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Ikea e la saturazione del mercato

ikea

Nei giorni scorsi durante un dibattito organizzato dal Guardian, la cui registrazione potete trovare qui, il responsabile per la sostenibilità di Ikea, Steve Howard, si è lanciato in una dichiarazione che ha destato molta attenzione.

Sostiene Howard che nel campo dell’arredamento domestico, come anche in numerosi altri settori, i consumatori occidentali hanno sostanzialmente raggiunto la saturazione. “We’ve hit peak stuff in home furnishing“.

Naturalmente il tema non riguarda tutti i mercati, e ci sono amplissimi margini di crescita in aree molto vaste nel resto del mondo, ma questa considerazione impone la necessità di un ripensamento del proprio modello di business anche per un colosso come Ikea che vive di vendite fatte su grandi numeri, prezzi bassi e bassi margini.

In un contesto simile si capisce come i temi legati all’economia circolare possano essere chiave per mantenere un modello di business sostenibile in un mercato in cui lo stock di prodotti ha smesso o smetterà di aumentare.

Secondo Howard questo cambiamento nei consumi sarà una opportunità per ripensare al business di Ikea, che in aggiunta ai propri impegni sul tema ambientale e del consumo di risorse è impegnata ad aiutare le persone a vivere in un modo ambientalmente più consapevole. “Costruiremo un Ikea circolare dove sia possibile riparare e riciclare i prodotti”, annuncia Howard.

Uno scenario del genere può generare molti timori, e sembra difficile poter fare profitto in un settore a crescita molto bassa, ma non sono certo chiuse le opportunità imprenditoriali in questo settore.

In Italia, un ragionamento accostabile a quello di Howard lo abbiamo sentito fare da un imprenditore a cui sicuramente non manca la capacità di visione. Oscar Farinetti, lasciata alle spalle la responsabilità diretta di Eataly, va promuovendo infatti da diversi mesi il suo nuovo progetto “Green Pea”, che dovrebbe vedere la luce a Torino nel 2017 e che prevede, guarda un po’, proprio il suo ingresso nella vendita di arredamento.green pea

Green Pea (pisello verde) è il progetto di un nuovo negozio nel quale “il prodotto in vendita sarà il rispetto“. Sarà verde in ogni senso, con alberi sul tetto e energeticamente indipendente. Il piano terra sarà dedicato alla mobilità sostenibile, veicoli a basso impatto o nuove modalità di spostamento.  Al primo piano capi di abbigliamento , sui quali il pubblico verrà informato in etichetta di ogni minimo particolare, dalla provenienza dei materiali ai luoghi di produzione. Il secondo piano, come detto sarà dedicato all’arredamento. Tutti i prodotti dovranno sottostare a un preciso disciplinare etico-ambientale per potersi fregiare del bollino “Green pea”.

E’ un mondo nuovo, e come molte esperienze legate all’economia circolare, promette molto bene. Occorre però essere consapevoli dei cambiamenti che ci attendono, e muoversi (in fretta) di conseguenza.

Remanufacturing: l’economia circolare in azione

remanQuello che segue è un video che ogni consulente ambientale dovrebbe vedere.

Ma anche ogni imprenditore.

Ma anche ogni ambientalista.

Il video è tratto dal corso online dell’università di Delft sulla Circular Economy. A parlare è Nabil Nasr, del Rochester Institute of Technology (RIT), USA. Nasr è un esperto di remanufacturing, cioè di quel complesso di operazioni, che portano al completo disassemblaggio di un prodotto usato al fine di recuperarne i componenti riutilizzabili, ricondizionarli, e utilizzarli come nuovi in un nuovo prodotto. Si tratta di un processo ad alta intensità di lavoro, che viene solitamente utilizzato per prodotti complessi e di alto valore (Renault ne è un buon esempio).

In questa intervista Nasr racconta di quando con il suo istituto ha consegnato un premio per il remanufacturing al vicepresidente di una grossa azienda. Le motivazioni del premio erano legate ai risultati raggiunti dall’azienda in termini di riduzione dei rifiuti, di abbattimento delle emissioni, di efficienza nell’utilizzo delle risorse.

Il vicepresidente nel prendere la parola  esordisce così:

“Sono un po’ imbarazzato. È fantastico sapere che abbiamo fatto tutte queste cose meravigliose. Ma noi veramente l’abbiamo fatto per i soldi.”

Per saperne un po’ di più sul caso Renault, potete leggere questo approfondimento della Ellen MacArthur Foundation

Think Dif 2015- ultimi giorni

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=cdoeBDJwDwo]
Il Disruptive Innovation Festival 2015 è quasi finito. Anche quest`anno gli interventi sono stati numerosissimi e molto interessanti.
La maggior parte degli interventi si può recuperare qui, ancora per un mese.
Tra gli interventi piú significativi si segnalano una vivace discussione sul futuro dell`economia collaborativa tra April Rinne, Neal Gorenflo e Michel Bauwens e questa intervista a Matthew Stinchcomb, Executive Director of etsy.org, sulla “Regenerative Business School” che Etsy ha costruito e che viene descritta cosi`: “Etsy.org is developing a transformative approach to business education; one that places an emphasis on personal and spiritual growth, imparts a deeper understanding of the natural and social systems upon which our world operates, and offers the skills and connections that entrepreneurs need to do business in ways that know and honour all the people and places they touch, and strive to be greater, not bigger

Si segnala sommessamente anche un evento italiano, l`unico nel programma del festival, sulla mappatura delle piattaforme collaborative italiane, presentata in anteprima a Sharitaly 2015.

 

Think Dif 2015 – Ritorna il festival online dell’innovazione

thinkdifcontributeL’anno scorso è stato bellissimo.

Dal 2 al 20 novembre ritorna Think Dif, il Disruptive Innovation Festival della Ellen MacArthur Foundation.

Centinaia di eventi su numerosissimi argomenti, dall’economia collaborativa a futuristiche macchine creacibo alimentate da materiali non commestibili…

Un evento che aspetto con impazienza è il webinar “Think like a designer” di Tim Brown il 4 novembre, perché penso che davvero il design thinking sia la chiave per costruire un modello economico migliore.

Il programma completo lo trovate qui. In qualche caso si tratta di eventi fisici, in molti altri sono webinar, o video creati per l’evento, podcast o sessioni di videochat collettive che usano Hangout di google.

Quest’anno ci sono eventi anche in francese portoghese e spagnolo. C’è ancora spazio per proporsi, ma al momento non c’è nemmeno un contributo da parte italiana.

O meglio, forse uno ci sarà, ma per questo occorre aspettare ancora qualche giorno 🙂

Una, dieci, centoquarantaquattro definizioni per l’economia circolare

Il corso online gratuito sull’economia Circolare CircularX è arrivato alla sua seconda settimana. Il primo esercizio richiesto ai partecipanti è stato quello di dare, secondo la propria visione, una definizione di Circular Economy.
Il risultato è molto interessante e, dietro richiesta, gli organizzatori del corso lo hanno messo a disposizione.

Qui sotto trovate 144 diverse definizioni di economia circolare, prodotte da studenti provenienti da ogni parte del mondo.  La tua qual è?

144 definizioni di Circular Economy

144 definizioni di circular economy

1. A circular economy breaks the linear chain of using goods with an expected lifetime and dump-date by reusing and remaking products.

2. A circular economy in my view should strive for a minimal input and output of materials and for an energy input from only sustainable sources. It mimics, so to say, a natural forest ecosystem.

3. A Circular Economy is an Economy that is conscious of the consequence of its actions and provides a system to eliminate waste.

4. According to the model of circular economy, this we regarded as waste can through the repair or renewal be turned into raw material and reused. It is one of the most modern trends, as well as linear economy which based exclusively on extracting resources is can not longer be viable,

5. Adding to all the above opinions, for me circular economy means that we are operating in an economy where it is EASY and SMOOTH for businesses/enterprises to reuse waste streams of other businesses/enterprises and that would require appropriate financial/accounting regulation and real-time information on the availability and location of the resources.

6. As humans, we tend to think linearly, because it is safe and simple. It is no surprise that from this thought process sprouts a linear economy. If we look a little deeper, most things do have a circular, cyclical nature. The cells within our bodies regenerate and recycle frequently. Our behavior, thought patterns, and very souls often follow a circular pattern. The Earth we live upon follows a circular pattern. The economy will simply follow suit.

7. Circular economy is a mindset to solve the wicked problems from Macrocosm to Microcosm.

8. Circular economy is about maximization of products usage and minimization of waste production.

9. Circular economy is the path to keep growing and profiting in a sustainable way. Is the way to produce, use, dispose, and re-produce and re-use without harming the planet.

10. Circular economy is, the need, and the art, of use the materials an resources previously thought to be waste or scrap

11. Circular Economy thinking for me is buying something when it is really necessary, but this type of thinking conflicts with the purpose of economies when you buy things you do not need or even you buy things because they are on sale. Packaging materials are used with additional purposes rather than protect the product and most of the time they are part of the disposal after purchasing a product.
12. For me, circular economy is a way to shift from our capitalistic paradigms of economic, and build a new economic system that is not being based on Growth, but on nature and his capabilities.

13. For me, within circular economy, materials/products retain their values within close-loops.

14. I define CE as closed loop supply chain combined with product-as-a-service business models. The opposite of planned obsolescence.

15. In a circular economic the circle increases its diameter but having the same center.

16. In a circular economy ….today’s raw materials are yesterday’s waste components

17. In a circular economy all goods and services are conceived and designed from the perspective that all resource use is optimised over the very long term, with obsolescence built out, durability built in, re-use planned for, closed technical loops required and with ecological and social sanity and equity at it’s heart.

18. In a circular economy companies expand their involvement at the point of sale rather than wiping their hands clean.

19. In a circular economy companies take on the responsibility of reusing and recycling, and promote to the people the concept of reusing within their own lives. Thus creating a cycle both on a large and small scale.

20. In a circular economy consuming is not about buying the most products, but getting the best product service.

21. In a circular economy every producer will advise recycling instead of consuming and every consumer will recycle instead of asking for production

22. In a circular economy everything is (re)used in such way man can live infinitely on Earth.

23. In a circular economy everything that is produced is used.

24. In a circular economy humanity is more aware of what it is using and how that relates to it’s living.

25. In a circular economy individuals and social entities might be viewed as elements of a network consisting not only of other individuals and other social entities but also of atoms and molecules, of microbes and fungi, of plants and animals, all sharing resource, producing benefits, and recycling waste.

26. In a circular economy lean production will be implemented.

27. In a circular economy man (re)uses the sources on Earth in such way man can live infinitely.

28. In a circular economy people are aware of their use of our planets resources and not wasting materials is part of our new way of thinking (designers, manufacturers as well as consumers).

29. In a Circular Economy people doesn’t see an out, everyhting is in… in the earth. So nothing can be noticed as a waste, nothing can be fogotten

30. In a Circular Economy production minimize waste, products are designed to be reused and fixed and consumers buy services instead of just products

31. In a circular economy products and services should be combined so that technical materials are recovered/reused/recycled at maximum and biological materials return to natural cycle. Also, in a circular economy, production and consumption patterns must be rethought to cope with these premisses (including that of a renewably fueled economy).

32. In a circular economy products have greater value to the consumer because they are designed with a purpose. Consumerism er minimized, manufacturing is more intricate and less stuff is produced.

33. In a circular economy progress is measured based on innovation and not on resource consumption.

34. In a circular economy resources are seen as valuable regardless of whether they are pre manufacture or post manufacture. In other words, product that would currently be landfilled in a linear economy is thoroughly re-analysed and it’s true value material value is calculated. A circular economy therefore puts a huge emphasis on reducing expensive and unsustainable landfill practice, reintegrating this valuable material resource back into the manufacturing cycle and so also reducing the initial raw material use in the production process. This, if done well, should be both financially and environmentally beneficial.

35. In a circular economy resources/materials are used as efficiently as possible. It needs excellent collaboration between all stakeholders: every part of the circle is aware of issues that need to be tackled in the next step(s) of the circular chain and takes those into account.

36. In a circular economy reusing reduces the contamination that’s created when raw extracted materials are used. Therefore reusing not only contaminates less it’s even more practical than any other way of producing.

37. In a circular economy service is central – ownership is not.

38. in a circular economy the consumer and the end user are in the center of the economic cycle by making and remaking act of manufacturing and comsuming.

39. In a circular economy the design of a product plays one of the most important roles

40. In a circular economy the end and the beginning are the same.

41. In a circular economy the expression waste does not exist any more…

42. In a circular economy the focus is on sustaining environmental balance through renewal of well recycled materials resulting in a rapid change in current environmental challenges, societal habits, social perspective and health.

43. In a circular economy the human necessities are satisfied optimizing the consumption of resources in order to work harmonically with the earth macro-system.

44. In a circular economy the main idea is redisign the chain of the comsumption and production

45. In a circular economy there is no need to dispose and consequently there is no waste. This should reduce the excessive use of raw materials.

46. In a circular economy there is no waste as everything is either nutrients for the biosphere or resources for the technosphere (industry).

47. In a circular economy there is no waste, there are materials for a new product, nutrients for the soil or a refurnished product.

48. In a circular economy there is no waste.

49. In a circular economy users must have the education to help the reusing and not the disposal of a product as an outcome.

50. In a circular economy we all create less garbage while still moving forward and being innovative

51. In a circular economy we build things out of mass-produced, generic “parts”—the principle which enabled the industrial revolution. But, unlike in a linear economy, the materials in old parts can be recovered to make new parts.

52. In a circular economy we consume in a conscious and equilibrated way, thinking on the welfare of the living beings and our plantet. We do not abuse of the resources and we reduce the waste production.

53. In a circular economy we design products consisting of modules so we can easily replace these parts.

54. In a circular economy we have access to a plenty of low cost materials, that we can reuse in our homes to make our life more comfortable, and we can trade, as the begin of the economy history, to make it better.

55. In a circular economy we must strive to retain all materials in the economy with the same quality levels.

56. In a circular economy we try to create the least quantity of waste and reuse as much as possible.

57. In a circular economy we will need huge buffers to save everything that we now, here, define as waste, to be used, or be made useful in another time, another place or by someone else

58. In a circular economy you should create products useful for a long time, and easy to recycle

59. In a circular economy you stop to externalise costs- goods and services get a fair price tag as well as the resources (both renewable and non-renewable) that they are originating from..

60. In a circular economy, “new” is not better.

61. In a circular economy, all business practices and product/service valuations are aimed at minimising resource usage, taking into account the true cost and benefit of doing business both in terms of resource usage and social impact.

62. In a circular economy, all memebers of society are conscious of the limit of resources on the planet, and thus attempt to keep these circulating within the system as long as possible.

63. In a circular economy, all the resources are managed more efficiently and waste are part of the resources.

64. In a circular economy, an effort is made to limit the use of virgin resources and the disposal of waste. Instead, the waste product from one manufacturing industry may be used as the input material (resource) for another industry and companies can work collaboratively to identify such “output-input” partnerships.

65. In a circular economy, better relationships of trust and collaboration will be built between the buyer and the seller/user.

66. In a circular economy, business works within a more environmentally sustainable model that considers reuse and re-manufacturing into the developmental design of its products. This model not only reduces waste and limits raw material extraction, it also, even if indirectly, could create a social awareness of why these qualities are important.

67. In a circular economy, businesses will be driven to recapture resources throughout each stage of the lifecycle of their products and services in order to create value for all their stakholders.

68. In a circular economy, companies design product “cradle to cradle” i/o “cradle to grave”.

69. In a circular economy, each person is responsible for its own footprint (be it environmental, social or economic) hence works towards designing a world without waste.

70. In a circular economy, especially permanent materials play a crucial role as they can be infinitely recyclable. These materials vs materials from non-renewable resources are at the heart of a circular economy model.

71. In a circular economy, everyone can be involved in protecting our natural resources for the generations to follow.

72. In a circular economy, everything is designed with the entire ecosystem in mind. There is no such thing as waste, and everything becomes energy for another form, process, or system.

73. In a circular economy, everything is sutainable because the things are re-use and re-make, That can make an economy with more value and less waste.

74. In a circular economy, everything produced cycles as a product in the economy or is returned as a natural element in nature. Nothing is wasted and thrown away.

75. In a circular economy, goods exist between companies, business to business (B2B). Individual consumers receive their products as services.

76. In a circular economy, goods o not go to waste after the are used. Recycling is practiced in other to re-use goods and products.

77. In a circular economy, have clean energy, ”reusable” energy, and recycling every material we use in our daily life.

78. In a circular economy, human activities are compatible with the functioning mode of natural ecosystems, participate to the cycling of resource throughout the biosphere and are conducive to the regeneration of natural ecosystem functions and services.

79. In a circular economy, I do not need to buy any physical things, I only rent them and buy the service.

80. In a Circular Economy, instead of we normally think, we are inside an abundance of resources, because as inside nature, nothing dies and everthing is in infinitely (re)used.

81. In a circular economy, it is essential to design products which are sustainable, one which blend in easily with the environment.

82. In a circular economy, it is normal and desirable introduce the Life-Cycle Thinking, to reduce impacts related with extraction, manufacturing and end use of materials and products.

83. In a circular economy, its about about systems thinking, not only in the same areas but multidisciplinary as well as between industries. Its about eliminating ‘waste’ and making sure no material, energy or power is overlooked.

84. In a circular economy, life mimics nature, where there is no waste and everything is endlessly recycled in a closed loop.

85. In a circular economy, maximum effort is placed on minimizing the destruction and downgrading or contamination of raw materials and components. Maintaining material quality allows for more use and more circles.

86. In a circular economy, models are drawn from a more holistic system and introduced with an economic advantage perspective.

87. In a circular economy, nothing is imported to or exported from the circle.

88. In a circular economy, people have a certain mindset to produce goods and carry out services in a creative way minimizing waste, resuing resources and repairing as much as possible.

89. In a circular economy, people have awareness and knowledge of sustainable consumption

90. In a circular economy, people should understand the territory as a system that works by having inputs and outputs that create activities and solutions that can make possible the system to be sustainable by reducing wastes and the use of raw materials.

91. In a circular economy, planned obsolescence will be a thing of the past!

92. In a circular economy, products are designed for remanufacturing and provided as services generating less waste.

93. In a circular economy, products are re-used or re-cycled without increasing the total energy consumption.

94. In a circular economy, rather to build a circular economy, we need to change our definition of waste and luxury.

95. In a circular economy, successful application depends on: – Recycling being optimised (down cycling avoided) – Indirect land-use change impacts considered when growing crops for new bio-material entering the system – a healthy demand for recycled/remanufactured products (which must therefore be high quality and competitively priced to meet demands of consumers, not simply a waste management concept)

96. In a circular economy, the end products are recycled or reused for other products or raw materials for these products. That is, the life cycle of a product does not end with their final disposal as waste.

97. In a circular economy, the impacts of manufacturing are thought about and considered at each step of the supply chain. A mentality of designing out negative externalities – or even removing the notion of “external” from use – is employed. Every aspect of the supply chain “belongs” and has a productive, healthy purpose.

98. In a circular economy, the minimum amount of raw material is extracted from nature. The product design development is based on maximum material and energy reuse.

99. In a Circular economy, the world society will become relatively independent of earth’s finite resources. Instead we will be able to reuse the products and materials in our economic system to further innovate, grow, expand and flourish.

100. In a Circular Economy, there is a potential for more employment. One of the features of CE ( at least in the initial phase of it) , is the modularity of products and the repair of them. Thus , there will be need for specialized technicians/designers /workers in reverse engineering and/or repairing stuff.

101. In a circular economy, there is no more rhetoric around the money ‘economy’, instead people pursue their passion with positive environmental and social impact and thoughts beyond ‘today’ and into ‘tomorrow’.

102. In a circular economy, things are reused and remade – end consumers reuse the things for the same function or different functions, suppliers remake things from used, non-functional things and innovators design things mostly out of used things, in such a creative way so that the new things can be reused multiple times or for another function with only minor changes.

103. In a circular economy, things are used again and again. So, that’s why it is important to all of the World.

104. In a circular economy, things get the value they’ve always deserved.

105. In a circular economy, to be successful it is vital that governments address the major issue of consumerism driven by the availability of low cost products (reliant on the heavy use of raw materials) in the market.

106. In a circular economy, waste from today becomes the raw material for tomorrow.

107. In a circular economy, we always find a new way to use the things and avoid the waste. Our goal is a sustainable world.

108. In a circular economy, we are inspired by how nature works. Every end of a cycle is the beggining of a new one, nothing gets wasted, everything becomes the input for a new creative, constructive process.

109. In a circular economy, we are not judge by what we own, we don’t seek for the ultimate smartphone, we want our needs to be met and do not throw away perfectly good items just because a newer one is on the market

110. In a circular economy, we do not consume, we accumulate

111. In a circular economy, we do not have ‘waste’.

112. In a circular economy, we learn from nature by adapting the ecosystems in our productdevelopment and usage.

113. In a circular economy, we only use materials that we have the technology to recycle.

114. In a circular economy, we plan and design for product reuse and recycling.

115. In a circular economy, we redefine ‘recycling’, creating products made with the intent to be recycled. Looking at the linear flow of materials that we practice globally today, we don’t create anything with recycling in mind so when we do attempt to “recycle” these materials they lose most of their qualities, essentially making this “down-cycling”.

116. In a circular economy, we reuse the materials unused from other people.

117. In a circular economy, we should base our approach on nature, nature does not create waste it’s self sufficient. Our creations/products should create in symbiosis with nature,

118. In a circular economy, we strive to eliminate waste by reusing all materials in the form of reusing product or parts or the materials that are in it.

119. In a circular economy, we use and reuse natural resources with care, we make, remake, use, reuse, sell, repair …

120. In a circular economy, we will be able to live more sustainable lives, where our lack of waste becomes the abundance of raw materials.

121. In a circular economy, we will have more respect of the raw materials the earth has to offer

122. In a circular economy, where a industry waste something, a new industry will find its raw material.

123. In a Circular Economy, you don’t need new materials any more and there is no waste. Everything will be used again.

124. In a circular economy, you upgrade but not waste. You redesign, reinvent and reuse your materials. You produce an upgraded version to what you already have. It could be reshaped or minimalised, but you’ll have a better outcome both technologically and environmentally. A sustainable design.

125. In a circular economy… people understand the fact that the things they own can come and go. What matters is the experience those things brought to them, and how they helped them get closer to their objective.

126. In a circular economy… We will enjoy a better life : BE part of an ecosystem and community, rather than HAVE things.

127. In a circular economy…..consumption is based on services and performance of products rather than individual ownership

128. In a circular economy…the exploitation of all natural resources of the ecosystem is replaced by the concept of sensible use, where the overall balance is always observed in order to ensure there is a future habitat for all creatures. This future habitat is of no lesser comfort to anyone within that ecosystem than it is of today, i.e. realising the paramount importance of the concept of a cycle (linearity is not circularity).

129. In a circular economy: – waste becomes a ressource/input. – service rendered by a product is more important than the product itself. – (eco-)design is an important condition.

130. In a circular economy; We finding and catching something that should already worthless and causes its real value.

131. In a circular enonomy waste is an exception not the norm

132. in a circular economy, it’s to make, use, and reuse for our own benefit and for the planet too!

133. in an circular economy nothing gets lost, everything can be reused

134. In circular economy, it is essential to remake the products and reuse it as long as possible.

135. In the circular economy every single garbage bag feels like the Cinderella dress… it can be magic and make everyone’s life better

136. In the circular economy the most important goal is that, satisfy the society needs by recyclable materials in order to reduce extraction of raw materials and do not have negative impact on ecosystems

137. In the Circular Economy we follow the nature’s example: All the wastes are used in the process of making something new.

138. In the circular economy, waste is the inability to create value from materials.

139. research , modification of existing system and recycle and reuse make the thing economical that’s my idea.

140. The circular economy doesn’t sentence you to be stuck with old products! It just asks you to sort your trash so it can mine it, instead of mining the Earth, for raw materials 🙂

141. the circular economy is a description of a desired balance between human use of resources and nature, facilitated through information, transparency, technology development, appropriate governance and business management (which includes design, manufacturing, distribution, use and waste treatment).

142. The circular economy is essentially a sustainable way to ensure the environment is not being harmed without compromising the advancement of the industry itself.

143. This is an interesting exercise. The circular economy can be defined in a few sentences but as you progress through the course you may wish to keep revisiting this and reflect back.

144. To design products so that the Product Life Cycle merges with the Nature’s Life Cycle maintaining the environmental balance.

Il primo corso online sull’economia circolare. Gratis.

circular-economy_moocPer chi è interessato ad approfondire i temi dell’economia circolare c’è una bella occasione in queste settimane.

EDx, la piattaforma di corsi universitari online creata da Harvard e dal MIT di Boston, ha messo in calendario dal 20 ottobre il primo MOOC sull’economia circolare. Un MOOC è un corso online aperto a tutti e destinato a una grande platea di persone. Infatti la caratteristica di questi corsi, che offrono contenuti di alto livello, con docenti di università prestigiose, è quella di avere una comunità di studenti molto numerosa (anche decine di migliaia di persone) provenienti da tutto il mondo e con età e percorsi molto differenti. Per affrontare questo corso non sono infatti richieste competenze particolari.


Il corso è organizzato dall’Università di Delft (Olanda) e dalla Ellen MacArthur Foundation, l’organizzazione che ha maggiormente contribuito alla diffusione e alla promozione dei principi dell’economia circolare.
Le lezioni, che vengono frazionate in piccoli video della durata di pochi minuti,sono in inglese e sono disponibili anche le trascrizioni dei video. Al termine del corso, ovviamente, ci sarà un esame finale.

La durata del corso è di 7 settimane. L’impegno stimato, per rimanere al passo con le lezioni, è di circa 3-6 ore alla settimana, ma ognuno può procedere con il suo passo o seguire solo le sessioni che lo interessano di più. I video vengono caricati ogni settimana, in modo da lasciare agli studenti il tempo di organizzare la visione quando ne hanno la possibilità.

Il corso si può seguire gratuitamente. Chi lo trovasse interessante e vuole un certificato ufficiale e verificato, utilizzabile anche in un curriculum, può iscriversi ad un percorso a pagamento al termine del quale viene rilasciato un certificato personale di completamento del corso con un indirizzo univoco sul web, al costo di 50 euro. In questo caso vengono introdotti accorgimenti per verificare l’identità di chi sottopone le risposte ai test.

Il programma del corso, e la possibilità di iscrivervi, li trovate qui.

L’economia circolare nell’industria: il riuso e l’arredamento

Difficili da spostare, con una vita utile spesso più lunga di quella che i cambiamenti della vita richiedano, i mobili sono un campo difficile ma interessante su cui sperimentare le sfide dell’economia circolare. Iniziamo parlando dell’usato.

Il mercato dell’arredamento usato sta vivendo una fase di trasformazione e sviluppo, sia per quanto riguarda l’arredo domestico, sia per l’arredo da ufficio, anche in virtù delle politiche di responsabilità sociale di imprese e organizzazioni.

Nel caso dell’arredamento domestico, questo settore è stato finora totalmente disorganizzato. Singoli cittadini fanno incontrare domanda e offerta tramite siti di annunci generici. Poi ci sono alcuni luoghi fisici che propongono formule come il conto vendita, e poco altro. In molti casi, il solo problema del montaggio/smontaggio, o del trasporto, è sufficiente a non rendere possibile la transazione.

move-lootMove Loot, una start up americana attiva per ora nella zona di San Francisco, si presenta come “il modo più semplice di sempre per vendere e comprare arredamento usato” sta introducendo una dinamica industriale in questo mercato.

Funziona così: chi ha un mobile da vendere scatta qualche fotografia e le manda a Move Loot. L’azienda valuta il prodotto, e se lo ritiene valido lo accetta. viene concordata una data per il ritiro, il prodotto viene ritirato da trasportatori di MoveLoot e pubblicizzato  per la vendita, i cui proventi vengono spartiti tra azienda e utente. Se dopo 60 giorni il prodotto è ancora invenduto il cliente può scegliere di regalarlo a una Onlus, oppure di pagare una piccola cifra per riaverlo indietro. Potrebbe essere una soluzione per tante case da svuotare, che potenzialmente potrebbero contenere pezzi vendibili, ma che il più delle volte vengono ripulite tutte in una volta da operatori che hanno poche possibilità di valorizzarli al meglio. venditore e compratore in questo caso non si conoscono nemmeno, non ci sono profili da riempire, brutte foto con cattiva luce per pubblicizzare, e decine di richieste a cui rispondere. L’esperienza di acquisto in questo caso è identica a quella di un acquisto su un sito di arredamento online, per cui gli utenti sono sgravati anche di tutte le problematiche legate a montaggio e trasporto. L’azienda ha recentemente ottenuto finanziamenti per 9 milioni di dollari per espandere il servizio in altre aree del paese.

warpitWarp-It invece è una start up inglese nata con l’idea di ottimizzare gli arredi e le attrezzature in possesso di aziende e pubbliche amministrazioni. Adottata già in Inghilterra da numerose municipalità, aziende sanitarie e università, è una piattaforma ad abbonamento che permette di catalogare gli asset che l’organizzazione non utilizza o di cui vuole disfarsi in modo che possano essere visibili da altri soggetti interni all’organizzazione (ad esempio all’interno di un comune, due sedi distaccate nelle quali ci sono materiali in esubero da un lato che potrebbero essere utili dall’altro) o anche esterni. Le associazioni no profit possono iscriversi gratuitamente per richiedere gratuitamente tutti i prodotti che non hanno trovato una utilizzazione. il sistema è utile anche per lo svuotamento di interi locali, in quanto aiuta a trovare immediatamente un utilizzatore per il maggior numero possibile di oggetti ed evitare così anche i costi di smaltimento. Tra risparmi in costi di smaltimento e risparmi per acquisti evitati, Warp It dichiara di aver già fatto risparmiare ai suoi aderenti più di 4 milioni di sterline. In questo caso molta importanza è attribuita al personale delle organizzazioni, soprattutto per la fase di catalogazione continua dei prodotti che potrebbero essere prestati o ceduti, e che pertanto deve essere adeguatamente informato e sostenuto da parte del management dell’organizzazione.  La piattaforma si sta espandendo anche ad altre aree anglofone come Australia Nuova Zelanda e USA, ed è stata finalista ai Circular Economy Awards del 2015.

Le molte vite della lavatrice

Il Mondo nuovo è pieno di possibilità per tutti e tutto: persone, oggetti, organizzazioni e città. In questo articolo diamo uno sguardo agli esperimenti che si stanno concentrando su un umile e utile abitante delle nostre case. E’ un esercizio utile per capire come nei prossimi anni l’applicazione di principi come la durabilità, la cosiddetta “servitizzazione” e parole più abituali come rigenerazione, riparazione e riuso cambieranno il modo di produrre, distribuire e utilizzare la nostra cara lavatrice.

1) Bundles e il noleggio delle lavatrici

La lavatrice non è certo un trapano, che si può prestare per massimizzarne l’efficienza. Che non la si possa prendere in prestito non significa però che la si debba per forza comprare. Ad esempio la si potrebbe noleggiare. Bundles è uno dei primi esperimenti in questo senso. I ragazzi di Bundles hanno selezionato un modello di lavatrice  che funziona bene (deve funzionare bene perchè la manutenzione è a carico della società che ha tutto l’interesse a non dover intervenire) e che ha buone prestazioni sul lavaggio (perchè il cliente insoddisfatto la potrebbe restituire rendendo il tutto antieconomico). Buone prestazioni e affidabilità, insomma. Quello che serve per prosperare in un modello che punta tutto sulla performance.Bundles
La rata è compresta tra i 23 e i 28 euro al mese ma varia a seconda del numero di lavaggi mensili, perchè il principio è che si paghi in base all’uso.  Se poi sbagli le previsioni e la usi meno del previsto, ti viene rimborsata una parte della rata.
Come fa Bundles a sapere quanto la usi? La macchina è connessa ad internet e può quindi fornire molte informazioni utili a chi la noleggia e a chi la produce su come viene utilizzata o può segnalare anomalie che prese per tempo possono prevenire costose rotture. Insomma, la cifra proposta può essere considerata anche alta, ma il modello mostra già i suoi punti di forza. Un salto importante si potrà fare quando le prime case produttrici metteranno in commercio apparecchi pensati proprio per essere noleggiati, con massima attenzione a prestazione e affidabilità, oltre alla possibilità, in questo caso alla portata di mano, di riprendersi i propri apparecchi a fine vita per poterli rigenerare.

Questo ultimo punto ci porta al secondo esperimento sul tema della lavatrice. E questa volta è in Italia!

2) La seconda vita della lavatrice

Foto da Corriereadriatico.it

Foto da Corriereadriatico.it

Ha appena aperto, in provincia di Ancona, il primo outlet di elettrodomestici usati (e garantiti). La contemporanea presenza di una azienda che rigenera, quando possibile, gli elettrodomestici ritirati dalle abitazioni in occasione della consegna di un nuovo apparecchio e di una Provincia disponibile a prendersi la responsabilità di colmare un buco normativo con una autorizzazione alla rigenerazione ha reso possibile l’avvio di una attività che può rappresentare un esempio in Europa.
Quanto vale una lavatrice triturata per recuperarne i vari metalli? E quanto vale invece una lavatrice rigenerata e rivenduta? Quante ore di lavoro ci sono dietro la prima opzione? E dietro la seconda?
Anche in questo caso, il primo passo non l’hanno fatto i produttori, ma c’è da scommettere che le grandi aziende non lasceranno passare troppo tempo prima di ripensare alle proprie strategie per cogliere queste opportunità.

3) Una lavatrice per la vita

Un’altra tendenza sempre più popolare è quella che sfrutta la tendenza a mettere a disposizione di tutti la possibilità di intervenire sui prodotti per personalizzarli o migliorarli, e che porta alla realizzazione di laboratori per la riparazione degli apparecchi, o di ingegnose mutazioni dei prodotti base. Ad esempio, qui si cerca di creare una lavatrice che abbia come caratteristica quella di essere idealmente unica nella vita di una persona. Una lavatrice molto semplificata, che sfrutti questa semplicità per essere praticamente eterna. Non so se la troveremo disponibile all’acquisto nei prossimi anni, ma è senza dubbio un altro caso interessante di come si possa affrontare lo stesso tema, in questo mondo nuovo.

Il trapano e il buco nel muro

Se vi  è mai capitato di imbastire una conversazione intorno alla sharing economy, o all’economia circolare o economia collaborativa, c’è sempre un momento in cui qualcuno tira sempre fuori l’esempio del trapano. E allora parliamone un po’, di questo famoso trapano.

L’esempio, che molti conosceranno, è questo: un trapano viene normalmente acquistato da una persona in occasione di qualche lavoro da fare in casa, e viene utilizzato normalmente una volta all’anno, o forse meno. Questo è ovviamente molto inefficiente sotto vari aspetti:

  • sotto il profilo economico perchè perchè con tassi di utilizzo così bassi un buco nel muro finisce per costare decine di euro.
  • sotto il profilo del consumo di risorse perchè con un modello differente basterebbero molti meno trapani e quindi si userebbero molti meno materiali
  • sotto il profilo della produzione di rifiuti perchè siamo pieni di trapani che un giorno dovranno essere smaltiti, e difficilmente verranno raccolti riutilizzati o recuperati

Di solito a questo punto il discorso viene concluso con queste parole: “perchè in realtà io non voglio un trapano, voglio solo un buco nel muro“.

Intorno a questo esempio ruotano in effetti molti dei fenomeni che stanno prendendo piede. Non si contano le piattaforme di “qualcosa-sharing” che mirano a ottimizzare l’utilizzo di ogni tipo di strumento o attrezzatura attraverso una collaborazione spontanea tra le persone. Il ragionamento è, ho un trapano inutilizzato che potrei valorizzare prestandolo, magari guadagnandoci qualcosa, a qualcuno che in questo modo eviterà di comprarlo. .

Nascono anche molte piattaforme per il noleggio di attrezzature, mirate anche ai servizi per le aziende o tra aziende, che si basano sempre sul vantaggio di poter ottimizzare l’utilizzo di un medesimo spazio, attrezzatura, competenza tra più utenti. L’esplosione del tema della riparazione fai da te infine, con scuole, laboratori, community che si organizzano attorno alle competenze necessarie per riparare e allungare la vita ai prodotti è un altro tema importante.

Al centro di tutto questo stanno i produttori e i venditori di questi poveri trapani, che hanno finora beneficiato di questa inefficienza, ma che si potrebbero trovare potenzialmente spiazzati dai nuovi modelli economici che stanno interessando il loro mondo. L’urlo “non voglio un trapano, voglio solo un buco nel muro” potrebbe terrorizzare questi giganti del fai da te.

Questa minaccia è una perfetta palestra di allenamento per quello sport che va sotto il nome di “problema-opportunità”. Un discorso che sentiamo ripetere fino alla nausea, ma che in questo momento deve diventare un mantra per qualsiasi azienda il cui business sia al centro di grandissimi cambiamenti.

Vediamo nel dettaglio due esempi lampanti di come due giganti del Fai da te, Leroy Merlin e Kingfisher stiano provando a rimanere al centro delle operazioni anche in uno scenario profondamente mutato.

trapano leroy merlin

Pochi giorni fa Leroy Merlin Italia ha reso noto di aver iniziato un percorso con collaboriamo, un portale italiano dedicato all’economia collaborativa, concentrato per il momento su tre aspetti: la formazione, la consegna e l’assistenza

Tutto ruota intorno a un nuovo ruolo che sarà affidato ai clienti (che forse sarebbe meglio cominciare a chiamare utenti, o membri), che non saranno più semplicemente obiettivi a cui si cercherà di vendere i famosi trapani, ma saranno insegnanti nei corsi organizzati da Leroy Merlin sui vari aspetti del fai da te, potranno farsi carico di una parte dell’attività aziendale legata alle consegne a domicilio, ottenendone ovviamente sconti e vantaggi, e potranno essere accompagnati nelle loro richieste da un servizio di supporto che sia più di consulenza che di semplice vendita.

Kingfisher, un altro colosso del bricolage (che in Italia era proprietario dei negozi Castorama, poi venduti proprio a Leroy Merlin) è invece da anni tra i promotori più in vista dell’economia circolare tanto che l’ex CEO Sir Ian Cheshire è stato recentemente premiato con il primo Award per l’economia circolare a Davos.
Le azioni messe in campo da Kingfisher sono veramente numerose e vertono tutte sul concetto di “ciclo chiuso”. Per rendere i propri prodotti più competitivi, sottrarsi dalla pressione crescente su molte materie prime e tenere i propri “clienti” più vicini possibile all’azienda, è stato messo in campo un programma molto ambizioso che mira alla progettazione e alla vendita di prodotti che non producano rifiuti nè in fase di produzione, nè a fine vita. Per raggiungere questo obiettivo, attorno all’umile trapano di sono strutturati un design che mira a ridurne il numero di materiali e componenti, un servizio di noleggio e di riparazione all’interno dei negozi della catena, incentivi alla restituzione e partnership con società che possano disassemblare i prodotti a fine vita al fine di poterne riutilizzare/rigenerare i componenti.

Il caso del trapano, quindi, è effettivamente un buon esempio. Le soluzioni che queste aziende stanno sperimentando vanno molto al di là del problema che veniva posto. L’introduzione del noleggio è solo una piccola parte della loro strategia di adattamento. La luce che filtra attraverso il buco nel muro di cui tanto si parla è forse quella di un modo nuovo di fare impresa.

Nuove regole in Francia sulla durabilità dei prodotti

Gli Oscar dell’Economia circolare: i vincitori

davos Per molti militanti ambientalisti, il meeting di Davos ha rappresentato, nella stagione dei Social Forum, uno dei simboli della cattiva globalizzazione, e dello sfruttamento sconsiderato di popolazioni e risorse ambientali. Josè Bove ad esempio, invitato al Forum nell’anno della contestazione di Seattle, rifiutò di partecipare, organizzando invece una manifestazione di protesta per la quale si methodmobilitarono ingenti forze di polizia.

L’annuale  meeting del World Economic Forum a Davos, in corso in questi giorni, ha invece ospitato la premiazione dei primi Oscar dell’economia circolare, The Circulars. Uno dei soggetti premiati è Method, ne abbiamo già parlato qui. E’ una azienda che produce detergenti “buoni per ogni superficie, specialmente quella terreste” alcuni dei quali vengono anche venduti in elegantissime confezioni nere fatte con i rifiuti di plastica recuperati dagli oceani. Nella mia esperienza sono i primi prodotti che lasceranno il pianeta in una condizione migliore di quella in cui l’hanno trovato.

Le cose cambiano. O meglio, maturano.

Qui sotto tutti i premi attribuiti per le diverse categorie in un premio che, citando Peter Lacy di Accenture, “ha aiutato a mettere la Circular Economy sulla mappa

Premio per la leadership nell’economia circolare: Sir Jan Cheshire di Kingfisher, re di un impero del bricolage che si confronta davvero con lo stereotipo dell’economia circolare; “io non ho bisogno di un trapano, ho bisogno di un buco nel muro!” e Janez Potočnik, ex commissario europeo all’Ambiente

Premio per imprenditorialità nell’economia circolare: Method – People against dirty!

Premio pioniere dell’Economia Circolare (per organizzazioni già affermate): Dell, un marchio che storicamente si è distinto, a partire dal modello distributivo, per una particolare attenzione alla performance e alla personalizzazione del prodotto.

Premio “Digital disruptor” per l’Economia Circolare: Tradeshift, una piattaforma danese open source che aiuta le aziende a basare la propria supply chain sul valore invece che sul costo.

Premio per le pubbliche amministrazioni: Danish Business Authority per il programma “Danimarca senza rifiuti”

Economia circolare e occupazione. Buone notizie dal Regno Unito. E in Italia?

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Il report presentato oggi da WRAP e Green Aliance sull’occupazione che l’economia circolare potrebbe produrre in nel Regno Unito è illuminante e incoraggiante.

Invece di mirabolanti previsioni a tanti zeri sul potenziale economico di una conversione all’economia circolare, il rapporto si concentra invece sul potenziale netto di creazione di occupazione, andando ad analizzare in quali regioni e per quali mansioni ci si può aspettare il maggior contributo.

Il risultato è sorprendente. Se i numeri complessivi non fanno sobbalzare (le stime parlano di un aumento netto di occupati che varia da 54000 a 200000 nello scenario più favorevole al 2030) è sul tipo di occupazione e sulla sua distribuzione che arrivano le notizie più interessanti. Le regioni a più alta disoccupazione (sede in passato di grosse aziende manifatturiere) sarebbero quelle che potrebbero beneficiare maggiormente di un passaggio a un’economia più circolare, soprattutto nel settore della riparazione/rigenerazione.

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Rigenerare un prodotto infatti permette di mantenere una percentuale significativa del suo valore rispetto ad un riciclo verso un prodotto di valore inferiore e questo valore recuperato viene in parte speso in una intensità di lavoro maggiore per permettere tutte le operazioni necessarie ad ottenere un prodotto nuovamente commercializzabile.

Grandi impianti basati sulla rigenerazione invece che sulla produzione da materia prima vergine potrebbero nascere in zone già industrializzate in passato e assorbire, questa è la seconda ottima notizia, un tipo di manodopera con qualifiche medio

wrap_UK 2basse sulle quali si è abbattuta la crisi del sistema industriale. Questo permetterebbe di attenuare l’ulteriore contrazione occupazionale prevista nei prossimi anni, che si concentrerà ancora su questo tipo di competenze.
Sarebbe bellissimo riuscire a fare una stima simile anche in Italia no?

Oscar dell’economia circolare: le nomination

thecircularsPer il primo riconoscimento internazionale dedicato ai protagonisti dell’economia circolare, di cui avevamo parlato qualche tempo fa, si avvicina il giorno della proclamazione, che è prevista il 23 gennaio.

Sono già disponibili i profili dei finalisti. Scorrere le storie e le idee selezionate è un buon esercizio per chi vuole ritrovare un po’ di fiducia nella possibilità di costruire un modello economico innovativo e coerente con la quantità di risorse naturali disponibili.

Questi i miei preferiti:

Method: hanno come motto “people against dirty” e lo sono davvero. prodotti detergenti in cui ogni fase, dallo stabilimento produttivo al packaging,  è pensata in ottica di riutilizzo e recupero. Hanno persino realizzato una bottiglia fatta con la plastica che si accumula nell’oceano, realizzando così uno degli obiettivi più ambiziosi di un approccio circolare, quello di creare un prodotto che non sono non contribuisca all’impoverimento ambientale, ma addirittura contribuisca con la sua esistenza a riparare danni fatti in passato.

Park Fly Rent: la delizia del viaggiatore moderno. Vai in aeroporto, lasci la macchina al parcheggio, e non solo non paghi un euro, ma al ritorno la trovi lavata e ci hai anche quadagnato qualcosa. Certo, nel frattempo qualcuno l’avrà guidata, perchè Park fly rent è la prima compagnia di noleggio auto senza auto, in quanto utilizza quelle parcheggiate in aeroporto. Un esempio perfetto di come si possano eliminare sprechi di ogni tipo, non solo materiali.

Bundles: un classico della teoria del passaggio dal prodotto al servizio. Anche qui si parla di pulito: lavatrici a noleggio. 22 euro al mese e non ti devi preoccupare di niente. Vengono a portartela, si occupano della manutenzione (le macchine sono anche connesse ad internet per avere un maggiore controllo sulle prestazioni) e te la cambiano se cambiano le tue esigenze (ad esempio per la nascita di un bambino). Qui si apre un altro discorso interessante. i produttori di elettrodomestici hanno un ruolo fondamentale in questi processi, è necessario pensare a un prodotto in termini di performance, massimizzandone la durata e riducendo al minimo il fabbisogno di manutenzione, per poter sostenere economicamente il passaggio da prodotto a servizio. Bundles ha precorso i tempi, perchè non c’è un prodotto sul mercato progettato per questo utilizzo e al momento l’azienda ha scelto quello che riteneva essere il prodotto più adatto tra quelli disponibili, in questo caso una lavatrice Miele.

Ci sono premi anche per grandi aziende, individui che si sono distinti nella promozione dell’economia circolare, e pubbliche amministrazioni.  Nessun italiano, ma questa non è una sorpresa. sarebbe bello sapere se almeno ci siano stati dei candidati italiani, ma il database delle candidature non è stato reso pubblico.

Amsterdam, la sharing city chiama Milano

Milano_Bike-Sharing-640x372Chiunque si occupi o si interessi degli sviluppi di nuovi modelli economici ha probabilmente una sua mecca privata, a seconda dell’aspetto di interesse. San Francisco, Londra o Tel Aviv come ecosistemi per le start up, Regno Unito o olanda per la circular economy, e cosi via.

Se il discorso cade sullo sviluppo di servizi collaborative, la cosiddetta sharing economy, facile che si finisca a parlare di Amsterdam.
Uno degli spunti piu interessanti del Disruptive Innovation Festival, in queste settimane, è stato proprio un documentario intitolato “Amsterdam, exploring the sharing city“, che racconta di diverse esperienze, alcune davvero pionieristiche, di esperienze  e servizi attivi in città.

Mi è molto piaciuto il racconto di uno dei primi servizi di car sharing di cui abbia avuto notizia, iniziato per passione e volontà di una singola persona più di venti anni fa, una persona che condivideva la sua macchina con qualche amico, per poi arrivare dopo dieci anni ad avere tre macchine e qualche amico in più e dopo venti anni una piccola società che ti permette di affittare la tua propria macchina ad altri utenti nei periodi in cui non la usi.

Un altro progetto che mi piace molto è Konnektid, una sorta di università del vicinato, in cui ognuno può proporsi per insegnare quello che sa far bene a chi ne ha bisogno. Una specie di riedizione delle vecchie banche del tempo insomma. Un po’ più in grande ma comunque a livello di quartiere o città.
Mi piace pensare che l’esigenza di servizi come questi sia stata sognata e immagina e sperimentata molti anni fa e che la tecnologia non l’abbia creata, ma solo resa possibile.
Amsterdam ha anche provato, una delle poche città al mondo, a darsi una regolamentazione per l’affitto breve di stanze private con servizi come AirBnB, con una formula molto semplificata per regolarizzare chi sfrutta questa opportunità per un totale inferiore alle 60 notti all’anno. Si tratta di un esperimento che hanno già dovuto modificare più di una volta in un anno e mezzo, e che al momento non sembra stia funzionando benissimo, ma è comunque un segnale di una città attenta ad accompagnare le evoluzioni della società.

Nel documentario si parla anche delle ragioni per cui ad Amsterdam e non altrove si è sviluppato un sistema molto favorevole a questo tipo di economia, e le risposte indicate sono le seguenti:

1) La città è geograficamente compatta e ben collegata.
2) C’è una significativa presenza di grandi corporation che spesso guidano la transizione verso nuovi modelli.
3) La città non si presta a ospitare molti parcheggi
4) La città è tradizionalmente aperta alle novità
5) Il governo della città supporta attivamente queste politiche.

Pensando a questo elenco, mi sono domandato quale di questi punti manchi a Milano, per poter essere un laboratorio di esperienze altrettanto avanzate. La risposta che mi sono dato è che forse solo sul fronte del governo cittadino il clima non sia mai stato particolarmente incoraggiante. Qualcosa però sta cambiando. Forse aiutata dalla preoccupazione per la massa di visitatori attesi per Expo, o aiutata da sollecitazioni puntuali, l’amministrazione comunale di Milano ha recentemente lanciato una consultazione pubblica sulla sharing economy, nella quale chiede a noi, i cittadini, cosa pensiamo di questi fenomeni e che tipo di azioni ci aspettiamo dall’Amministrazione stessa. Il tutto con l’obiettivo di dare un quadro di per la regolamentazione in città dei servizi condivisi (Uber compreso?)

Bello no?

Fine vita o fine uso? Le parole sono importanti

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=B_zNIAVOaQI] Questa settimana il Disruptive Innovation festival ha ospitato due pesi massimi: Jeremy RIfkin e William McDonough,
Tutti conoscono Jeremy Rifkin (ma ci torneremo) mentre forse vale la pena spendere due parole su McDonough. Architetto di formazione, ha raggiunto la notorietà mondiale nel 2002 come coautore del bestseller Dalla culla alla culla, una filosofia di produzione che ha molto in comune con le basi dell’economia circolare.
Uno degli spunti più interessanti che ha dato nella sua presentazione è lessicale, e ha a che fare con la sua definizione (un po’ macchinosa) di “Nutrienti tecnici” cioè tutti i materiali non naturali, che andrebbero trattati in modo da poter essere usati in continuazione. Usati, non consumati. ha detto cose come “Qualsiasi materiale non naturale non ha un fine vita perchè non è vivo. Ha un fine uso.” Per rafforzare il concetto ha portato questo esempio, che in effetti mi ha molto colpito: “il 75 % dell’alluminio messo sul mercato nel 1800 è ancora in circolazione. Ci chiamiamo consumatori ma la maggior parte delle cose non le consumiamo. consumiamo il dentifricio, ma non un computer, o un auto”

Un altro cardine del suo discorso è legato al pensiero di un sistema produttivo che non solo non generi impatti ma contribuisca a rimediare alle pesanti conseguenze che l’attività umana ha comportato dalla rivoluzione industriale in poi.
Il famigerato ciclo Prendi Produci Smaltisci che caratterizza l’economia lineare dovrebbe diventare nella sua visione un Riprendi (ciò che è stato scartato in passato, ad esempio recuperando i rifiuti dalle cosiddette “miniere urbane”) Recupera/Riutilizza e Ripristina. E farlo, se possibile, come una sfida di design, che prescinde dalle norme e dalle regole, perchè “le norme ambientali sono segnali di un fallimento nel design.”