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Conferenza – Economia Circolare: Le imprese protagoniste del cambiamento

La Camera di Commercio di Genova organizza nella giornata di domani la conferenza “Economia Circolare: Le imprese protagoniste del cambiamento” che vedrà l’intervento di AISEC volto ad approfondire il ruolo dell’ Economia Circolare nel contesto dell’Agenda 2030.

L’iniziativa prevede una tavola rotonda tra Imprese, Istituzioni e Associazioni di Categoria per presentare e condividere progetti di Economia Circolare, sviluppare nuove sinergie sul territorio ed avviare nuove imprese.

Sempre più enti locali, fondazioni, aziende pubbliche e private, stanno cominciando a sfruttare in maniera intensiva le opportunità dell’economia circolare per realizzare occasioni di business che vanno dalla gestione corretta dei rifiuti e da cicli produttivi più attenti alla sostenibilità ambientale.

Consulta la locandina qui sotto per saperne di più sull’incontro e su come partecipare.
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6 consigli per rendere la tua impresa circolare e sostenibile

Di Michael Ceruti

Economia Circolare: due parole, un concetto per introdurre un nuovo paradigma che ultimamente sembra essere molto in voga e sulla bocca di tutti. Come ogni buona tendenza che si rispetti anche l’Economia Circolare è stata figlia di numerose definizioni, critiche, commenti e dibattiti. Ma siamo sicuri che sia corretto definire l’Economia Circolare come una nuova tendenza? La risposta è piuttosto semplice: No. Essa infatti non solo rappresenta una necessità ma anche un’ opportunità incredibile per chi è interessato a massimizzare i propri ricavi nel più totale rispetto dell’ambiente e della società.

Nel digitare “Economia circolare definizione” su Google notiamo come l’ormai noto motore di ricerca ci mette a disposizione oltre 431.000 risultati provenienti dalle fonti più diversificate. Pur se non vi è un consenso unanime intorno alla definizione di Economia Circolare, il quadro in cui si è sviluppata e il coinvolgimento di tutti gli attori dell’attività economica ci fanno capire come sia molto limitata e sostanzialmente errata la definizione che danno alcuni, compresi buona parte dei media, dell’economia circolare come di una sorta di semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti.

La definizione ad oggi più conosciuta è quella data dalla Ellen Macarthur Foundation, la quale considera l’Economia Circolare come: “Un modello economico concepito ad essere rigenerativo nel quale i prodotti sono disegnati, concepiti e progettati a monte per essere di lunga durata e facilmente riutilizzabili, rigenerati e rifabbricati ed in ultima istanza riciclati”.

L’ADEME (l’Agenzia Francese per l’Ambiente e l’Energia) invece definisce l’Economia Circolare come “un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gi stadi del ciclo di vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e a diminuire l’impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone.

Il segreto della transizione dall’attuale modello economico lineare verso quello dell’ Economia Circolare sta nella partecipazione, impegno ed ingegno di diversi gruppi di persone. La ferocia competizione abbinata  alla crescente pressione sulle risorse naturali, la promulgazione dei 17 Obiettivi ONU dello Sviluppo Sostenibile (SDGs) e la presenza sempre più maggiore di consumatori attenti e sensibili agli impatti ambientali e sociali causate dalle imprese, mostrano come il “business as usual” dell’economia lineare fino ad ora utilizzato sia destinato presto a fallire. Questa consapevolezza sta spingendo le aziende a riconsiderare e ripensare il proprio modo di fare business.

Tutte le strade portano a Roma: utilizzando questo famoso proverbio come similitudine, anche le imprese hanno la possibilità di scegliere una o più vie (strade) per facilitare tale passaggio verso nuovi modelli d’impresa più circolari. Ma se si volesse intraprendere questo percorso, quali sarebbero gli step da seguire?

Abbiamo individuato sei fattori chiave che hanno la capacità di rendere il proprio business più circolare e sostenibile:

1- Forniture o acquisti sostenibili: sviluppare la capacità di provvedere a forniture di risorse provenienti da fonti rinnovabili, da riuso e da materiali riciclati, riciclabili o biodegradabili;
2- Recupero, riuso e riciclo delle risorse: ritirare il proprio prodotto giunto alla fine di un ciclo di vita per reimpiegarlo nuovamente;
3- Estensione della durata del prodotto:commercializzare prodotti pensati per durare a lungo nel tempo;
4- Piattaforme di condivisione: grazie ad una digitalizzazione sempre più avanzata, moltiplicare le piattaforme di collaborazione tra gli utenti per gruppi di prodotti;
5- Dal prodotto al servizio: adottare tale modello di business che negli ultimi anni è stato adottato per auto, apparecchi IT, musica e film in streaming, attrezzature sportive e diffonderlo anche in altri comparti come abbigliamento, arredamento, oggettistica, giocattoli e imballaggi.
6- Simbiosi Industriale: creare una simbiosi industriale cercando di disegnare un sistema caratterizzato da rapporti di interdipendenza funzionale in cui i prodotti di scarto di una linea di lavoro diventano un prezioso input per le altre linee. In questo modo si viene a configurare un sistema produttivo circolare, in cui scompare il tradizionale concetto di rifiuto.

Con il Quaderno Italiano di Economia Circolare realizzato da AISEC, la Nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” ed il documento “Verso un Modello di Economia Circolare per l’Italia” di recente finalizzate e pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare e del Territorio, si sono create le condizioni ideali per le imprese italiane per fare questo scatto in avanti ed accogliere nella propria visione, strategia e modo di fare business i principi dell’Economia Circolare cosi da poter valorizzare al meglio il Made in Italy, l’ambiente con le sue risorse ed il ruolo delle Piccole e Medie Imprese (PMI).

Per saperne di più sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

Approvata la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenbile

di Michael Ceruti

Nella seduta del 22 Dicembre 2017, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha approvato la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) che era stato presentato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 02 Ottobre 2017.

La Strategia, che rappresenta il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata nel 2015 dall’ONU,  intende disegnare una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità, quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese.

Il presente documento è considerato sia come un aggiornamento della precedente “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010” sia come uno strumento per inquadrare la stessa nel più ampio contesto di sostenibilità economico-sociale delineato dall’Agenda 2030. L’accordo di Parigi sul clima è stato firmato da 175 Paesi con l’ Italia che lo ha ratificato il 27 Ottobre 2016 giusto in tempo per l’inizio della Cop22 in Marocco. L’Agenda 2030 rappresenta la chiave di volta per uno sviluppo del pianeta rispettoso delle persone e dell’ambiente, incentrato sulla pace e sulla collaborazione, capace di rilanciare anche a livello nazionale lo sviluppo sostenibile, nell’ambito di quattro principi guida:

  • Integrazione
  • Universalità
  • Inclusione
  • Trasformazione

Già nel prossimo quinquennio, l’obiettivo primario della Strategia sarà quello di migliorare le condizioni di benessere socio-economico che caratterizzano il nostro Paese: ridurre povertà, disuguaglianze, discriminazione e disoccupazione (soprattutto femminile e giovanile); assicurare la sostenibilità ambientale; ricreare la fiducia nelle istituzioni; rafforzare le opportunità di crescita professionale, studio, formazione; restituire competitività alle imprese attraverso una quarta rivoluzione industriale basata su tecnologie innovative e sostenibili.

E per quanto riguarda l’Economia Circolare, quali step prevede il Documento?

Bisogna inanzitutto sottolineare che sia la stesura della Strategia che la sua approvazione da parte del CIPE, sono il risultato di una profonda consultazione tra i vari stakeholders ed esperti del settore, che ha portato alla luce anche la pubblicazione del documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia – Documento di inquadramento e posizionamento strategico”.

La Strategia pone come modello di riferimento quello dell’Economia Circolare caratterizzato da basse emissioni di CO2 e resiliente ai cambiamenti climatici, alla perdità di biodiversità, alla modificazione dei cicli biogeochimici fondamentali (quali carbonio, azoto, fosforo) ed ai cambiamenti nell’utilizzo del suolo. Sono queste le principali aree strategiche, in particolare ambientali su cui la nuova Strategia intende intervenire.

Per raggiungere il successo sperato nel lungo periodo, il SNSvS dovrà stimolare e favorire l’utilizzo di modelli di produzione e consumo sostenibili e circolari. L’Economia Circolare è un paradigma che ha valenza non solo ambientale (in termini di maggiore efficienza delle risorse, eliminazione degli impatti ambientali incompatibili con le capacità auto-rigenerative dei sistemi naturali, chiusura dei cicli materiali di produzione e consumo, eliminazione degli sprechi e riduzione dei rifiuti), ma pone anche le basi per rafforzare l’integrazione tra i tre pilastri dello sviluppo sostenibile. Attraverso la realizzazione di nuovi modelli di produzione, distribuzione e consumo orientati alla sostenibilità, l’Economia Circolare mira, infatti, a stabilire nuove relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di coesione e responsabilità sociale, di accesso equo alle risorse, di rispetto della dignità del lavoro e di inclusione sociale.

Leggi il documento integrale della nuova Strategia (link) per scoprire quali altri punti sono stati affrontati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Per saperne di più invece sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

AISEC interverrà al seminario “Per ARPA Umbria 4.0” il 6 Dicembre 2017

La missione istituzionale di Arpa Umbria è conoscere lo stato dell’ambiente umbro e garantire l’interesse generale alla tutela di ambiente e salute. La “rivoluzione digitale” verso ciò che si definisce 4.0 impone all’Agenzia ARPA Umbria di aggiornare missione e strumenti per assicurare servizi efficienti a persone, imprese e territorio.
Per avviare questo percorso di aggiornamento, Arpa Umbria organizza il 6 dicembre alle ore 15.00, presso la Sala congressi della propria sede di Terni (via Carlo Alberto Dalla Chiesa 32), un seminario dedicato all’impatto della rivoluzione digitale sui modelli di produzione, consumo e più in generale di vita.

AISEC sarà presente con il nostro Presidente la Dott.ssa Eleonora Rizzuto che interverrà in merito all’argomento “Adattamento e SDGs”. Di seguito potrete trovare il resto degli interventi programmati dal seminario.

Programma:

h 15.00
Ambiente, Salute, Innovazione, Citizen Science: mission di Arpa Umbria in epoca 4.0
Dr. Walter Ganapini, Direttore Generale Arpa Umbria

Adattamento e SDG’s
Dr.ssa Eleonora Rizzuto, Presidente Ass. It. Svil.

Economia Circolare Resilienza
Prof. Federico Rossi, Coordinatore Polo Scientifico Didattico di Terni, UniPg

Generatività
Prof. Cristina Montesi, Dip. Economia Polo Scientifico Didattico di Terni, UniPg

h 16.00
Amministrare l’ambiente: semplificazione, trasparenza, efficienza in epoca 4.0
Ing. Giuseppe Magro, Qcumber Project/IAIA

h 16.30
I cittadini consum-attori nella nuova economia in epoca 4.0
Ing. Giovanni Battista Costa, Presidente NExT – Nuova Economia per Tutti

h 17.00
Città e Territori tra Smart e Disruptive in epoca 4.0
Prof. Giuseppe Longhi, IUAV

h 17.30
Il lavoro in epoca 4.0
Dr. Marco Bentivogli, Segretario Generale FIM-CISL

h 18.00
L’industria in epoca 4.0 
Dr. Antonio Alunni, AU Fucine Umbre, Presidente Confindustria Umbria

Formazione, networking e collaborazione: fattori cruciali per le aziende interessate all’economia circolare.

Il Presidente AISEC la Dottoressa Eleonora Rizzuto è stata intervistata al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale a Milano lo scorso Ottobre dove era intervenuta per parlare di Economia Circolare e di come le aziende ed i vari stakeholders possano abbracciare a 360 gradi questo nuovo modello di fare business.

Secondo il Presidente, fondatrice di AISEC nel 2014, è giunto il momento, nel contesto Italiano, di fare uno scatto in avanti verso un nuovo modello di fare economia che differisce da quello tradizionale lineare. L’obiettivo primario di AISEC è sempre stato quello di creare un networking forte fra le imprese e le cooperative locali e territoriali di modo da creare awareness su tale tematica ed accompagnarle passo dopo passo in questa transizione.

La dottoressa inoltre aggiunge: “Secondo da quanto è emerso dal primo quaderno di economia circolare – che ha raccolto la testimonianza di centinaia di aziende – ci siamo resi conto che c’è bisogno di formazione e di far capire che parliamo di un modello integrato e di un nuovo modo di produrre“.

“L’attività di formazione è un aspetto fondamentale” – continua Il Presidente AISEC – “e noi come AISEC ci poniamo come obiettivo quello di offrire formazione sul concetto di economia circolare e sulle modalità pratiche, operative e progettuali alle imprese che vogliono adottare tale modello

Segui l’intervista integrale per scoprire quali altri punti sono stati affrontati dalla Dottoressa Rizzuto sul concetto di economia circolare. Per saperne di più sulle nostre iniziative ed in particolar modo sull’attività formativa che AISEC sta portando avanti non esitate a contattarci (info@aisec-economiacircolare.org) e di seguire le ultime news sul nostro sito e sui nostri canali social media (Linkedin & Twitter)

L’economia circolare nel contesto delle aziende italiane

Di Eleonora Rizzuto
  
Cresce l’interesse delle imprese verso il modello economico a favore dell’ambiente, ma la risposta pratica rimane ancora timida, collocando il mondo imprenditoriale italiano agli ultimi posti in Europa per numero di casi concreti.
Luglio-Agosto 2017

Il passaggio da una “economia lineare”, basata sulla creazione, fruizione e smaltimento del prodotto, ad una “economia circolare”, che estenda la vita di beni e risorse tramite la rigenerazione, il riuso e l’utilizzo di materie prime riciclate, si sta rivelando un modus operandi che favorisce il rispetto dell’ambiente e anche la competitività aziendale.

La recente pubblicazione del “Quaderno Italiano di Economia Circolare” a cura di Aisec – Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare, in collaborazione con Altis e Bureau Veritas Italia, rivela l’importanza del modello e l’interesse crescente delle Imprese italiane seppur restando agli ultimi posti in Europa per numero di casi concreti.

Fare di necessità virtù, riuscire a trasformare un esubero o un rifiuto in una “risorsa”, pensare un prodotto in chiave rigenerativa: questi i cardini principali dell’economia circolare, il modello di sviluppo che abbandona il modello dell’uso e rifiuto senza creazione di valore, e che mira a chiudere i cicli. Non solo il riuso, ma anche differenziare, riciclare e, soprattutto, pensare e progettare i prodotti in modo tale che, una volta arrivati a fine ciclo vita, possano essere facilmente disassemblati, riciclati, o riutilizzati per altri fini.

L’idea dell’economia circolare si è progressivamente evoluta e allargata e oggi riguarda molti settori merceologici; il comparto dell’energia risulta essere tra i primi in grado di guidare l’intero processo in quanto si dota di fonti di energia rinnovabile, fulcro dell’economia circolare; inoltre, attraverso progetti che riguardano la risorsa più importante del pianeta terra, l’acqua, le aziende di questo settore soprattutto del Nord Europa, pongono al centro un binomio imprescindibile, acqua ed energia, essendo l’acqua la più antica e più sfruttata fonte di energia rinnovabile. Ma molti altri casi li ricaviamo dalla manifattura artigianale e di alta gamma, dal settore delle ceramiche e materiali edili, dalla cosmesi, dall’industria automobilistica ed infine dal settore degli imballaggi.

Ma qual è la risposta delle imprese italiane?

I risultati dell’inchiesta sono stati pubblicati nel “Quaderno Italiano di Economia Circolare” www.aisec-economiacircolare.org ed evidenziano l’interesse crescente delle imprese verso il modello economico pur essendo ancora timida la risposta in casi concreti. Infatti il questionario su cui si basa il Quaderno è stato somministrato a circa 30mila imprese, di cui 1000 hanno iniziato a rispondere ai quesiti, mentre solo il 12% di queste è giunta a completare il questionario per intero. Il dato mostra senz’altro un forte interesse nei confronti del tema (l’iniziale risposta positiva al questionario) ma poi poche aziende hanno potuto far fronte alle domande più tecniche delle sezioni 2 e 3, mostrando ancora difficoltà nella pratica di soluzioni concrete in chiave di economia circolare.

Dal punto di vista territoriale, ogni Regione d’Italia è stata ben rappresentata rispondendo al questionario almeno un’impresa, ad eccezione della Valle D’Aosta. La regione Lombardia con 33,93% delle imprese è quella col maggior numero di quesiti completati, seguita da Lazio 12,5% ed Emilia Romagna 8,04%.

Il questionario somministrato alle aziende è stato strutturato in quattro macro sezioni: la prima ha riguardato le informazioni generali significative dell’Azienda; la seconda ha risposto all’esigenza di entrare in modo pratico nel tema trattato. L’analisi verteva su se e come l’azienda abbia adottato il modello di economia circolare, quali siano le pratiche in atto, quali siano le difficoltà riscontrate e, infine, come sia possibile diffondere e implementare la formazione specifica sul tema dell’economia circolare; la terza sezione ha analizzato alcuni indicatori di circolarità prendendo in considerazione diversi parametri per identificare le performance aziendali e gli strumenti adottati per aumentare l’efficienza, l’innovazione e la sostenibilità sul medio-lungo periodo.
Nello specifico i quesiti hanno riguardato le modalità di monitoraggio delle fonti di energia e dei consumi energetici al fine di ridurre le emissioni; l’adozione/l’utilizzo di un sistema per la valorizzazione di rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde al fine di implementarne il riutilizzo; 
la valutazione di partnership con altri soggetti della filiera produttiva; 
lo studio Lca (Life-Cicle Assessment) su prodotti differenti; la quarta e ultima sezione ha esplorato le aspettative delle aziende, in relazione alle iniziative che sarebbero auspicabili per favorire l’ulteriore diffusione di una cultura orientata all’economia circolare e la realizzazione di iniziative e progetti dedicati.

In questa sezione sono emersi commenti e valutazioni forse utili ai decisori politici del nostro Paese, affinché pongano le basi solide per un reale cambiamento e promuovano un deciso cambio di passo; oggi infatti le dinamiche di sviluppo del modello di economia circolare si basano esclusivamente su processi aziendali di tipo volontaristico, rappresentando spesso una scommessa isolata di qualche imprenditore illuminato ma che rischia di restare fine a se stessa se non si interviene con un sistema premiante. Basterebbe dare un’occhiata agli incentivi previsti nelle economie dell’Europa del Nord, partendo dalla vicina Francia, per rendersi conto dei benefici che se ne traggono sia in chiave ambientale, sociale che economica per i singoli Paesi e per le Aziende.

Presentato il Quaderno Italiano di Economia Circolare

Di Michael Ceruti

AISEC, insieme a Bureau Veritas Italia ed Altis (Universita’ Cattolica del Sacro Cuore), ha presentato lo scorso Maggio il primo Quaderno Italiano di Economia Circolare. L’idea di realizzare questo Quaderno  nasce dalla volonta’ di contribuire alla diffusione di una cultura aziendale orientata all’economia circolare ed all’approfondimento delle strategie e modalita’ attraverso cui quest’ultima puo’ essere messa in atto dalle imprese.

Per rendere possibile la transizione da un tipo di economia lineare ad una circolare, le imprese essendo le protagoniste principali giocano un ruolo di primaria importanza, in quanto sono chiamate a rivedere i propri processi produttivi e modelli di fare business al fine di minimizzare l’utilizzo di nuove risorse ed estendere la vita utile di quelle gia’ in uso. Il crescente impegno delle aziende nell’economia circolare e’ anche promosso dal contesto normativo a livello sia europeo che italiano: negli ultimi anni sono stati numeosi gli interventi volti a sostenere il superamento del tradizionale modello di produzione lineare: Infatti l’italia si dimostra piu’ che pronta ad affrontare tale sfida grazie, in particolare, alle diverse misure intraprese con la Legge 221 e con la “Green Act”, attualmente in elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente.

Il Quaderno inoltre presenta i dati relativi alla ricerca condotta nei primi mesi del 2017 su un campione di 122 imprese, volta a comprendere se e in che misura l’economia circolare si sta affermando e diffondendo in Italia. I risultati sottolineano come le imprese abbiano voglia di cambiare ed impegnarsi nella trasformazione dei propri metodi di lavoro a favore di modalita’ circolari: infatti il 91.7% degli intervistati dichiara che sia ormai una necessita’ quella di passare ad un modello di economia circolare mentre il 63.4% afferma che tale concetto si e’ ormai consolidato all’interno della propria policy aziendale.

Per scoprire ulteriori risultati ed approfondire il tema dell’economia circolare in Italia e quali strategie le aziende stanno adottando, consulta il Quaderno Italiano di Economia Circolare presente nella nostra sezione “Approfondimenti”

SDG 12: Interviste ad Eleonora Rizzuto e Valentino Bobbio sui nuovi modelli di produzione e consumo responsabili.

Di Michael Ceruti

In questa audio-intervista a cura di Ruggero Po, Eleonora Rizzuto, Presidente AISEC e Valentino Bobbio, Segreataio Generale di Next,  discutono su come garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. La Dottoressa Rizzuto analizza il livello di sensibilità nei confronti dell’economia circolare da parte di imprese, mondo della ricerca ed istituzioni, soffermandosi in particolare sul settore delle imprese per indicare cosa possono fare coloro che avviano un nuovo investimento e coloro che portano avanti un’attività già da anni.

Il Dottor Bobbio invece spiega cosa può fare il consumatore per indurre l’industria a produrre in modo più responsabile e nel rispetto dell’economia circolare. Inoltre, affronta il problema della difficoltà dei consumatori a sapere, quando fanno la spesa, se l’azienda produce effettivamente in maniera responsabile, raccontando dell’idea di creare un portale per imprese e cittadini per andare incontro al consumatore. Entrambi concludono sui vantaggi per le imprese a produrre in maniera responsabile e di come il cittadino può contribuire alla produzione responsabile e che cosa può fare l’Italia in merito alla riduzione dei rifiuti.

Per saperne di più, ascolta l’intervista integrale pubblicata nella nostra sezione Approfondimenti. (http://www.aisec-economiacircolare.org/articoli/?preview_id=7889&preview_nonce=b3cc85f730&_thumbnail_id=-1&preview=true)

Presentazione del Quaderno Italiano di Economia Circolare: Le Imprese a confronto


Di Michael Ceruti

AISEC e Bureau Veritas Italia, con la partecipazione di ALTIS, presentano il quaderno ”Economia circolare in Italia: crescere tra sostenibilità, innovazione e competitività”, frutto di una survey che mette in luce lo stato dell’arte dell’Economia Circolare in Italia e ne promuove il dibattito per favorire una crescita sostenibile, innovativa e creativa.
Il seminario avrà luogo il 26 maggio, a partire dalle ore 14.00, presso Sala degli Stucchi – SV013, Università Cattolica ALTIS, via San Vittore 18, a Milano. La partecipazione è gratuita previa registrazione online

Il World Business Council for Sustainable Development ha stilato una guida pratica che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. E avverte: «Non farlo potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine»

Non integrare gli Sdgs nelle strategie d’impresa potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine. Lo rileva il World Business Council for Sustainable Development che ha deciso di stilare una guida pratica  (CEO-Guide-to-the-SDGs_INTERACTIVE )che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. In altri termini, le imprese dovrebbero riuscire a usare gli Sdgs come lenti attraverso le quali tradurre i bisogni globali in soluzioni di business, sbloccando risorse e posti di lavoro. E le soluzioni in chiave di Economia Circolare sono ai primissimi posti.

«Queste soluzioni – spiega il Wbcsd nella guida – permetteranno alle società di gestire meglio i propri rischi, anticipare la domanda dei consumatori e costruire posizioni nei mercati in crescita, assicurarsi l’accesso alle risorse necessarie e rafforzare la supply chain, contribuendo allo stesso tempo al raggiungimento globale degli Sdgs». Anche perché, il messaggio è chiaro, gli Sdgs non potranno essere realizzati senza l’engagement del mondo imprenditoriale. «Il settore privato – dice il Wbcsd – ha un ruolo critico da giocare come fonte finanziaria, come driver di innovazione e sviluppo tecnologico, e come motore chiave per la crescita economica e l’occupazione».

Premio di Eccellenza “Verso un’economia circolare” Edizione 2017

Di Michael Ceruti

Il prossimo 5 Maggio al Sustainability Festival 2017, a Bolzano, verrà lanciato il premio di eccellenza “Verso un’economia circolare” da parte di Fondazione Cogeme Onlus con il sostegno della Fondazione Cariplo e la collaborazione di Kyoto Club. Il premio rivolto principalmente ad Enti locali ed il mondo produttivo rientra nell’ambito del progetto “Verso un’economia circolare: avvio di un centro nazionale di competenza in provincia di Brescia” ed ha come obiettivo quello di porre l’attenzione sull’importanza del riciclo e riuso, sullo scambio di risorse e sulle opportunità offerte dagli innovativi modelli di simbiosi industriali che promuovono uno sviluppo dell’economia circolare.

All’iniziativa potranno candidarsi Enti Locali e Aziende che, negli anni 2016-2017, abbiano realizzato, avviato, o anche solo approvato ed autorizzato, interventi di diminuzione dei rifiuti ed un uso efficiente dei materiali di scarto in tutte le loro fasi di sviluppo. Il termine per la presentazione delle candidature e’ venerdi 15 Settembre 2017.

I partners del progetto sono: Kyoto Club, Fondazione Nymphe – Castello di Padernello, Provincia di Brescia, Università degli Studi di Brescia, Università Cattolica del Sacro Cuore e Cauto.

Ulteriori informazioni riguardanti la descrizione del premio e dell’evento, il regolamento e la modalità d’iscrizione potranno essere consultati nel seguente link: https://www.kyotoclub.org/docs/ECOCIRC_regolamento.pdf

Flyer del progetto e premio:

https://www.kyotoclub.org/docs/ECOCIRC_flyer_A5_fr.pdf

Programma Europeo Urban Innovative Action-Aquila 2017.

Di Michael Ceruti

Si è concluso con successo il workshop tenuto dal 6 all’8 Marzo a l’Aquila e finalizzato all’identificazione e definizione di un progetto innovativo nell’ambito dell’Economia Circolare. L’iniziativa lanciata dal Comune dell’Aquila,  e supportata dalla Scuola di Management non-profit  ASVI Social Change, ha come obiettivo quello di rafforzare il tessuto socio-produttivo della città in linea con l’opportunità di finanziamento del programma europeo Urban Innovative Action (UIA). Alla manifestazione di interesse lanciata dal Comune dell’Aquila  hanno aderito 33 tra pubbliche amministrazioni, associazioni e società di settore che hanno partecipato attivamente ai lavori del workshop dando il proprio contributo nello sviluppare idee innovative e sostenibili.

AISEC ha  risposto all’invito in linea con la sua missione di promuovere e sviluppare progetti fondati sull’economia circolare, che risulti inclusiva e sostenibile ed ha partecipato ai lavori con Egidio Bernini e Michael Ceruti. Gli organizzatori, le istituzioni e tutti gli stakeholders si sono dati appuntamento il 6 Marzo al Palazzo Fibbioni, sede del comune dell’Aquila. Dopo le presentazioni ed il saluto di benvenuto ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale, AISEC ha introdotto ai presenti i principi dell’economia circolare spiegando come il passare da un economia lineare ad una circolare sia un aspetto cruciale se si ha come obiettivo quello di minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente, sulla società e sull’economia. AISEC ha inoltre sottolineato come ci sia il bisogno di enormi sforzi nel superare la concezione dell’economia lineare, così fortemente radicata in noi, per ridurre non solo l’estrazione ed il consumo delle risorse naturali sempre più scarse, ma anche nel proporre una nuova visione del rifiuto che dovrebbe essere considerato non più come uno scarto ma piuttosto come un’opportunità nel generare benefici.

Sotto la guida dell’Ing. Alessio di Carlo coadiuvato da alcuni giovani corsisti del Master Internazionale Project Management for International Cooperation, le giornate si sono strutturate in fasi alterne, passando da sessioni di gruppo composti da 5-7 persone ciascuno, a sessioni in plenaria. Il primo giorno si conclude identificando i problemi, le carenze e le molteplici difficoltà che si sono create in seguito al terremoto, ma si è anche discusso sulle potenziali soluzioni e strategie necessarie per far ripartire il tessuto socio-produttivo aquilano.

Il secondo giorno il workshop si è trasferito dal palazzo Fibbioni alla sede della Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA). Dopo aver riassunto i messaggi chiave discussi nel primo giorno ed aver accorpato le numerose tematiche sotto 5 macroaree, si è passati alla formazione di nuovi gruppi di lavoro, uno per ciascuna delle cinque macroaree identificate: Investimenti, spazio urbano, piattaforma e comunità, piccola e media impresa e governance. Per ogni macroarea si richiedeva ai partecipanti, coadiuvati da facilitatori, di identificare e discutere almeno 3 argomenti innovativi connessi alla tematica dell’economia circolare.

I risultati sono stati finalizzati nel terzo giorno, dove ciascun facilitatore ha illustrato gli argomenti trattati nel proprio gruppo assieme alle diverse idee sviluppate. Per concludere il workshop l’Ing. Di Carlo,  ha raggruppato le proposte e ha tracciato una bozza di progetto che, nelle prossime  settimane verrà finalizzato, formalizzato e presentato prima del 14 di Aprile, data di scadenza del bando europeo.

I saluti ed i ringraziamenti da parte dell’Amministrazione Comunale concludono tre giorni intensi di workshop con la speranza e l’augurio che il lavoro partecipativo di tutti gli stakeholders si traduca nella presentazione di un progetto che ottenga il finanziamento e sia implementato con successo e raggiunga il suo obbiettivo di migliorare il tessuto socio-economico della città.

Per maggiori informazioni sul workshop è possibile consultare il report del Comune dell’Aquila cliccando il seguente link: http://www.comune.laquila.gov.it/pagina1640_programma-uia.html

RIFIUTI ZERO? Sì, in una economia circolare, etica e socialmente responsabile

Di Guido Mosca

Lo scorso 22 febbraio a Mestre (VE) si è tenuta la conferenza dal titolo “RIFIUTI ZERO? Sì, in una economia circolare, etica e socialmente responsabile”, organizzata da ArcSOS (Archivi della Sostenibilità dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) in collaborazione con la Fondazione Università Ca’ Foscari.

Introducendo l’argomento, il prof. Giorgio Conti ha inquadrato il tema dei rifiuti e dell’economia circolare nell’ampio spettro di tematiche che hanno contraddistinto negli ultimi anni le iniziative di ArcSOS, sempre caratterizzate da una grande attenzione ai temi della tutela ambientale, e ha poi ricordato come il rapporto tra i rifiuti e le società che li producono abbia da lungo tempo richiamato l’attenzione, oltre che della politica, anche di rilevanti esponenti del mondo della cultura e dell’arte: dall’artista italiano Michelangelo Pistoletto, che realizzò già nel 1967 la “Venere degli stracci” ponendo l’attenzione al tema dei rifiuti e del consumismo, al regista Pier Paolo Pasolini col suo progetto incompiuto di un film dal titolo “Appunti per un romanzo sull’immondizia” (inizio anni ’70), di cui sono state ritrovate le pellicole, all’artista e pensatore tedesco Joseph Beuys che propugna un mondo in equilibrio con la natura, citando infine l’impegno e il pensiero di Alexander Langer, politico ambientalista altoatesino che invocava la necessità di una “conversione ecologica” (1994), e di Gunter Pauli, economista e scrittore belga che nel 2010 pubblica il libro “The Blue Economy” con l’intento di stimolare il mondo delle imprese a migliorare drasticamente i propri standard di sostenibilità.

L’intervento del prof. Guido Viale, sociologo e autore di numerosi testi in cui ha affrontato il tema dei rifiuti, fra cui citiamo “Azzerare i rifiuti – Vecchie e nuove soluzioni per una produzione e un consumo sostenibili” (2008) e “La civiltà del riuso – Riparare, riutilizzare, ridurre” (2010), ha ricordato come i rifiuti costituiscano purtroppo una componente essenziale dell’attuale modello di produzione e di consumo. Molto spesso l’auspicio delle imprese è proprio quello che il loro prodotto diventi il prima possibile un rifiuto per essere sostituito da un prodotto nuovo (si pensi a tutti i prodotti usa e getta). E in realtà un volume considerevole delle cose che noi acquistiamo quotidianamente, rappresentato dagli imballaggi, finisce nei vari contenitori dei rifiuti poco dopo essere entrati in casa nostra, avendo esaurito il loro compito. Questo fenomeno è stato esaltato dal dilagare del modello di vendita basato sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).Il cambiamento auspicabile di questo modello verso un modello di economia circolare ha bisogno del coinvolgimento e dell’impegno diretto della cittadinanza (in primis di noi consumatori) in vari momenti. Il primo è il momento dell’acquisto in cui deve avvenire una modifica dei comportamenti di consumo in senso più responsabile e sostenibile. Il secondo momento è quello della separazione (differenziazione) dei materiali di scarto (rifiuti) che deve avvenire nel modo più rigoroso possibile tanto a livello industriale (produttivo) quanto a livello domestico. In terzo luogo Viale fa notare che non può esistere un’economia circolare senza una cultura della riparazione dei beni, e dunque della volontà di far durare i prodotti il più a lungo possibile attraverso la manutenzione e la riparazione. Questo implica la necessità di formare e incentivare le professioni dei riparatori nonché rimuovere a monte gli ostacoli alla possibilità di riparare i beni acquistati (ad esempio lottando contro la cosiddetta obsolescenza programmata praticata da molti produttori o la progettazione di beni di durata limitata). Stiamo parlando quindi della necessità di un nuovo paradigma produttivo.

In seguito sono intervenuti Silvia Lombardo e Tommy Meduri che hanno illustrato più nel dettaglio i fondamenti dell’economia circolare, mostrando anche un breve video illustrativo realizzato dalla Ellen MacArthur Foundation. Si sono soffermati sulla illustrazione di alcuni esempi di buone pratiche di economia circolare mostrando come sia necessario per il mondo delle imprese rivedere il proprio modello di business e il loro approccio non solo verso il proprio interno ma anche (e forse soprattutto) verso l’esterno ricercando quelle sinergie fra diversi settori produttivi che tradizionalmente non venivano invece considerati come interessanti. Uno dei settori su cui la sperimentazione del modello circolare ha dato ottimi risultati è quello vitivinicolo e i risultati di un progetto, promosso e realizzato da ArcSOS, sono stati presentati lo scorso novembre a Rimini nell’ambito della fiera Ecomondo. In sostanza si è intervenuti su tutti i passaggi della filiera produttiva del vino trovando i possibili legami con altre filiere (dalla industria cosmetica alle distillerie, ai produttori di compost e poi all’industria del vetro, della carta e del sughero).

E proprio sul tema del recupero dei tappi di sughero si è incentrata la testimonianza di Roberta Masat che ha raccontato la sua esperienza, realizzata in collaborazione con la società Amorim Cork, per il recupero dei tappi di sughero, materiale nobile e pregiato, e che ha dato vita all’iniziativa denominata “TappoDiVino” nata come spin off di ETICO, progetto realizzato appunto da Amorim Cork, con l’obiettivo di sottrarre all’immondizia tonnellate di questo materiale, restituire valore economico al sughero attraverso il suo riutilizzo, per esempio nel settore edilizio, e, non ultimo per importanza, educare i cittadini a non sprecare risorse, attraverso il coinvolgimento a titolo volontario di scuole, istituzioni pubbliche e private e numerosissime persone. Il tutto generando anche delle risorse per finanziare importanti progetti di solidarietà gestiti da organismi Onlus sul territorio.

Padova, 23 febbraio 2017

L’Economia Circolare: nuova frontiera per la Responsabilità Sociale d’Impresa

di Eleonora Rizzuto

La responsabilità sociale di impresa (Corporate social responsibility – Csr) è quel comportamento responsabile che l’impresa mostra verso i suoi stakeholder, ovvero verso soggetti, individuali o collettivi, portatori di interessi verso l’impresa con i quali quest’ultima interagisce direttamente o indirettamente: lavoratori, fornitori, consumatori, istituzioni, pubblica amministrazione, sindacati, tutti attori del territorio e dell’ambiente di riferimento.

Secondo questo approccio, un’impresa è socialmente responsabile se e quando agisce in modo da coniugare i propri interessi e quelli di tutte le parti interessate o legate ad essa. Il comportamento socialmente responsabile di un’impresa, dunque, si riverbera in primis nel rispetto delle norme e regole relative alla dimensione del lavoro, all’ambiente e della sua sostenibilità, al rapporto clienti-fornitori, alle strategie di gestione d’impresa, al rapporto con i lavoratori e con i consumatori. Ma può andare anche oltre talvolta. Spesso la CSR può rappresentare una leva importante di rinnovamento e di innovazione anche tecnologica, quando essa coniuga processi e modalità che intaccano direttamente le produzioni.Ma in che modo si concretizza tutto questo?

La sfida per la costruzione di “un’altra economia” attribuisce alle imprese un ruolo di attore sociale inedito quanto fondamentale per poter creare nuovi valori accanto a quello economico.

La transizione verso un nuovo modello industriale è già partita e molto sta cambiando all’interno delle imprese: anche chi fino a qualche anno fa assisteva un po’ scettico al cambiamento, oggi non la pensa più così. I consumatori stessi chiedono prodotti ove sia chiara la tracciabilità e quindi vogliono conoscere se l’azienda che produce rispetti l’ambiente e non impieghi manodopera in nero.  Quando molti di noi più dieci anni fa hanno lasciato i rispettivi lavori investendo pioneristicamente nello sviluppo sostenibile, si aveva di fronte una strada solo in salita e molto ripida. Parafrasando il linguaggio calcistico, si aveva l’impressione di giocare sempre partite diverse, sempre fuori casa e senza arbitro. La sostenibilità sociale ed ambientale ha in sé elementi importanti che conducono a sedare i conflitti, a costipare la forza detonatrice degli interessi contrapposti, passando attraverso un nuovo modo di tessere le relazioni tra datore di lavoro e lavoratore, tra impresa produttrice e acquirente-cliente, tra impresa che consuma materie prime e le re-immette in circolo attraverso il riciclo e così via. Si torna a dialogare su piattaforme comuni, in grado di aggregare e non di dividere. In gioco c’è la stessa sopravvivenza dell’intero Eco-Sistema ambientale e sociale. Il profitto può essere re-investito in Sostenibilità e ciò, per la prima volta, a beneficio di tutti gli attori; al contrario, la compresenza di interessi contrapposti è fondamentale per garantire il pieno equilibrio dei tre ambiti in cui la Sostenibilità si sostanzia: la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Se si vuole affrontare la transizione della CSR verso un modello concreto di sviluppo sostenibile, non si può non citare l’economia circolare anche come fattore di crescita della domanda di lavoro.

La definizione di “economia circolare” ha fatto la sua prima comparsa a metà degli anni ’70 all’interno di un rapporto presentato alla Commissione europea. Il concetto che sta alla base e che segna un distacco netto dalle dinamiche dell’economia tradizionale è la non linearità dei processi che assumono quindi una dimensione “rigenerativa”, in assoluta identità con i cicli di vita biologici presenti in natura in grado di recuperare materia viva anche a fine vita. Tale modello si è diffuso molto a livello mondiale entrando, di fatto, nelle politiche di sviluppo di molti Paesi, dando anche vita ad azioni preventive come la progettazione dei prodotti di consumo in modo da renderli più idonei al disassemblaggio e al recupero di materiale.

La crescente consapevolezza dei gravi danni causati dalle attività umane all’ecosistema del nostro pianeta e la presa di coscienza della necessità di assumere come fondativi elementi quali la difesa dell’ambiente naturale e della biodiversità e la tutela delle comunità, ha gradualmente portato all’elaborazione di nuove concezioni di sviluppo che superano i concetti alla base della cosiddetta economia lineare, nell’ottica di una piena sostenibilità economica, ambientale e sociale, nell’assunto che se solo una di queste componenti fallisce, decade l’intero sistema.

L’ Economia Circolare è, quindi, un modello economico che va al di là dei meri perimetri aziendali e che implica modifiche profonde di processo importanti non solo all’interno delle aziende che vogliano dotarsi di tale modello ma anche nelle relazioni tra gli attori citati.

Nel microcosmo aziendale, che è in grado di incidere anche su un piano macroeconomico, si rispettano tre assiomi: il primo incide profondamente nella produzione e implica talvolta grandi investimenti in ricerca e sviluppo nella determinazione di una versione del prodotto e del suo packaging in chiave di riutilizzo (l’eco-concezione del prodotto); il secondo aspetto risiede nel ricorso esclusivo ad energie rinnovabili; il terzo deve naturalmente riguardare la propensione a minimizzare gli scarti di produzione, con l’obiettivo dei rifiuti zero. Si comprende facilmente come questi tre obiettivi coinvolgano concretamente l’azienda, i lavoratori, i sindacati, i consumatori, le istituzioni e in grande misura le università ed i centri di ricerca per le necessarie soluzioni innovative di prodotto.

Presentazione del Primo Rapporto dell’ASviS

Asvis ha annunciato la presentazione del suo primo rapporto. Dopo un anno dalla firma dell’Agenda dell’ONU sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, da raggiungere gli Obiettivi entro il 2030, ci si chiede quale possa essere il contributo dell’Italia e di ognuno di noi per avviare il nostro Paese verso un futuro sostenibile da un punto di vista socio-economico ed ambientale.

Il Rapporto dell’ASviS, realizzato grazie al contributo dei suoi 130 aderenti, offre un primo quadro della situazione italiana rispetto agli impegni sottoscritti e formula raccomandazioni alle istituzioni politiche e agli altri attori della società italiana per disegnare la Strategia per lo sviluppo sostenibile.

La presentazione è prevista mercoledì 28 settembre alle 10 nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, nell’ambito della quale si terrà una tavola rotonda alla quale parteciperanno esperti e rappresentanti del mondo politico e istituzionale.

 

 

Roma 6 maggio 20:45 – Economia circolare: l’uomo al centro per un nuovo Rinascimento.

Eleonora Rizzuto: Economia circolare: l’uomo al centro per un nuovo Rinascimento.
In questo incontro si parlerà di quella ricerca che, dalla critica delle consuetudini delle modalità economiche cosiddette lineari « take, make, use, dispose » (prendi, fai, usa e getta), conduce alla ricerca di nuovi modelli di produzione e di consumo che prevedono fin dall’inizio del ciclo di produzione la possibilità e la necessità di un sempre più alto grado di riciclabilità degli scarti, ovvero portano verso quel che è chiamato « economia circolare ».
Obiettivo dell’economia circolare è contribuire al miglioramento della qualità di vita della collettività nel medio – lungo periodo in termini di prosperità, maggiore competitività, inclusività, salute, qualità della vita, creazione di posti di lavoro, miglioramento della sicurezza e dell’approvvigionamento delle risorse naturali e tutela degli ecosistemi.

Roma, VIALE TRASTEVERE, 203
Ingresso libero
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
 06 64561929
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