e sulle modalità pratiche, operative e progettuali alle imprese che vogliono adottare tale modello

Segui l’intervista integrale per scoprire quali altri punti sono stati affrontati dalla Dottoressa Rizzuto sul concetto di economia circolare. Per saperne di più sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

L’economia circolare nel contesto delle aziende italiane

Di Eleonora Rizzuto
  
Cresce l’interesse delle imprese verso il modello economico a favore dell’ambiente, ma la risposta pratica rimane ancora timida, collocando il mondo imprenditoriale italiano agli ultimi posti in Europa per numero di casi concreti.
Luglio-Agosto 2017

Il passaggio da una “economia lineare”, basata sulla creazione, fruizione e smaltimento del prodotto, ad una “economia circolare”, che estenda la vita di beni e risorse tramite la rigenerazione, il riuso e l’utilizzo di materie prime riciclate, si sta rivelando un modus operandi che favorisce il rispetto dell’ambiente e anche la competitività aziendale.

La recente pubblicazione del “Quaderno Italiano di Economia Circolare” a cura di Aisec – Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare, in collaborazione con Altis e Bureau Veritas Italia, rivela l’importanza del modello e l’interesse crescente delle Imprese italiane seppur restando agli ultimi posti in Europa per numero di casi concreti.

Fare di necessità virtù, riuscire a trasformare un esubero o un rifiuto in una “risorsa”, pensare un prodotto in chiave rigenerativa: questi i cardini principali dell’economia circolare, il modello di sviluppo che abbandona il modello dell’uso e rifiuto senza creazione di valore, e che mira a chiudere i cicli. Non solo il riuso, ma anche differenziare, riciclare e, soprattutto, pensare e progettare i prodotti in modo tale che, una volta arrivati a fine ciclo vita, possano essere facilmente disassemblati, riciclati, o riutilizzati per altri fini.

L’idea dell’economia circolare si è progressivamente evoluta e allargata e oggi riguarda molti settori merceologici; il comparto dell’energia risulta essere tra i primi in grado di guidare l’intero processo in quanto si dota di fonti di energia rinnovabile, fulcro dell’economia circolare; inoltre, attraverso progetti che riguardano la risorsa più importante del pianeta terra, l’acqua, le aziende di questo settore soprattutto del Nord Europa, pongono al centro un binomio imprescindibile, acqua ed energia, essendo l’acqua la più antica e più sfruttata fonte di energia rinnovabile. Ma molti altri casi li ricaviamo dalla manifattura artigianale e di alta gamma, dal settore delle ceramiche e materiali edili, dalla cosmesi, dall’industria automobilistica ed infine dal settore degli imballaggi.

Ma qual è la risposta delle imprese italiane?

I risultati dell’inchiesta sono stati pubblicati nel “Quaderno Italiano di Economia Circolare” www.aisec-economiacircolare.org ed evidenziano l’interesse crescente delle imprese verso il modello economico pur essendo ancora timida la risposta in casi concreti. Infatti il questionario su cui si basa il Quaderno è stato somministrato a circa 30mila imprese, di cui 1000 hanno iniziato a rispondere ai quesiti, mentre solo il 12% di queste è giunta a completare il questionario per intero. Il dato mostra senz’altro un forte interesse nei confronti del tema (l’iniziale risposta positiva al questionario) ma poi poche aziende hanno potuto far fronte alle domande più tecniche delle sezioni 2 e 3, mostrando ancora difficoltà nella pratica di soluzioni concrete in chiave di economia circolare.

Dal punto di vista territoriale, ogni Regione d’Italia è stata ben rappresentata rispondendo al questionario almeno un’impresa, ad eccezione della Valle D’Aosta. La regione Lombardia con 33,93% delle imprese è quella col maggior numero di quesiti completati, seguita da Lazio 12,5% ed Emilia Romagna 8,04%.

Il questionario somministrato alle aziende è stato strutturato in quattro macro sezioni: la prima ha riguardato le informazioni generali significative dell’Azienda; la seconda ha risposto all’esigenza di entrare in modo pratico nel tema trattato. L’analisi verteva su se e come l’azienda abbia adottato il modello di economia circolare, quali siano le pratiche in atto, quali siano le difficoltà riscontrate e, infine, come sia possibile diffondere e implementare la formazione specifica sul tema dell’economia circolare; la terza sezione ha analizzato alcuni indicatori di circolarità prendendo in considerazione diversi parametri per identificare le performance aziendali e gli strumenti adottati per aumentare l’efficienza, l’innovazione e la sostenibilità sul medio-lungo periodo.
Nello specifico i quesiti hanno riguardato le modalità di monitoraggio delle fonti di energia e dei consumi energetici al fine di ridurre le emissioni; l’adozione/l’utilizzo di un sistema per la valorizzazione di rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde al fine di implementarne il riutilizzo; 
la valutazione di partnership con altri soggetti della filiera produttiva; 
lo studio Lca (Life-Cicle Assessment) su prodotti differenti; la quarta e ultima sezione ha esplorato le aspettative delle aziende, in relazione alle iniziative che sarebbero auspicabili per favorire l’ulteriore diffusione di una cultura orientata all’economia circolare e la realizzazione di iniziative e progetti dedicati.

In questa sezione sono emersi commenti e valutazioni forse utili ai decisori politici del nostro Paese, affinché pongano le basi solide per un reale cambiamento e promuovano un deciso cambio di passo; oggi infatti le dinamiche di sviluppo del modello di economia circolare si basano esclusivamente su processi aziendali di tipo volontaristico, rappresentando spesso una scommessa isolata di qualche imprenditore illuminato ma che rischia di restare fine a se stessa se non si interviene con un sistema premiante. Basterebbe dare un’occhiata agli incentivi previsti nelle economie dell’Europa del Nord, partendo dalla vicina Francia, per rendersi conto dei benefici che se ne traggono sia in chiave ambientale, sociale che economica per i singoli Paesi e per le Aziende.

Presentato il Quaderno Italiano di Economia Circolare

Di Michael Ceruti

AISEC, insieme a Bureau Veritas Italia ed Altis (Universita’ Cattolica del Sacro Cuore), ha presentato lo scorso Maggio il primo Quaderno Italiano di Economia Circolare. L’idea di realizzare questo Quaderno  nasce dalla volonta’ di contribuire alla diffusione di una cultura aziendale orientata all’economia circolare ed all’approfondimento delle strategie e modalita’ attraverso cui quest’ultima puo’ essere messa in atto dalle imprese.

Per rendere possibile la transizione da un tipo di economia lineare ad una circolare, le imprese essendo le protagoniste principali giocano un ruolo di primaria importanza, in quanto sono chiamate a rivedere i propri processi produttivi e modelli di fare business al fine di minimizzare l’utilizzo di nuove risorse ed estendere la vita utile di quelle gia’ in uso. Il crescente impegno delle aziende nell’economia circolare e’ anche promosso dal contesto normativo a livello sia europeo che italiano: negli ultimi anni sono stati numeosi gli interventi volti a sostenere il superamento del tradizionale modello di produzione lineare: Infatti l’italia si dimostra piu’ che pronta ad affrontare tale sfida grazie, in particolare, alle diverse misure intraprese con la Legge 221 e con la “Green Act”, attualmente in elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente.

Il Quaderno inoltre presenta i dati relativi alla ricerca condotta nei primi mesi del 2017 su un campione di 122 imprese, volta a comprendere se e in che misura l’economia circolare si sta affermando e diffondendo in Italia. I risultati sottolineano come le imprese abbiano voglia di cambiare ed impegnarsi nella trasformazione dei propri metodi di lavoro a favore di modalita’ circolari: infatti il 91.7% degli intervistati dichiara che sia ormai una necessita’ quella di passare ad un modello di economia circolare mentre il 63.4% afferma che tale concetto si e’ ormai consolidato all’interno della propria policy aziendale.

Per scoprire ulteriori risultati ed approfondire il tema dell’economia circolare in Italia e quali strategie le aziende stanno adottando, consulta il Quaderno Italiano di Economia Circolare presente nella nostra sezione “Approfondimenti”

SDG 12: Interviste ad Eleonora Rizzuto e Valentino Bobbio sui nuovi modelli di produzione e consumo responsabili.

Di Michael Ceruti

In questa audio-intervista a cura di Ruggero Po, Eleonora Rizzuto, Presidente AISEC e Valentino Bobbio, Segreataio Generale di Next,  discutono su come garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. La Dottoressa Rizzuto analizza il livello di sensibilità nei confronti dell’economia circolare da parte di imprese, mondo della ricerca ed istituzioni, soffermandosi in particolare sul settore delle imprese per indicare cosa possono fare coloro che avviano un nuovo investimento e coloro che portano avanti un’attività già da anni.

Il Dottor Bobbio invece spiega cosa può fare il consumatore per indurre l’industria a produrre in modo più responsabile e nel rispetto dell’economia circolare. Inoltre, affronta il problema della difficoltà dei consumatori a sapere, quando fanno la spesa, se l’azienda produce effettivamente in maniera responsabile, raccontando dell’idea di creare un portale per imprese e cittadini per andare incontro al consumatore. Entrambi concludono sui vantaggi per le imprese a produrre in maniera responsabile e di come il cittadino può contribuire alla produzione responsabile e che cosa può fare l’Italia in merito alla riduzione dei rifiuti.

Per saperne di più, ascolta l’intervista integrale pubblicata nella nostra sezione Approfondimenti. (http://www.aisec-economiacircolare.org/articoli/?preview_id=7889&preview_nonce=b3cc85f730&_thumbnail_id=-1&preview=true)

Presentazione del Quaderno Italiano di Economia Circolare: Le Imprese a confronto


Di Michael Ceruti

AISEC e Bureau Veritas Italia, con la partecipazione di ALTIS, presentano il quaderno ”Economia circolare in Italia: crescere tra sostenibilità, innovazione e competitività”, frutto di una survey che mette in luce lo stato dell’arte dell’Economia Circolare in Italia e ne promuove il dibattito per favorire una crescita sostenibile, innovativa e creativa.
Il seminario avrà luogo il 26 maggio, a partire dalle ore 14.00, presso Sala degli Stucchi – SV013, Università Cattolica ALTIS, via San Vittore 18, a Milano. La partecipazione è gratuita previa registrazione online

Il World Business Council for Sustainable Development ha stilato una guida pratica che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. E avverte: «Non farlo potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine»

Non integrare gli Sdgs nelle strategie d’impresa potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine. Lo rileva il World Business Council for Sustainable Development che ha deciso di stilare una guida pratica  (CEO-Guide-to-the-SDGs_INTERACTIVE )che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. In altri termini, le imprese dovrebbero riuscire a usare gli Sdgs come lenti attraverso le quali tradurre i bisogni globali in soluzioni di business, sbloccando risorse e posti di lavoro. E le soluzioni in chiave di Economia Circolare sono ai primissimi posti.

«Queste soluzioni – spiega il Wbcsd nella guida – permetteranno alle società di gestire meglio i propri rischi, anticipare la domanda dei consumatori e costruire posizioni nei mercati in crescita, assicurarsi l’accesso alle risorse necessarie e rafforzare la supply chain, contribuendo allo stesso tempo al raggiungimento globale degli Sdgs». Anche perché, il messaggio è chiaro, gli Sdgs non potranno essere realizzati senza l’engagement del mondo imprenditoriale. «Il settore privato – dice il Wbcsd – ha un ruolo critico da giocare come fonte finanziaria, come driver di innovazione e sviluppo tecnologico, e come motore chiave per la crescita economica e l’occupazione».

E’ Grape Leather la prima start-up Italiana vincitrice del Global Change Award

Di Michael Ceruti

L’Italia vanta nel mondo diversi primati e da oggi ne potrà aggiungere uno in più alla sua bacheca; Infatti è tutto italiano il team vincitore della seconda edizione del Global Change Award 2016, il prestigioso contest lanciato dalla H&M Foundation e rivolto a premiare aziende e progetti che intraprendono nuovi modelli di business e di sviluppo a favore dell’ambiente e dell’economia circolare.

Grape Leather, il nome della Start-Up formata e guidata da Rossella Longobardo, ha presentato l’iniziativa Wineleather che consiste nella creazione di una pelle 100% vegetale ottenuta dagli scarti della vinificazione. << Abbiamo creato e brevettato un innovativo processo produttivo – spiega Tessitore ideatore di Wineleather al Sole 24 Ore- che trasforma le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia in un materiale ecologico con le stesse caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali di una pelle>>. Questo innovativo procedimento, che non impiega prodotti chimici e limita al massimo gli sprechi,  risulta essere un passo cruciale per quanto riguarda la transizione dall’economia lineare a quella circolare nel settore della pelletteria.

Il Global Change Award aveva stanziato una somma di 1 milione di euro da suddividere tra i primi cinque classificati. Per i team premiati ora inizia un anno d’incubazione e di consulenza fornito dall’H&M Foundation, in collaborazione con Accenture e Kth Real Institute of Technology di Stoccolma. Il programma aiuterà i vincitori a sviluppare le loro idee, concentrandosi su tre aree principali: economia circolare, innovazione e network nell’industria della moda.

Sono diverse ormai nel mondo le start up impegnate nel produrre pelli e tessuti vegetali riciclando gli scarti alimentari. Tra queste è opportuno citare Orange Fiber che come Wineleather è un’ iniziativa totalmente made in Italy  che crea tessuti dagli scarti delle arance.  L’idea che il materiale destinato allo smaltimento possa essere trasformato in un nuovo prodotto è alla base della filosofia di H&M e dell’economia circolare rappresentando una chiave di volta per un futuro all’insegna della sostenibilità e della green economy.

L’industria della moda è uno dei settori più inquinanti al mondo secondo solo a quello dei combustibili fossili. L’attenzione dei consumatori verso prodoti più sostenibili quindi richiede di ricostruire e rivedere l’intera catena del valore della moda e per le aziende un nuovo modo di fare business che diventi più sostenibile. Il Global Change Awards è la prima iniziativa di questo genere nella moda nella speranza che questo servi da esempio e stimolo allo sviluppo di progetti innovativi che possano così contribuire alla costruzione di un futuro sostenibile e di un modello di economia circolare.

L’Economia Circolare: nuova frontiera per la Responsabilità Sociale d’Impresa

di Eleonora Rizzuto

La responsabilità sociale di impresa (Corporate social responsibility – Csr) è quel comportamento responsabile che l’impresa mostra verso i suoi stakeholder, ovvero verso soggetti, individuali o collettivi, portatori di interessi verso l’impresa con i quali quest’ultima interagisce direttamente o indirettamente: lavoratori, fornitori, consumatori, istituzioni, pubblica amministrazione, sindacati, tutti attori del territorio e dell’ambiente di riferimento.

Secondo questo approccio, un’impresa è socialmente responsabile se e quando agisce in modo da coniugare i propri interessi e quelli di tutte le parti interessate o legate ad essa. Il comportamento socialmente responsabile di un’impresa, dunque, si riverbera in primis nel rispetto delle norme e regole relative alla dimensione del lavoro, all’ambiente e della sua sostenibilità, al rapporto clienti-fornitori, alle strategie di gestione d’impresa, al rapporto con i lavoratori e con i consumatori. Ma può andare anche oltre talvolta. Spesso la CSR può rappresentare una leva importante di rinnovamento e di innovazione anche tecnologica, quando essa coniuga processi e modalità che intaccano direttamente le produzioni.Ma in che modo si concretizza tutto questo?

La sfida per la costruzione di “un’altra economia” attribuisce alle imprese un ruolo di attore sociale inedito quanto fondamentale per poter creare nuovi valori accanto a quello economico.

La transizione verso un nuovo modello industriale è già partita e molto sta cambiando all’interno delle imprese: anche chi fino a qualche anno fa assisteva un po’ scettico al cambiamento, oggi non la pensa più così. I consumatori stessi chiedono prodotti ove sia chiara la tracciabilità e quindi vogliono conoscere se l’azienda che produce rispetti l’ambiente e non impieghi manodopera in nero.  Quando molti di noi più dieci anni fa hanno lasciato i rispettivi lavori investendo pioneristicamente nello sviluppo sostenibile, si aveva di fronte una strada solo in salita e molto ripida. Parafrasando il linguaggio calcistico, si aveva l’impressione di giocare sempre partite diverse, sempre fuori casa e senza arbitro. La sostenibilità sociale ed ambientale ha in sé elementi importanti che conducono a sedare i conflitti, a costipare la forza detonatrice degli interessi contrapposti, passando attraverso un nuovo modo di tessere le relazioni tra datore di lavoro e lavoratore, tra impresa produttrice e acquirente-cliente, tra impresa che consuma materie prime e le re-immette in circolo attraverso il riciclo e così via. Si torna a dialogare su piattaforme comuni, in grado di aggregare e non di dividere. In gioco c’è la stessa sopravvivenza dell’intero Eco-Sistema ambientale e sociale. Il profitto può essere re-investito in Sostenibilità e ciò, per la prima volta, a beneficio di tutti gli attori; al contrario, la compresenza di interessi contrapposti è fondamentale per garantire il pieno equilibrio dei tre ambiti in cui la Sostenibilità si sostanzia: la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Se si vuole affrontare la transizione della CSR verso un modello concreto di sviluppo sostenibile, non si può non citare l’economia circolare anche come fattore di crescita della domanda di lavoro.

La definizione di “economia circolare” ha fatto la sua prima comparsa a metà degli anni ’70 all’interno di un rapporto presentato alla Commissione europea. Il concetto che sta alla base e che segna un distacco netto dalle dinamiche dell’economia tradizionale è la non linearità dei processi che assumono quindi una dimensione “rigenerativa”, in assoluta identità con i cicli di vita biologici presenti in natura in grado di recuperare materia viva anche a fine vita. Tale modello si è diffuso molto a livello mondiale entrando, di fatto, nelle politiche di sviluppo di molti Paesi, dando anche vita ad azioni preventive come la progettazione dei prodotti di consumo in modo da renderli più idonei al disassemblaggio e al recupero di materiale.

La crescente consapevolezza dei gravi danni causati dalle attività umane all’ecosistema del nostro pianeta e la presa di coscienza della necessità di assumere come fondativi elementi quali la difesa dell’ambiente naturale e della biodiversità e la tutela delle comunità, ha gradualmente portato all’elaborazione di nuove concezioni di sviluppo che superano i concetti alla base della cosiddetta economia lineare, nell’ottica di una piena sostenibilità economica, ambientale e sociale, nell’assunto che se solo una di queste componenti fallisce, decade l’intero sistema.

L’ Economia Circolare è, quindi, un modello economico che va al di là dei meri perimetri aziendali e che implica modifiche profonde di processo importanti non solo all’interno delle aziende che vogliano dotarsi di tale modello ma anche nelle relazioni tra gli attori citati.

Nel microcosmo aziendale, che è in grado di incidere anche su un piano macroeconomico, si rispettano tre assiomi: il primo incide profondamente nella produzione e implica talvolta grandi investimenti in ricerca e sviluppo nella determinazione di una versione del prodotto e del suo packaging in chiave di riutilizzo (l’eco-concezione del prodotto); il secondo aspetto risiede nel ricorso esclusivo ad energie rinnovabili; il terzo deve naturalmente riguardare la propensione a minimizzare gli scarti di produzione, con l’obiettivo dei rifiuti zero. Si comprende facilmente come questi tre obiettivi coinvolgano concretamente l’azienda, i lavoratori, i sindacati, i consumatori, le istituzioni e in grande misura le università ed i centri di ricerca per le necessarie soluzioni innovative di prodotto.