Category Archives: Comunità Europea

6 consigli per rendere la tua impresa circolare e sostenibile

Di Michael Ceruti

Economia Circolare: due parole, un concetto per introdurre un nuovo paradigma che ultimamente sembra essere molto in voga e sulla bocca di tutti. Come ogni buona tendenza che si rispetti anche l’Economia Circolare è stata figlia di numerose definizioni, critiche, commenti e dibattiti. Ma siamo sicuri che sia corretto definire l’Economia Circolare come una nuova tendenza? La risposta è piuttosto semplice: No. Essa infatti non solo rappresenta una necessità ma anche un’ opportunità incredibile per chi è interessato a massimizzare i propri ricavi nel più totale rispetto dell’ambiente e della società.

Nel digitare “Economia circolare definizione” su Google notiamo come l’ormai noto motore di ricerca ci mette a disposizione oltre 431.000 risultati provenienti dalle fonti più diversificate. Pur se non vi è un consenso unanime intorno alla definizione di Economia Circolare, il quadro in cui si è sviluppata e il coinvolgimento di tutti gli attori dell’attività economica ci fanno capire come sia molto limitata e sostanzialmente errata la definizione che danno alcuni, compresi buona parte dei media, dell’economia circolare come di una sorta di semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti.

La definizione ad oggi più conosciuta è quella data dalla Ellen Macarthur Foundation, la quale considera l’Economia Circolare come: “Un modello economico concepito ad essere rigenerativo nel quale i prodotti sono disegnati, concepiti e progettati a monte per essere di lunga durata e facilmente riutilizzabili, rigenerati e rifabbricati ed in ultima istanza riciclati”.

L’ADEME (l’Agenzia Francese per l’Ambiente e l’Energia) invece definisce l’Economia Circolare come “un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gi stadi del ciclo di vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e a diminuire l’impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone.

Il segreto della transizione dall’attuale modello economico lineare verso quello dell’ Economia Circolare sta nella partecipazione, impegno ed ingegno di diversi gruppi di persone. La ferocia competizione abbinata  alla crescente pressione sulle risorse naturali, la promulgazione dei 17 Obiettivi ONU dello Sviluppo Sostenibile (SDGs) e la presenza sempre più maggiore di consumatori attenti e sensibili agli impatti ambientali e sociali causate dalle imprese, mostrano come il “business as usual” dell’economia lineare fino ad ora utilizzato sia destinato presto a fallire. Questa consapevolezza sta spingendo le aziende a riconsiderare e ripensare il proprio modo di fare business.

Tutte le strade portano a Roma: utilizzando questo famoso proverbio come similitudine, anche le imprese hanno la possibilità di scegliere una o più vie (strade) per facilitare tale passaggio verso nuovi modelli d’impresa più circolari. Ma se si volesse intraprendere questo percorso, quali sarebbero gli step da seguire?

Abbiamo individuato sei fattori chiave che hanno la capacità di rendere il proprio business più circolare e sostenibile:

1- Forniture o acquisti sostenibili: sviluppare la capacità di provvedere a forniture di risorse provenienti da fonti rinnovabili, da riuso e da materiali riciclati, riciclabili o biodegradabili;
2- Recupero, riuso e riciclo delle risorse: ritirare il proprio prodotto giunto alla fine di un ciclo di vita per reimpiegarlo nuovamente;
3- Estensione della durata del prodotto:commercializzare prodotti pensati per durare a lungo nel tempo;
4- Piattaforme di condivisione: grazie ad una digitalizzazione sempre più avanzata, moltiplicare le piattaforme di collaborazione tra gli utenti per gruppi di prodotti;
5- Dal prodotto al servizio: adottare tale modello di business che negli ultimi anni è stato adottato per auto, apparecchi IT, musica e film in streaming, attrezzature sportive e diffonderlo anche in altri comparti come abbigliamento, arredamento, oggettistica, giocattoli e imballaggi.
6- Simbiosi Industriale: creare una simbiosi industriale cercando di disegnare un sistema caratterizzato da rapporti di interdipendenza funzionale in cui i prodotti di scarto di una linea di lavoro diventano un prezioso input per le altre linee. In questo modo si viene a configurare un sistema produttivo circolare, in cui scompare il tradizionale concetto di rifiuto.

Con il Quaderno Italiano di Economia Circolare realizzato da AISEC, la Nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” ed il documento “Verso un Modello di Economia Circolare per l’Italia” di recente finalizzate e pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare e del Territorio, si sono create le condizioni ideali per le imprese italiane per fare questo scatto in avanti ed accogliere nella propria visione, strategia e modo di fare business i principi dell’Economia Circolare cosi da poter valorizzare al meglio il Made in Italy, l’ambiente con le sue risorse ed il ruolo delle Piccole e Medie Imprese (PMI).

Per saperne di più sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

Economia del 21esimo Secolo? Ritornare ai principi di circolarità dell’Impero Romano.

Di Michael Ceruti

Qualche anno fa’ la nota rivista americana di divulgazione scientifica “Scientific American ha elaborato un bellissimo grafico per mostrare al mondo la situazione passata, presente e futura di molte risorse naturali messe a disposizione dal nostro pianeta. Come potrete già immaginare le previsioni e le stime proposte dal magazine non sono di certo molto confortanti. Infatti, basandosi sui ritmi attuali e future di sfruttamento ed inquinamento delle risorse naturali, principalmente causate da un modello di economia tradizionale insostenibile, i risultati mostrano come per alcune risorse l’esaurimento previsto è ben più vicino di quanto potessimo immaginare. Eccone di seguito alcuni esempi:

Indio: Esaurimento previsto 2028. L’ossido di indio è un conduttore a film sottile utilizzato per creare gli schermi per i telefonini, TV e computer

Argento: Esaurimento previsto per il 2029. Agli attuali livelli di consumo, gli restano circa 19 anni di vita ma se riciclato, il suo utilizzo può protrarsi ancora per qualche decennio

Oro: Esaurimento previsto per il 2030.

Rame: Esaurimento previsto per il 2044. l rame è utilizzato in quasi tutte le componenti delle infrastrutture: dai tubi alle apparecchiature elettriche. Il quantitativo delle riserve note al momento è pari a 540 milioni di tonnellate ma recenti lavori geologici in Sud America indicano che ci potrebbero essere ulteriori 1,3 miliardi di tonnellate di rame nascosti nelle montagne delle Ande. Insomma, almeno un altro trentennio lo abbiamo garantito.

Petrolio: Esaurimento previsto per il 2050.

Carbone: Esaurimento previsto per il 2072.

Per esaurimento la prestigiosa rivista non solo intende la fine fisica della risorsa naturale ma anche e soprattutto la progressiva difficoltà di estrazione e scoperta di nuovi giacimenti. In un pianeta dove le risorse naturali e le materie prime si trovano in quantità sempre più limitate poiché non rinnovabili, la loro estrazione e reperibilità diventa man mano sempre più difficile e costosa sia per l’ambiente, la società e l’economia. Queste stesse risorse sono sempre più sotto pressione a causa di diversi fattori tra cui:

  • Crescita esponenziale della popolazione mondiale
  • Aumento della domanda e consumo delle risorse precedentemente elencate
  • Aumento delle diseguaglianze nelle nazioni meno ricche

Secondo l’OCSE, la classe media globale raddoppierà entro il 2030, comportando non solo un aumento dei consumi ma anche dei rifiuti. Per ovviare a questa situazione alquanto critica saremo sempre più obbligati a ripensare al nostro sistema economico, al nostro modo di produrre e di consumare ed al nostro modo di vivere e pensare. Quindi la domanda sorge spontanea: Cosa possiamo fare?

Si tramanda che ai tempi dell’impero romano venivano utilizzate numerose espressioni e termini come  Senatus Populus Que Romanus” o Roma Caput Mundi” tra le più famose, ed alcune forse meno altisonanti ma allo stesso tempo importanti come la parola Circularis (in italiano Circolare).  Tale parola veniva usata dagli antichi romani per descrivere la forma del sole, della luna piena e il pancione delle mogli in cinte. Veniva anche utilizzata per esempio dai comandanti nelle strategie di guerra per spiegare alle proprie truppe di formare un circolo intorno all’esercito nemico prima di  sferrare il feroce attacco. Ma soprattutto il termine “circolare” veniva usato dai filosofi romani per descrivere il significato celato dietro a ciò che veniva osservato in natura: Essi infatti per spiegare i numerosi fenomeni naturali (come la nascita e la morte di una pianta o la successione delle stagioni), introdussero il concetto di “Circolo della vita” riferendosi all’idea che tutto ciò che nasce alla fine muore per poi poter rinascere nella stessa forma e condizione in una sequenza continua che sembra non avere mai fine.

Questa visione circolare sviluppata dai nostri antenati fu alterata e completamente stravolta dalla Rivoluzione Industriale, responsabile della creazione di un tipo di economia, oggi definita “lineare”, la quale seguendo il modello dell’ “estrai, produci, consumi e getta” è riuscita a plasmare il nostro modo di produrre, consumare e pensare. Se da una parte questo modello economico ha consentito una rapida crescita e prosperità, dall’altra ha creato vaste conseguenze sia sul piano ambientale che sociale: dai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità, dalla crescente pressione sulle risorse naturali fino alle più grandi crisi finanziarie causate principalmente dalla volatilità dei prezzi ed accessibilità di numerose risorse naturali.

Oggi, globalmente, consumiamo risorse e generiamo rifiuti come se avessimo a disposizione non un solo pianeta, ma più di un pianeta e mezzo. Questo ha comportato una forte crescita della domanda di risorse naturali finite, evidenziando così dei significativi limiti dell’economia lineare. Se a questo aggiungessimo che il 60% degli scarti in Europa finisce nelle discariche o negli inceneritori (purtroppo solo il 40% viene riciclato o riutilizzato), che mediamente un auto in Europa resta parcheggiata per il 92% del tempo, che il 31% dei generi alimentari vengono sprecati lungo la catena produttiva e che gli uffici vengono utilizzati solamente il 35-50% del tempo capiamo come tale sistema non solo risulta essere inefficiente sotto tutti i punti di vista ma anche altamente costoso al livello sociale. Prendendo l’Europa come esempio, l’economia lineare ci costa un totale di 7.200 miliardi di euro l’anno diviso in:

1.800 miliardi di euro dovuti ai costi effettivi delle risorse utilizzate, consumate e gettate

3,400 miliardi di euro dovuti alle spese legate alle inefficienze come quelle precedentemente elencate sostenute da famiglie e governi

2,000 miliardi d euro dovuti a tutti gli impatti ed esternalità legate ad esempio al trasporto, all’inquinamento atmosferico e a quello acustico, perdita di biodiversità etc.

Da questi limiti e costi, quindi, emerge la necessita di ritornare alle tradizioni, un po’ come ai tempi dei saggi antichi romani, ed instaurare un modello economico che sia completamente diverso e che possa dare risposte concrete e soluzioni a tali problematiche.  Il percorso che si dovrà sempre più seguire è quello dell’ Economia Circolare. Tale sistema economico di produzione e scambio mira, lungo tutti gli stadi del ciclo di vita del prodotto, ad aumentare l’efficienza dell’utilizzazione delle risorse andando a diminuire l’impatto ambientale e sviluppando allo stesso tempo il benessere sociale e delle imprese.

Questo significa che l’economia circolare propone il superamento del modello lineare prendendo in conto il flusso materiale nel ciclo di produzione e consumo con un utilizzo razionale delle risorse naturali col fine di garantire uno sviluppo sostenibile nel tempo. Molti interpretano erroneamente il concetto di economia circolare come se fosse un semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti: nonostante questo aspetto sia considerato ed affrontato, nella realtà tale modello risulta essere più complesso, prevedendo non tanto di “fare di più con meno” ma, piuttosto, di fare di più con ciò di cui già disponiamo.

Tale modo di pensare è anche raccolto ed espresso nei 6 principi dell’economia circolare che possono essere cosi riassunti:

  • Utilizzare fonti energetiche rinnovabili
  • Minimizzare, tracciare ed eliminare l’uso di sostanze dannose per l’ambiente
  • Ridurre quanto più possibile il prelievo di risorse/materie vergini dai diversi ecosistemi e ridurre la produzione di rifiuti e sprechi
  • Facilitare il riuso, la riconversione, la rigenerazione dei prodotti e dei materiali al loro interno
  • Nuovi modelli di investimento e gestione finanziaria e ricostruzione del capitale naturale, umano e sociale
  • Modifiche dei comportamenti individuali verso pratiche più sostenibili

Perseguire i principi dell’economia circolare rappresenta una grandissima opportunità per creare nuovi modelli d’impresa. Per valutare le possibili soluzioni percorribili sarà necessario passare da una logica di approccio lineare ad uno circolare mettendo talvolta in discussione i modelli di business sino ad oggi perseguiti e confrontandosi con le nuove richieste di mercato.

In questo modello che pone la sostenibilità al centro del sistema in cui i prodotti di scarto ed i rifiuti non esistono o sono minimi e nel quale le risorse vengono costantemente riutilizzate cercando di mantenere lo stesso valore iniziale, si genererebbero per l’economia del vecchio continente un risparmio in termini di costi di produzione ed utilizzo delle risorse di base pari a 1,800 miliardi di euro l’anno. Questo si tradurrebbe tra l’altro in una crescita del PIL fino a 7 punti percentuali con importanti conseguenze sui livelli di occupazione ed un aumento del reddito disponibile per le famiglie europee dell’11% rispetto allo sviluppo attuale.  Infine si stima che in Europa grazie alle nuove tecnologie, innovazioni e materiali l’economia circolare sarebbe in grado di aumentare fino al 3% la produttività delle risorse ad oggi utilizzate.

Infine l’implementazione dell’economia circolare comporta anche una ridefinizione, sul piano concettuale, di un nuovo modello di sviluppo che vada oltre al concetto del “PIL” ovvero basato unicamente su una crescita quantitativa, ma che si focalizzi e punti sempre di più a quella quantitativa. L’approccio sistemico ed olistico dell’economia circolare comporta anche la riconsiderazione del concetto di crescita che deve essere:

1) Intelligente, mediante lo sviluppo di un’economia basato sulla conoscenza, la ricerca e l’innovazione

2) Sostenibile, ovvero più efficiente nell’uso delle risorse, più “verde e più competitiva

3) Inclusiva, ovvero che promuova politiche per l’occupazione e la riduzione della povertà.

Le numerose pubblicazioni, ricerche e sondaggi mostrano come sia sempre più necessario ed auspicabile questa transizione dall’economia lineare a quella circolare.  Segnali incoraggianti di tale passaggio si stanno già delineando sia nel settore pubblico che quello privato anche se maggiore collaborazione fra i diversi stakeholders sarà richiesta in futuro per oliare ed avviare il motore della nuova economia del 21esimo secolo.

Approvata la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenbile

di Michael Ceruti

Nella seduta del 22 Dicembre 2017, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha approvato la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) che era stato presentato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 02 Ottobre 2017.

La Strategia, che rappresenta il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata nel 2015 dall’ONU,  intende disegnare una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità, quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese.

Il presente documento è considerato sia come un aggiornamento della precedente “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010” sia come uno strumento per inquadrare la stessa nel più ampio contesto di sostenibilità economico-sociale delineato dall’Agenda 2030. L’accordo di Parigi sul clima è stato firmato da 175 Paesi con l’ Italia che lo ha ratificato il 27 Ottobre 2016 giusto in tempo per l’inizio della Cop22 in Marocco. L’Agenda 2030 rappresenta la chiave di volta per uno sviluppo del pianeta rispettoso delle persone e dell’ambiente, incentrato sulla pace e sulla collaborazione, capace di rilanciare anche a livello nazionale lo sviluppo sostenibile, nell’ambito di quattro principi guida:

  • Integrazione
  • Universalità
  • Inclusione
  • Trasformazione

Già nel prossimo quinquennio, l’obiettivo primario della Strategia sarà quello di migliorare le condizioni di benessere socio-economico che caratterizzano il nostro Paese: ridurre povertà, disuguaglianze, discriminazione e disoccupazione (soprattutto femminile e giovanile); assicurare la sostenibilità ambientale; ricreare la fiducia nelle istituzioni; rafforzare le opportunità di crescita professionale, studio, formazione; restituire competitività alle imprese attraverso una quarta rivoluzione industriale basata su tecnologie innovative e sostenibili.

E per quanto riguarda l’Economia Circolare, quali step prevede il Documento?

Bisogna inanzitutto sottolineare che sia la stesura della Strategia che la sua approvazione da parte del CIPE, sono il risultato di una profonda consultazione tra i vari stakeholders ed esperti del settore, che ha portato alla luce anche la pubblicazione del documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia – Documento di inquadramento e posizionamento strategico”.

La Strategia pone come modello di riferimento quello dell’Economia Circolare caratterizzato da basse emissioni di CO2 e resiliente ai cambiamenti climatici, alla perdità di biodiversità, alla modificazione dei cicli biogeochimici fondamentali (quali carbonio, azoto, fosforo) ed ai cambiamenti nell’utilizzo del suolo. Sono queste le principali aree strategiche, in particolare ambientali su cui la nuova Strategia intende intervenire.

Per raggiungere il successo sperato nel lungo periodo, il SNSvS dovrà stimolare e favorire l’utilizzo di modelli di produzione e consumo sostenibili e circolari. L’Economia Circolare è un paradigma che ha valenza non solo ambientale (in termini di maggiore efficienza delle risorse, eliminazione degli impatti ambientali incompatibili con le capacità auto-rigenerative dei sistemi naturali, chiusura dei cicli materiali di produzione e consumo, eliminazione degli sprechi e riduzione dei rifiuti), ma pone anche le basi per rafforzare l’integrazione tra i tre pilastri dello sviluppo sostenibile. Attraverso la realizzazione di nuovi modelli di produzione, distribuzione e consumo orientati alla sostenibilità, l’Economia Circolare mira, infatti, a stabilire nuove relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di coesione e responsabilità sociale, di accesso equo alle risorse, di rispetto della dignità del lavoro e di inclusione sociale.

Leggi il documento integrale della nuova Strategia (link) per scoprire quali altri punti sono stati affrontati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Per saperne di più invece sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

Presentato il Quaderno Italiano di Economia Circolare

Di Michael Ceruti

AISEC, insieme a Bureau Veritas Italia ed Altis (Universita’ Cattolica del Sacro Cuore), ha presentato lo scorso Maggio il primo Quaderno Italiano di Economia Circolare. L’idea di realizzare questo Quaderno  nasce dalla volonta’ di contribuire alla diffusione di una cultura aziendale orientata all’economia circolare ed all’approfondimento delle strategie e modalita’ attraverso cui quest’ultima puo’ essere messa in atto dalle imprese.

Per rendere possibile la transizione da un tipo di economia lineare ad una circolare, le imprese essendo le protagoniste principali giocano un ruolo di primaria importanza, in quanto sono chiamate a rivedere i propri processi produttivi e modelli di fare business al fine di minimizzare l’utilizzo di nuove risorse ed estendere la vita utile di quelle gia’ in uso. Il crescente impegno delle aziende nell’economia circolare e’ anche promosso dal contesto normativo a livello sia europeo che italiano: negli ultimi anni sono stati numeosi gli interventi volti a sostenere il superamento del tradizionale modello di produzione lineare: Infatti l’italia si dimostra piu’ che pronta ad affrontare tale sfida grazie, in particolare, alle diverse misure intraprese con la Legge 221 e con la “Green Act”, attualmente in elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente.

Il Quaderno inoltre presenta i dati relativi alla ricerca condotta nei primi mesi del 2017 su un campione di 122 imprese, volta a comprendere se e in che misura l’economia circolare si sta affermando e diffondendo in Italia. I risultati sottolineano come le imprese abbiano voglia di cambiare ed impegnarsi nella trasformazione dei propri metodi di lavoro a favore di modalita’ circolari: infatti il 91.7% degli intervistati dichiara che sia ormai una necessita’ quella di passare ad un modello di economia circolare mentre il 63.4% afferma che tale concetto si e’ ormai consolidato all’interno della propria policy aziendale.

Per scoprire ulteriori risultati ed approfondire il tema dell’economia circolare in Italia e quali strategie le aziende stanno adottando, consulta il Quaderno Italiano di Economia Circolare presente nella nostra sezione “Approfondimenti”

Il World Business Council for Sustainable Development ha stilato una guida pratica che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. E avverte: «Non farlo potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine»

Non integrare gli Sdgs nelle strategie d’impresa potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine. Lo rileva il World Business Council for Sustainable Development che ha deciso di stilare una guida pratica  (CEO-Guide-to-the-SDGs_INTERACTIVE )che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. In altri termini, le imprese dovrebbero riuscire a usare gli Sdgs come lenti attraverso le quali tradurre i bisogni globali in soluzioni di business, sbloccando risorse e posti di lavoro. E le soluzioni in chiave di Economia Circolare sono ai primissimi posti.

«Queste soluzioni – spiega il Wbcsd nella guida – permetteranno alle società di gestire meglio i propri rischi, anticipare la domanda dei consumatori e costruire posizioni nei mercati in crescita, assicurarsi l’accesso alle risorse necessarie e rafforzare la supply chain, contribuendo allo stesso tempo al raggiungimento globale degli Sdgs». Anche perché, il messaggio è chiaro, gli Sdgs non potranno essere realizzati senza l’engagement del mondo imprenditoriale. «Il settore privato – dice il Wbcsd – ha un ruolo critico da giocare come fonte finanziaria, come driver di innovazione e sviluppo tecnologico, e come motore chiave per la crescita economica e l’occupazione».

Programma Europeo Urban Innovative Action-Aquila 2017.

Di Michael Ceruti

Si è concluso con successo il workshop tenuto dal 6 all’8 Marzo a l’Aquila e finalizzato all’identificazione e definizione di un progetto innovativo nell’ambito dell’Economia Circolare. L’iniziativa lanciata dal Comune dell’Aquila,  e supportata dalla Scuola di Management non-profit  ASVI Social Change, ha come obiettivo quello di rafforzare il tessuto socio-produttivo della città in linea con l’opportunità di finanziamento del programma europeo Urban Innovative Action (UIA). Alla manifestazione di interesse lanciata dal Comune dell’Aquila  hanno aderito 33 tra pubbliche amministrazioni, associazioni e società di settore che hanno partecipato attivamente ai lavori del workshop dando il proprio contributo nello sviluppare idee innovative e sostenibili.

AISEC ha  risposto all’invito in linea con la sua missione di promuovere e sviluppare progetti fondati sull’economia circolare, che risulti inclusiva e sostenibile ed ha partecipato ai lavori con Egidio Bernini e Michael Ceruti. Gli organizzatori, le istituzioni e tutti gli stakeholders si sono dati appuntamento il 6 Marzo al Palazzo Fibbioni, sede del comune dell’Aquila. Dopo le presentazioni ed il saluto di benvenuto ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale, AISEC ha introdotto ai presenti i principi dell’economia circolare spiegando come il passare da un economia lineare ad una circolare sia un aspetto cruciale se si ha come obiettivo quello di minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente, sulla società e sull’economia. AISEC ha inoltre sottolineato come ci sia il bisogno di enormi sforzi nel superare la concezione dell’economia lineare, così fortemente radicata in noi, per ridurre non solo l’estrazione ed il consumo delle risorse naturali sempre più scarse, ma anche nel proporre una nuova visione del rifiuto che dovrebbe essere considerato non più come uno scarto ma piuttosto come un’opportunità nel generare benefici.

Sotto la guida dell’Ing. Alessio di Carlo coadiuvato da alcuni giovani corsisti del Master Internazionale Project Management for International Cooperation, le giornate si sono strutturate in fasi alterne, passando da sessioni di gruppo composti da 5-7 persone ciascuno, a sessioni in plenaria. Il primo giorno si conclude identificando i problemi, le carenze e le molteplici difficoltà che si sono create in seguito al terremoto, ma si è anche discusso sulle potenziali soluzioni e strategie necessarie per far ripartire il tessuto socio-produttivo aquilano.

Il secondo giorno il workshop si è trasferito dal palazzo Fibbioni alla sede della Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA). Dopo aver riassunto i messaggi chiave discussi nel primo giorno ed aver accorpato le numerose tematiche sotto 5 macroaree, si è passati alla formazione di nuovi gruppi di lavoro, uno per ciascuna delle cinque macroaree identificate: Investimenti, spazio urbano, piattaforma e comunità, piccola e media impresa e governance. Per ogni macroarea si richiedeva ai partecipanti, coadiuvati da facilitatori, di identificare e discutere almeno 3 argomenti innovativi connessi alla tematica dell’economia circolare.

I risultati sono stati finalizzati nel terzo giorno, dove ciascun facilitatore ha illustrato gli argomenti trattati nel proprio gruppo assieme alle diverse idee sviluppate. Per concludere il workshop l’Ing. Di Carlo,  ha raggruppato le proposte e ha tracciato una bozza di progetto che, nelle prossime  settimane verrà finalizzato, formalizzato e presentato prima del 14 di Aprile, data di scadenza del bando europeo.

I saluti ed i ringraziamenti da parte dell’Amministrazione Comunale concludono tre giorni intensi di workshop con la speranza e l’augurio che il lavoro partecipativo di tutti gli stakeholders si traduca nella presentazione di un progetto che ottenga il finanziamento e sia implementato con successo e raggiunga il suo obbiettivo di migliorare il tessuto socio-economico della città.

Per maggiori informazioni sul workshop è possibile consultare il report del Comune dell’Aquila cliccando il seguente link: http://www.comune.laquila.gov.it/pagina1640_programma-uia.html

ECONOMIA CIRCOLARE: confrontarsi con i limiti della crescita economica lineare

UNA STRATEGIA CONCRETA DI SVILUPPO ECONOMICO PER LE IMPRESE CHE PUO’ CAMBIARE IL MODO DI PRODURRE E DI CONSUMARE di Egidio Bernini


Il concetto di “Economia Circolare” si è diffuso da qualche anno e recentemente ha acquistato un notevole impulso differenziandosi da altri concetti simili che ruotano intorno al mondo dello sviluppo sostenibile.
Va subito detto che non vi è una definizione condivisa dell’economia circolare e non è semplicissimo orientarsi tra altri concetti similari che presentano diversi punti in comune e alcune vere e proprie sovrapposizioni, tra i quali i piu’ noti sono:

  • SviluppoSostenibile
  • Green Economy
  • TransizioneEcologica
  • Economiadellafunzionalità
  • Life Cycle Thinking
  • EcologiaIndustriale
  • Responsabilitàestesadelproduttore

In questa sede non si vuole fare un’analisi critica delle analogie e delle differenze[i], ma presentare alcune caratteristiche salienti dell’economia circolare che, a parere di chi scrive, rendono questo concetto un utile strumento sia per l’elaborazione di politiche di sostenibilità, sia nell’elaborazione strategica e di valore per il mondo imprenditoriale della produzione industriale.

Anche se ha avuto un impulso relativamente recente, l’economia circolare non è un concetto nuovo. Il termine “circular economy” in sèè stato usato per la prima volta in tempi relativamente recenti: nel 1990 nel libro “Economics of Natural Resources and the Environnement” dei due economisti britannici David W. Pearce e R. Kerry Turner[ii]. Ma occorre risalire piu’ indietro nel tempo per trovare le idee fondanti che si sono poi sviluppate in tale concetto. Non vi è dubbio che all’origine vi siano le prime idee della necessità di confrontarsi con la finitezza del pianeta e delle sue risorseche si possono trovare nel saggio del 1966 di Kenneth Boulding  “The Economics of the ComingSpaceship Earth”[iii]e anche nel lavoro pionieristico del Club di Roma con il famoso rapporto del 1972 “The Limits to Growth”.[iv]

In queste opere fondamentali si metteva in risalto il problema che è alla base dell’idea di economia circolare: quello della limitatezza delle risorse naturali e della capacità dell’ambiente di assorbire i rifiuti prodotti dal metabolismo industriale.

Dopo oltre quarant’anni da questi autorevoli primi campanelli d’allarme, rimasti sostanzialmente inascoltati, il nostro sistema economico dominante è ancora fondamentalmente basato suun modello lineare (rappresentato in figura).

pesci

Nel modello lineare le materie prime sono estratte dalla natura e utilizzate per produrre beni e servizi che vengono consumati e alla fine eliminati come rifiuti.

In un mondo dalle risorse finite, tale modello lineare, che pure ha permesso un progresso accelerato del benessere di una gran parte dell’umanità, si sta rivelando insostenibile e prossimo al raggiungimento dei limiti fisici.

Le principali criticitàcon cui il modello lineare si sta scontrando sono:

  • Scarsità delle risorse
  • Volatilità dei prezzi delle risorse naturali e instabilità degli approvvigionamenti di materie prime
  • Valore perduto di materiali e prodotti
  • Rifiuti generati
  • Degrado ambientale e cambiamento climatico

 Negli ultimi anni, con la crescita senza precedenti della domanda di risorse naturali, si sono evidenziati dei significativi limiti che hanno portato a mettere in discussione per la prima volta tale sistema economico e, conseguentemente, si è iniziato a sviluppare il concetto di economia circolare come risposta alla crisi del modello lineare tradizionale.

Oggi, globalmente, consumiamo risorse e generiamo rifiuti come se avessimo a disposizione non un solo pianeta, ma più di un pianeta e mezzo. Nel 2015, l’Earth Overshootday, il giorno del sovrasfruttamento della Terra, è stato il 13 agosto. Ciò significa che, in meno di otto mesi, l’umanità ha consumato completamente il budget di beni e servizi (vegetali, frutta, carne, pesce, legna, cotone, capacità di assorbimento di CO2 e di altri inquinanti, ecc…) che il pianeta Terra può fornire in un intero anno.Inoltre, per diverse risorse non rinnovabili, come i combustibili fossili, le riserve sono già fortemente intaccate. Di parecchi metalli stiamo esaurendo i depositi più abbondanti e più facili da utilizzare.

Dai limiti del modello economico lineare emerge la necessità di un modello economico completamente diverso che puo’ tentare di dare delle risposte concrete a tali limiti.
L’economia circolare in sostanza propone il superamento del modello lineare prendendo in conto il flusso materiale nel ciclo di produzione e consumo con un utilizzo razionale delle risorse naturali col fine di garantire uno sviluppo sostenibile nel tempo.

Pur se non vi è un consenso unanime intorno alla definizione di economia circolare, il quadro in cui si è sviluppata e il coinvolgimento di tutti gli attori dell’attività economica ci fanno capire come sia molto limitata e sostanzialmente errata la definizione che danno alcuni, compresi buona parte dei media, dell’economia circolare come di una sorta di semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti.

Questo schema, creato dall’ADEME — Changement climatique – transition écologique, énergétique (l’Agenzia francese per l’Ambente e l’Energia), mostra chiaramente i tre domini di applicazione e i sette pilastri dell’economia circolare e l’ambito che copre l’intero ciclo di vita del prodotto.

Schema dell’economia circolare secondo ADEME

La definizione dell’ADEME: L’economia circolare è un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gi stadi del ciclo di vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e a diminuire l’impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone.

Secondo la Ellen MacArthur Foundation l’economia circolare è un modello di economia concepito e progettato per essere rigenerativo. I prodotti sono progettati per essere di lunga durata, facilmente riutilizzabili, disassemblati, ri-fabbricati e, in ultima istanza, riciclati.

L’economia circolare ambisce a mantenere i prodotti, i componenti e i materiali al loro piu’ alto contenuto di valore in ogni stadio del loro ciclo di vita. Questo concetto è ben visibile nello schema di funzionamento dell’economia circolare, il cosiddetto “diagramma farfalla” per via della sua caratteristica forma, che è stato elaborato sempre dalla fondazione Ellen MacArthur sulla base del lavoro del chimico tedesco Michael Braungart e dell’architetto americano WilliamMcDonough che hanno creato,alla fine degli anni ’80, il concetto di Cradle to Cradle (dalla Culla alla Culla) o C2C.

Nel 2010 è stata creata la Fondazione Ellen MacArthur che ha concentrato la sua azione per mostrare come l’economia circolare non sia soltanto un sistema capace di rispondere ai limiti ambientali ma vi siano anche delle enormi opportunità economiche per il mondo imprenditoriale e per gli altri “stakeholders”. Il suo sito www.ellenmacarthurfoundation.org/circular-economy è ricchissimo di studi, nuovi modelli di business, progetti e casi di studio intorno allo sviluppo dell’economia circolare.

Schema dell’economia circolare: il “diagramma farfalla” da Ellen MacArthur Foundationwww.ellenmacarthurfoundation.org

Nel diagramma si distinguono a sinistra il ciclo biologico e, a destra, il ciclo tecnico dei materiali. L’economia circolare mira a ottimizzare il flusso di materiali in entrambe i cicli. Nel ciclo tecnico occorre prolungare la vita dei materiali, sottoporli a manutenzione, riutilizzarli/ridistribuirli, ricondizionarli/rifabbricarli e, solo in ultima istanza, riciclarli come materie prime secondarie. E’ importante sottolineare che piu’ “interno” è il ciclo nel diagramma, piu’ alto è il contenuto di valore del materiale che resta all’interno del ciclo tecnico. Quindi il valore che si riesce a conservare è più alto nel prolungamento/manutenzione del prodotto e va diminuendo fino al riciclo dei materiali che rappresenta, nella logica dell’economia circolare, il processo di ultima istanza.

Come si accennava prima, l’economia circolare ha l’ambizione di rivolgersi al mondo imprenditoriale con dei progetti la cui realizzazione porta del valore aggiunto all’impresa in almeno quattro modi diversi: c’è il valore economico diretto nell’approvvigionamento di materie prime: qui è abbastanza ovvio il vantaggio economico di mettersi al riparo dalla volatilità dei prezzi delle materie prime e diminuire anche i rischi nell’approvvigionamento. C’è il valore ambientale che, opportunamente comunicato, può far acquisire importanti vantaggi in termini di fidelizzazione dei clienti. C’è il valore per il cliente che riceve un beneficio diretto: per esempio nel ritornare al produttore un prodotto usato riceve in cambio un servizio o un prodotto nuovo o rigenerato. C’è un valore di informazione che è forse meno ovvio degli altri ma altrettanto importante; quando ritornano al produttore dei prodotti usati, il produttore può ottenere da questi importanti informazioni sull’uso e consumo che i clienti fanno dei prodotti stessi; informazioni utilissime per migliorare il prodotto stesso.

Anche la Commissione Europea ha recentemente adottato (Dicembre 2015) la cosiddetta “Circular Economy Package” con lo scopo di stimolare la transizione dell’economia europea verso un sistema circolare che puo’ favorire la competitività, la crescita economica sostenibile e generare nuovi posti di lavoro.

Questa breve panoramica non vuole essere esaustiva di un argomento complesso ma non v’è dubbio che l’economia circolare avrà sempre piùun ruolo importante per tentare di raggiungere quel disaccoppiamento fra sviluppo economico e consumo di risorse finite che è diventato ineludibile.


Note:

[i] Per chi fosse interessato ad approfondire, un’analisi critica del concetto di Economia Circolare si trova in “Circular Economy: a critical literaturereview of concepts” – CIRAIG – October 2015.

[ii]David W. Pearce e R. Kerry Turner “Economics of Natural Resources and the Environment”, Pearson Ed. 1990

[iii] Kenneth Boulding  “The Economics of the Coming Spaceship Earth“, 1966 

[iv] Meadows, D. H.; Meadows, D. L.; Randers, J.; Behrens III, W. W. (1972), The Limits to Growth: a report for the Club of Rome’s project on the predicament of mankind, Universe Books. Il pdf del libro originale puo’ adesso essere scaricato liberamente dal sito del Donella MeadowsInsitute:

GreenEcoNet Final Conference

Brussels, 26 May 2016
‘’Moving towards a circular economy: Challenges and opportunities for SMEs’’

The circular economy is currently not only a major buzzword in environmental policy circles, but also one of the EU’s key strategies to stimulate sustainable economic growth and jobs, as illustrated by the European Commission’s Work Programme for 2016. During 2015, the circular economy was one of the most debated topics in the EU in the context of the withdrawal of the 2014 Circular Economy Proposal and the preparation of the new Circular Economy Package by the Juncker Commission. The GreenEcoNet Final Conference will focus on the circular economy and its implications for EU businesses. The event will include two sessions with expert panels. The first session will bring together SMEs and SME networks to discuss the barriers and enablers to the implementation of circular economy business models. The second session will deal with the 2015 Circular Economy Package, focusing on its measures in support of the green SME transition. In this context, a debate will be held on whether the Package can help EU businesses improve their competitiveness while reducing their environmental impacts.
GreenEcoNet (www.greeneconet.eu) is a project financed by the European Commission, which brings businesses and academia together on an EU-wide platform to support small and medium enterprises (SMEs) in the transition to a green economy. This platform allows SMEs in Europe to connect to each other and to share their experiences, innovations and best practices. It thus aims to assist SMEs in optimally reaping the business opportunities of a green economy.

GreenEcoNet: www.greeneconet.eu