Category Archives: nuove idee

6 consigli per rendere la tua impresa circolare e sostenibile

Di Michael Ceruti

Economia Circolare: due parole, un concetto per introdurre un nuovo paradigma che ultimamente sembra essere molto in voga e sulla bocca di tutti. Come ogni buona tendenza che si rispetti anche l’Economia Circolare è stata figlia di numerose definizioni, critiche, commenti e dibattiti. Ma siamo sicuri che sia corretto definire l’Economia Circolare come una nuova tendenza? La risposta è piuttosto semplice: No. Essa infatti non solo rappresenta una necessità ma anche un’ opportunità incredibile per chi è interessato a massimizzare i propri ricavi nel più totale rispetto dell’ambiente e della società.

Nel digitare “Economia circolare definizione” su Google notiamo come l’ormai noto motore di ricerca ci mette a disposizione oltre 431.000 risultati provenienti dalle fonti più diversificate. Pur se non vi è un consenso unanime intorno alla definizione di Economia Circolare, il quadro in cui si è sviluppata e il coinvolgimento di tutti gli attori dell’attività economica ci fanno capire come sia molto limitata e sostanzialmente errata la definizione che danno alcuni, compresi buona parte dei media, dell’economia circolare come di una sorta di semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti.

La definizione ad oggi più conosciuta è quella data dalla Ellen Macarthur Foundation, la quale considera l’Economia Circolare come: “Un modello economico concepito ad essere rigenerativo nel quale i prodotti sono disegnati, concepiti e progettati a monte per essere di lunga durata e facilmente riutilizzabili, rigenerati e rifabbricati ed in ultima istanza riciclati”.

L’ADEME (l’Agenzia Francese per l’Ambiente e l’Energia) invece definisce l’Economia Circolare come “un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gi stadi del ciclo di vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e a diminuire l’impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone.

Il segreto della transizione dall’attuale modello economico lineare verso quello dell’ Economia Circolare sta nella partecipazione, impegno ed ingegno di diversi gruppi di persone. La ferocia competizione abbinata  alla crescente pressione sulle risorse naturali, la promulgazione dei 17 Obiettivi ONU dello Sviluppo Sostenibile (SDGs) e la presenza sempre più maggiore di consumatori attenti e sensibili agli impatti ambientali e sociali causate dalle imprese, mostrano come il “business as usual” dell’economia lineare fino ad ora utilizzato sia destinato presto a fallire. Questa consapevolezza sta spingendo le aziende a riconsiderare e ripensare il proprio modo di fare business.

Tutte le strade portano a Roma: utilizzando questo famoso proverbio come similitudine, anche le imprese hanno la possibilità di scegliere una o più vie (strade) per facilitare tale passaggio verso nuovi modelli d’impresa più circolari. Ma se si volesse intraprendere questo percorso, quali sarebbero gli step da seguire?

Abbiamo individuato sei fattori chiave che hanno la capacità di rendere il proprio business più circolare e sostenibile:

1- Forniture o acquisti sostenibili: sviluppare la capacità di provvedere a forniture di risorse provenienti da fonti rinnovabili, da riuso e da materiali riciclati, riciclabili o biodegradabili;
2- Recupero, riuso e riciclo delle risorse: ritirare il proprio prodotto giunto alla fine di un ciclo di vita per reimpiegarlo nuovamente;
3- Estensione della durata del prodotto:commercializzare prodotti pensati per durare a lungo nel tempo;
4- Piattaforme di condivisione: grazie ad una digitalizzazione sempre più avanzata, moltiplicare le piattaforme di collaborazione tra gli utenti per gruppi di prodotti;
5- Dal prodotto al servizio: adottare tale modello di business che negli ultimi anni è stato adottato per auto, apparecchi IT, musica e film in streaming, attrezzature sportive e diffonderlo anche in altri comparti come abbigliamento, arredamento, oggettistica, giocattoli e imballaggi.
6- Simbiosi Industriale: creare una simbiosi industriale cercando di disegnare un sistema caratterizzato da rapporti di interdipendenza funzionale in cui i prodotti di scarto di una linea di lavoro diventano un prezioso input per le altre linee. In questo modo si viene a configurare un sistema produttivo circolare, in cui scompare il tradizionale concetto di rifiuto.

Con il Quaderno Italiano di Economia Circolare realizzato da AISEC, la Nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” ed il documento “Verso un Modello di Economia Circolare per l’Italia” di recente finalizzate e pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare e del Territorio, si sono create le condizioni ideali per le imprese italiane per fare questo scatto in avanti ed accogliere nella propria visione, strategia e modo di fare business i principi dell’Economia Circolare cosi da poter valorizzare al meglio il Made in Italy, l’ambiente con le sue risorse ed il ruolo delle Piccole e Medie Imprese (PMI).

Per saperne di più sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

SDG 12: Interviste ad Eleonora Rizzuto e Valentino Bobbio sui nuovi modelli di produzione e consumo responsabili.

Di Michael Ceruti

In questa audio-intervista a cura di Ruggero Po, Eleonora Rizzuto, Presidente AISEC e Valentino Bobbio, Segreataio Generale di Next,  discutono su come garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. La Dottoressa Rizzuto analizza il livello di sensibilità nei confronti dell’economia circolare da parte di imprese, mondo della ricerca ed istituzioni, soffermandosi in particolare sul settore delle imprese per indicare cosa possono fare coloro che avviano un nuovo investimento e coloro che portano avanti un’attività già da anni.

Il Dottor Bobbio invece spiega cosa può fare il consumatore per indurre l’industria a produrre in modo più responsabile e nel rispetto dell’economia circolare. Inoltre, affronta il problema della difficoltà dei consumatori a sapere, quando fanno la spesa, se l’azienda produce effettivamente in maniera responsabile, raccontando dell’idea di creare un portale per imprese e cittadini per andare incontro al consumatore. Entrambi concludono sui vantaggi per le imprese a produrre in maniera responsabile e di come il cittadino può contribuire alla produzione responsabile e che cosa può fare l’Italia in merito alla riduzione dei rifiuti.

Per saperne di più, ascolta l’intervista integrale pubblicata nella nostra sezione Approfondimenti. (http://www.aisec-economiacircolare.org/articoli/?preview_id=7889&preview_nonce=b3cc85f730&_thumbnail_id=-1&preview=true)

Il World Business Council for Sustainable Development ha stilato una guida pratica che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. E avverte: «Non farlo potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine»

Non integrare gli Sdgs nelle strategie d’impresa potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine. Lo rileva il World Business Council for Sustainable Development che ha deciso di stilare una guida pratica  (CEO-Guide-to-the-SDGs_INTERACTIVE )che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. In altri termini, le imprese dovrebbero riuscire a usare gli Sdgs come lenti attraverso le quali tradurre i bisogni globali in soluzioni di business, sbloccando risorse e posti di lavoro. E le soluzioni in chiave di Economia Circolare sono ai primissimi posti.

«Queste soluzioni – spiega il Wbcsd nella guida – permetteranno alle società di gestire meglio i propri rischi, anticipare la domanda dei consumatori e costruire posizioni nei mercati in crescita, assicurarsi l’accesso alle risorse necessarie e rafforzare la supply chain, contribuendo allo stesso tempo al raggiungimento globale degli Sdgs». Anche perché, il messaggio è chiaro, gli Sdgs non potranno essere realizzati senza l’engagement del mondo imprenditoriale. «Il settore privato – dice il Wbcsd – ha un ruolo critico da giocare come fonte finanziaria, come driver di innovazione e sviluppo tecnologico, e come motore chiave per la crescita economica e l’occupazione».

E’ Grape Leather la prima start-up Italiana vincitrice del Global Change Award

Di Michael Ceruti

L’Italia vanta nel mondo diversi primati e da oggi ne potrà aggiungere uno in più alla sua bacheca; Infatti è tutto italiano il team vincitore della seconda edizione del Global Change Award 2016, il prestigioso contest lanciato dalla H&M Foundation e rivolto a premiare aziende e progetti che intraprendono nuovi modelli di business e di sviluppo a favore dell’ambiente e dell’economia circolare.

Grape Leather, il nome della Start-Up formata e guidata da Rossella Longobardo, ha presentato l’iniziativa Wineleather che consiste nella creazione di una pelle 100% vegetale ottenuta dagli scarti della vinificazione. << Abbiamo creato e brevettato un innovativo processo produttivo – spiega Tessitore ideatore di Wineleather al Sole 24 Ore- che trasforma le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia in un materiale ecologico con le stesse caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali di una pelle>>. Questo innovativo procedimento, che non impiega prodotti chimici e limita al massimo gli sprechi,  risulta essere un passo cruciale per quanto riguarda la transizione dall’economia lineare a quella circolare nel settore della pelletteria.

Il Global Change Award aveva stanziato una somma di 1 milione di euro da suddividere tra i primi cinque classificati. Per i team premiati ora inizia un anno d’incubazione e di consulenza fornito dall’H&M Foundation, in collaborazione con Accenture e Kth Real Institute of Technology di Stoccolma. Il programma aiuterà i vincitori a sviluppare le loro idee, concentrandosi su tre aree principali: economia circolare, innovazione e network nell’industria della moda.

Sono diverse ormai nel mondo le start up impegnate nel produrre pelli e tessuti vegetali riciclando gli scarti alimentari. Tra queste è opportuno citare Orange Fiber che come Wineleather è un’ iniziativa totalmente made in Italy  che crea tessuti dagli scarti delle arance.  L’idea che il materiale destinato allo smaltimento possa essere trasformato in un nuovo prodotto è alla base della filosofia di H&M e dell’economia circolare rappresentando una chiave di volta per un futuro all’insegna della sostenibilità e della green economy.

L’industria della moda è uno dei settori più inquinanti al mondo secondo solo a quello dei combustibili fossili. L’attenzione dei consumatori verso prodoti più sostenibili quindi richiede di ricostruire e rivedere l’intera catena del valore della moda e per le aziende un nuovo modo di fare business che diventi più sostenibile. Il Global Change Awards è la prima iniziativa di questo genere nella moda nella speranza che questo servi da esempio e stimolo allo sviluppo di progetti innovativi che possano così contribuire alla costruzione di un futuro sostenibile e di un modello di economia circolare.

Inkless: la stampante senza inchiostro

Ogni anno il numero di cartucce di toner acquistate è elevatissimo: meno di un terzo sono riciclate e per decomporsi hanno bisogno di oltre 400 anni.

La nuova stampante sfrutterà un laser in grado di annerire la carta, con lo stesso principio con cui si può incendiare un foglio sfruttando il sole e una lente di ingrandimento. Ex studenti dell’università olandese di Delft hanno  messo a punto un laser all’infrarosso in grado di “stampare” punti neri: INKLESS.

Questa nuova tecnologia libera crea potenzialmente non solo una “stampante infinita” ma anche a minor impatto sull’ambiente.

Saranno necessari ancora un paio di anni per vedere le prime stampanti in commercio e i ricercatori sono molto fiduciosi sulla possibilità dii adattarle presto anche all’uso individuale e non solo alla grande industria.

Piatti bio nelle scuole di Milano

Il Comune di Milano è stato il primo, con l’inizio del nuovo anno scolastico, a dar vita  ad un servizio mensa ecologico al 100 %. Da quest’anno infatti tutti gli istituti della città lombarda utilizzeranno nelle loro mense esclusivamente contenitori usa e getta, completamente biodegradabili e compostabili. E’ il completamento di un percorso iniziato nel 2015 con le scuole primarie e che adesso permetterà di ridurre il consumo di plastica della città in modo drastico. Si stima infatti che questa scelta permetterà di risparmiare ogni anno circa 200 mila chili di plastica tra bicchieri, piatti e posate.

Si tratta di stoviglie ecologiche, generalmente in polpa di cellulosa, ottenuta dalla lavorazione della canna da zucchero e del bamboo che, proprio per la loro natura biodegradabile, possono essere conferite nella frazione umida dei rifiuti.

 

 

 

 

 

L’albergo del futuro

Dormire ad alta quota con un

Dormire ad alta quota con un “soffitto” stellato

L’hotel del futuro sarà trasparente, in plastica riciclata rinforzata e con vista suggestiva sulle stelle. Si tratta di vere e proprio “bolle” pressurizzate, adagiate sul terreno, con “muri” trasparenti, temperatura costante e illuminazione variabile a seconda del proprio umore dal rosso, al verde, al blu… Il buio potrebbe essere però la scelta migliore per apprezzare al meglio la loro unicità. Inizialmente pensata per gli alberi, è stata poi riadattata al terreno. Non è fantascienza, in Francia, i sito “Attrap’Rêves”  e “Nuit Nature” propongono già sistemazioni di questo tipo e “insolithome.com” addirittura una bolla immersa in un vasto parco con telescopio incluso

Le bolle possono essere utilizzate, non solo come alloggi, ma anche come spazi multifunzionali per eventi unici e suggestivi

Il focus di Bubble Tree, azienda produttrice delle strutture, è quello di offrire innovazione rispettando la natura e mitigando il più possibile l’impatto umano su questa.