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Disruptive Innovation Festival – Informati in dieci tappe sull’economia circolare

Dal 20 ottobre e per le successive tre settimane c’è la possibilità di costruirsi una piccola cultura in tema di circular economy, grazie a DIF – Disruptive Innovation Festival, un festival gratuito e online dedicato all’innovazione più disorientante, quella che non introduce semplicemente un miglioramento delle funzionalità di un prodotto o di un servizio, ma genera un insieme di funzionalità nuove e sorprendenti per il mercato, e finisce per cambiare i modelli di business delle aziende e i comportamenti delle persone.  Pensate alla differenza tra l’arrivo delle macchine elettriche, da molti atteso come una tecnologia futuribile, ecologica e molto avanzata, e il probabile arrivo nel giro di pochi anni, delle Self Driving Cars, che già partecipano a gare dedicate e cominciano a girare per le strade.  Il primo è un esempio lodevole di innovazione. il secondo è una vera rivoluzione dei trasporti e della logistica.

Il festival è organizzato dalla Ellen MacArthur Foundation e fino al 14 novembre propone un programma di più di 200 iniziative.
I temi sono raggruppati in diversi percorsi. Uno riservato all’imprenditoria e alle start up, uno per gli educatori, uno dedicato al design e ai makers, ma anche un percorso rapido di introduzione agli aspetti della circular economy

Qui i tre principali appuntamenti della prima settimana (tutti il 20 ottobre)

Overcoming “Linear Lock-in”  – Il CEO della Fondazione Mac Arthur sarà online dalle 14 ora italiana per una lezione sul superamento di quella che potremmo definire “trappola lineare”, cioè del modello di produzione e consumo incardinato sul principio Produci-Consuma-Smaltisci che si sta dimostrando inadeguato alle sfide della crescita della popolazione e all’assottigliamento delle risorse. Il tipo di modello che l’economia circolare si propone di superare.

System Thinking and the circular economy – Una lezione sui modelli che spiegano il mondo come funziona e come protrebbe funzionare se il mondo produttivo provasse a imitare di più la natura dove tutto è fatto per essere rimesso in circolo. Online alle 16

Towards the Circular Economy – Dalle 18.30 un riassunto di quanto fatto in questi ultimi tre anni dalla fondazione Mac Arthur ripercorrendo i contenuti dei tre report finora rilasciati.

Buon festival a tutti!

Circular Economy Awards – Il primo premio dedicato all’economia circolare

Se avete bisogno di rassicurazioni sul fatto che l’economia circolare non sia una moda passeggera, andate a vedere giudici e organizzatori di questi Circular Economy Awards, il primo premio dedicato alle applicazioni pratiche di questo modo di intendere l’economia. Il World Economic Forum li organizza per il 2015, la scadenza per le candidature è il 30 ottobre, e basta una presentazione. Cinque categorie: una per persone che hanno conseguito un ruolo guida nello sviluppo dell’economia circolare, uno per aziende agli inizi che stanno proponendo un modello alternativo, uno per le corporation che stanno inserendo i principi dell’economia circolare nel loro business, uno per le imprese che introducono nuovi modelli basati sui dati, e uno per le amministrazioni pubbliche. I finalisti saranno scelti entro la fine di dicembre, e sarebbe bello trovare qualche esperienza italiana, tra quelle meritevoli dell’Circular_Jade_Glass_Award_JTG002_157777attenzione mondiale.

Esempi circolari #2 – I jeans a noleggio

 

jeansUno degli aspetti che mi appassionano dell’idea di economia circolare è che, per quanto massicci cambiamenti siano spesso alla portata di enormi multinazionali, esperimenti simpatici e forse profetici sono alla portata di qualsiasi startup con un po’ di immaginazione.

Dopo il ritiro dei vestiti usati praticato da H&M, estremizziamo un po’ il discorso e andiamo a parlare di Jeans a noleggio,

Mud Jeans è diventata famosa un paio di anni fa quando ha messo sul mercato i primi jeans a noleggio.

Il meccanismo è semplice. Puoi portarti a casa un modello Mud Jeans (in fibra riciclata e cotone organico) con un piccolo deposito e 6 Euro al mese, per la durata di un anno. Scaduto l’anno puoi restituirli e prenderne un altro paio, continuando a pagare i 5 euro al mese, oppure spedirli indietro (c’è anche una terza opzione, per chi si affeziona agli oggetti, che prevede il pagamento di ulteriori 4 mesi dopo i quali i jeans diventano finalmente di proprietà del cliente).

sedia jeans

Funziona? al di là del clamore mediatico che questa iniziativa ha fruttato all’azienda, 1500 persone vestono attualmente i loro prodotti (loro nel senso letterale del termine). dicono di puntare a un milione, e ora propongono il noleggio anche di felpe e borse. Allo stesso prezzo. E con i jeans usati fanno anche un sacco di altre cose.

I vantaggi sono sempre gli stessi: minore dipendenza dalle materie prime e dall’andamento dei loro prezzi, risparmio sulle forniture e creazione di un legame fortissimo con il cliente. Da parte dei clienti appassionati di moda, la possibilità di avere sempre a disposizione i modelli più nuovi, e come al solito in questi casi, ci ritroviamo senza accorgerci anche grandi vantaggi ambientali. Meno rifiuti, meno risorse da dedicare alla coltivazione del cotone. Vincono veramente tutti. Bello no?

esempi circolari #1 – H&M e il ritiro dei vestiti

By Brea Souders for Bloomberg Businessweek

Iniziamo con questo articolo una serie di esempi di come le aziende si stanno muovendo alla ricerca di modelli di business che siano più sostenibili sul profilo ambientale ed economico.

Uno dei cardini dell’economia circolare è legata al tema dello “spossesso” dei beni da parte dei clienti trasformando il proprio prodotto in un servizio, come avviene con i servizi di car sharing, o con i servizi cloud delle società informatiche.

È ovvio che questo tipo di evoluzione  non è alla portata di tutti i tipi di azienda, ma a un livello appena inferiore c’è per molti la possibilità di ripensare al proprio prodotto considerando di poterne tornarne in possesso a fine vita. 

Nel campo della moda, H&M ha lanciato ad esempio nel 2013 una campagna, che dura tutt’ora, per il ritiro dei vestiti usati.

Chiunque porti un sacchetto di vestiti usati o di materiale tessile per la casa in un negozio H&M riceve un buono di 5 euro, da spendere in uno dei loro negozi per un acquisto superiore ai 40 Euro. E non c’è bisogno che i vestiti siano stati acquistati da loro, accettano qualsiasi tipo di indumento di qualunque marca e in qualsiasi stato di usura.

In questo modo l’azienda si assicura che il cliente sia incentivato a tornare e a comprare da loro gli indumenti nuovi, e entra in possesso di una grossa quantità di materiale usato e di scarto. 

al momento questo materiale viene inviato a un centro dove viene selezionato e indirizzato in base alla qualità a diversi canali: il mercato dei vestiti usati, la produzione di materiali assorbenti o isolanti, e la produzione di energia per quello che non è diversamente recuperabile.

L’iniziativa è oggi in corso in quasi il 100% dei negozi H&M, e nel 2013 ha permesso di recuperare e valorizzare 3000 tonnellate di rifiuti. 

L’azienda inoltre riutilizza parte di questi tessuti all’interno di nuovi prodotti che contengono il 20% di fibre provenienti da raccolta di vestiti usati.

 

Probabilmente il sistema è già fruttuoso così com’è, anche se le tecniche di riciclo attuali non permettono di andare oltre il 20% di fibre recuperate, ma quanto vantaggio avrà H&M sui suoi concorrenti nel momento in cui si troverà una tecnica efficiente per un riciclo chimico del cotone che porti a una nuova fibra?

L’economia circolare in Italia – Dove siamo

circular economy map

 

 

 

 

 

 

 

Ho scelto di iniziare a scrivere questo blog in italiano, invece che in inglese, per due motivi principali. Il primo riguarda la convinzione che sul tema dell’economia circolare, del design pensato per eliminare i rifiuti e in generale dell’efficienza delle risorse ci siano opportunità anche per aziende e realtà molto piccole, che magari non hanno modo di seguire la discussione globale su come rendere più efficienti i modelli produttivi, ma potrebbero beneficiare di uno strumento agile di informazione, per cogliere qualche stimolo e ripensare alla propria attività.

Il secondo riguarda la scarsità di risorse web in italiano su questo argomento. Ad oggi l’unica sito in italiano dedicato all’economia circolare, oltre a questo blog, è il forum LiguriaCircular, che su una realtà locale come quella genovese, vuole coinvolgere diversi attori per promuovere azioni e politiche centrate in particolare sul tema del trattamento rifiuti. Il Post e l’Huffington Post hanno scritto sull’argomento a luglio, in occasione della comunicazione UE. Oltre a questo, praticamente il nulla, a parte alcune aziende italiane decisamente di avanguardia su questi temi, come Valcucine e Novamont, che raccontano i loro progressi rispetto all’economia circolare. Di questi e altri casi avremo modo di parlare presto, perché uno degli obiettivi di questo blog, oltre a quello di alimentare la discussione in italia sulla circular economy,  è proprio mettere più italia dentro la mappa che vedete, con la quale la fondazione EllenMacArthur cerca di dare un’idea di quello che sta accadendo a livello mondiale sul tema.

 

Il primo negozio online di prodotti circolari

c2ctowelNei giorni scorsi si è data risonanza tra i blog legati al tema della circular economy, alla nascita di Cradle to Cradle Marketplace, il primo negozio online dedicato solo ai prodotti pensati nell’ottica dell’economia circolare.

Cradle to Cradle, in italiano dalla culla alla culla, è un approccio alla progettazione di prodotti e servizi che si è imposto all’attenzione con un libro di William McDonough e Michael Braungart una decina di anni fa e che viene spesso accostato all’economia circolare. il principio base di questo approccio è che i materiali devono essere considerati come elementi naturali, e come tali inseriti in un ciclo che ne preveda la rigenerazione. è un approccio molto sfidante per qualunque progettista, ed è un approccio che non si può applicare a qualsiasi tipo di produzione. Ad accompagnare questa filosofia è arrivata anche una certificazione C2C, che però si confronta con principi molto stringenti e costi elevati.
La linea di questo blog però non considera cruciale il raggiungimento di nessuna certificazione, perchè la convinzione è che un uso intelligente delle risorse, una progettazione che miri a recuperare il proprio prodotto a fine vita per valorizzarlo nuovamente, porti con se vantaggi sufficienti a rendere queste operazioni economicamente convenienti e ambientalmente valide senza bisogno di strumenti di appoggio per dimostrarlo. 

Salutiamo quindi con simpatia ma senza enfasi il primo prodotto in vendita su Cradle to Cradle Marketplace,  dei costosissimi asciugamani compostabili in cui tutto, persino l’etichetta, è stato disegnato con attenzione agli aspetti ambientali. 

Cos’è l’economia circolare

MENDELEV

Circular Economy Blog nasce a luglio del 2014, dopo aver letto e approfondito una Comunicazione della Commissione Europea al Parlamento sulla transizione verso un’economia circolare, pubblicata il 2 luglio.

Occupandomi di tematiche ambientali legate alla produzione industriale ormai da 15 anni, confesso di essere ormai diventato allergico alla parola sostenibilità. L’ho usata in mille discorsi, centinaia di presentazioni e mi è sempre parso che mancasse qualcosa. Aggiungere una speciale attenzione all’ambiente a una ricetta già nota, non mi è mai sembrato potesse portare a una grande rivoluzione ambientale. Read more »