L’economia circolare nel contesto delle aziende italiane

Di Eleonora Rizzuto
  
Cresce l’interesse delle imprese verso il modello economico a favore dell’ambiente, ma la risposta pratica rimane ancora timida, collocando il mondo imprenditoriale italiano agli ultimi posti in Europa per numero di casi concreti.
Luglio-Agosto 2017

Il passaggio da una “economia lineare”, basata sulla creazione, fruizione e smaltimento del prodotto, ad una “economia circolare”, che estenda la vita di beni e risorse tramite la rigenerazione, il riuso e l’utilizzo di materie prime riciclate, si sta rivelando un modus operandi che favorisce il rispetto dell’ambiente e anche la competitività aziendale.

La recente pubblicazione del “Quaderno Italiano di Economia Circolare” a cura di Aisec – Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare, in collaborazione con Altis e Bureau Veritas Italia, rivela l’importanza del modello e l’interesse crescente delle Imprese italiane seppur restando agli ultimi posti in Europa per numero di casi concreti.

Fare di necessità virtù, riuscire a trasformare un esubero o un rifiuto in una “risorsa”, pensare un prodotto in chiave rigenerativa: questi i cardini principali dell’economia circolare, il modello di sviluppo che abbandona il modello dell’uso e rifiuto senza creazione di valore, e che mira a chiudere i cicli. Non solo il riuso, ma anche differenziare, riciclare e, soprattutto, pensare e progettare i prodotti in modo tale che, una volta arrivati a fine ciclo vita, possano essere facilmente disassemblati, riciclati, o riutilizzati per altri fini.

L’idea dell’economia circolare si è progressivamente evoluta e allargata e oggi riguarda molti settori merceologici; il comparto dell’energia risulta essere tra i primi in grado di guidare l’intero processo in quanto si dota di fonti di energia rinnovabile, fulcro dell’economia circolare; inoltre, attraverso progetti che riguardano la risorsa più importante del pianeta terra, l’acqua, le aziende di questo settore soprattutto del Nord Europa, pongono al centro un binomio imprescindibile, acqua ed energia, essendo l’acqua la più antica e più sfruttata fonte di energia rinnovabile. Ma molti altri casi li ricaviamo dalla manifattura artigianale e di alta gamma, dal settore delle ceramiche e materiali edili, dalla cosmesi, dall’industria automobilistica ed infine dal settore degli imballaggi.

Ma qual è la risposta delle imprese italiane?

I risultati dell’inchiesta sono stati pubblicati nel “Quaderno Italiano di Economia Circolare” www.aisec-economiacircolare.org ed evidenziano l’interesse crescente delle imprese verso il modello economico pur essendo ancora timida la risposta in casi concreti. Infatti il questionario su cui si basa il Quaderno è stato somministrato a circa 30mila imprese, di cui 1000 hanno iniziato a rispondere ai quesiti, mentre solo il 12% di queste è giunta a completare il questionario per intero. Il dato mostra senz’altro un forte interesse nei confronti del tema (l’iniziale risposta positiva al questionario) ma poi poche aziende hanno potuto far fronte alle domande più tecniche delle sezioni 2 e 3, mostrando ancora difficoltà nella pratica di soluzioni concrete in chiave di economia circolare.

Dal punto di vista territoriale, ogni Regione d’Italia è stata ben rappresentata rispondendo al questionario almeno un’impresa, ad eccezione della Valle D’Aosta. La regione Lombardia con 33,93% delle imprese è quella col maggior numero di quesiti completati, seguita da Lazio 12,5% ed Emilia Romagna 8,04%.

Il questionario somministrato alle aziende è stato strutturato in quattro macro sezioni: la prima ha riguardato le informazioni generali significative dell’Azienda; la seconda ha risposto all’esigenza di entrare in modo pratico nel tema trattato. L’analisi verteva su se e come l’azienda abbia adottato il modello di economia circolare, quali siano le pratiche in atto, quali siano le difficoltà riscontrate e, infine, come sia possibile diffondere e implementare la formazione specifica sul tema dell’economia circolare; la terza sezione ha analizzato alcuni indicatori di circolarità prendendo in considerazione diversi parametri per identificare le performance aziendali e gli strumenti adottati per aumentare l’efficienza, l’innovazione e la sostenibilità sul medio-lungo periodo.
Nello specifico i quesiti hanno riguardato le modalità di monitoraggio delle fonti di energia e dei consumi energetici al fine di ridurre le emissioni; l’adozione/l’utilizzo di un sistema per la valorizzazione di rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde al fine di implementarne il riutilizzo; 
la valutazione di partnership con altri soggetti della filiera produttiva; 
lo studio Lca (Life-Cicle Assessment) su prodotti differenti; la quarta e ultima sezione ha esplorato le aspettative delle aziende, in relazione alle iniziative che sarebbero auspicabili per favorire l’ulteriore diffusione di una cultura orientata all’economia circolare e la realizzazione di iniziative e progetti dedicati.

In questa sezione sono emersi commenti e valutazioni forse utili ai decisori politici del nostro Paese, affinché pongano le basi solide per un reale cambiamento e promuovano un deciso cambio di passo; oggi infatti le dinamiche di sviluppo del modello di economia circolare si basano esclusivamente su processi aziendali di tipo volontaristico, rappresentando spesso una scommessa isolata di qualche imprenditore illuminato ma che rischia di restare fine a se stessa se non si interviene con un sistema premiante. Basterebbe dare un’occhiata agli incentivi previsti nelle economie dell’Europa del Nord, partendo dalla vicina Francia, per rendersi conto dei benefici che se ne traggono sia in chiave ambientale, sociale che economica per i singoli Paesi e per le Aziende.

Presentato il Quaderno Italiano di Economia Circolare

Di Michael Ceruti

AISEC, insieme a Bureau Veritas Italia ed Altis (Universita’ Cattolica del Sacro Cuore), ha presentato lo scorso Maggio il primo Quaderno Italiano di Economia Circolare. L’idea di realizzare questo Quaderno  nasce dalla volonta’ di contribuire alla diffusione di una cultura aziendale orientata all’economia circolare ed all’approfondimento delle strategie e modalita’ attraverso cui quest’ultima puo’ essere messa in atto dalle imprese.

Per rendere possibile la transizione da un tipo di economia lineare ad una circolare, le imprese essendo le protagoniste principali giocano un ruolo di primaria importanza, in quanto sono chiamate a rivedere i propri processi produttivi e modelli di fare business al fine di minimizzare l’utilizzo di nuove risorse ed estendere la vita utile di quelle gia’ in uso. Il crescente impegno delle aziende nell’economia circolare e’ anche promosso dal contesto normativo a livello sia europeo che italiano: negli ultimi anni sono stati numeosi gli interventi volti a sostenere il superamento del tradizionale modello di produzione lineare: Infatti l’italia si dimostra piu’ che pronta ad affrontare tale sfida grazie, in particolare, alle diverse misure intraprese con la Legge 221 e con la “Green Act”, attualmente in elaborazione da parte del Ministero dell’Ambiente.

Il Quaderno inoltre presenta i dati relativi alla ricerca condotta nei primi mesi del 2017 su un campione di 122 imprese, volta a comprendere se e in che misura l’economia circolare si sta affermando e diffondendo in Italia. I risultati sottolineano come le imprese abbiano voglia di cambiare ed impegnarsi nella trasformazione dei propri metodi di lavoro a favore di modalita’ circolari: infatti il 91.7% degli intervistati dichiara che sia ormai una necessita’ quella di passare ad un modello di economia circolare mentre il 63.4% afferma che tale concetto si e’ ormai consolidato all’interno della propria policy aziendale.

Per scoprire ulteriori risultati ed approfondire il tema dell’economia circolare in Italia e quali strategie le aziende stanno adottando, consulta il Quaderno Italiano di Economia Circolare presente nella nostra sezione “Approfondimenti”

SDG 12: Interviste ad Eleonora Rizzuto e Valentino Bobbio sui nuovi modelli di produzione e consumo responsabili.

Di Michael Ceruti

In questa audio-intervista a cura di Ruggero Po, Eleonora Rizzuto, Presidente AISEC e Valentino Bobbio, Segreataio Generale di Next,  discutono su come garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. La Dottoressa Rizzuto analizza il livello di sensibilità nei confronti dell’economia circolare da parte di imprese, mondo della ricerca ed istituzioni, soffermandosi in particolare sul settore delle imprese per indicare cosa possono fare coloro che avviano un nuovo investimento e coloro che portano avanti un’attività già da anni.

Il Dottor Bobbio invece spiega cosa può fare il consumatore per indurre l’industria a produrre in modo più responsabile e nel rispetto dell’economia circolare. Inoltre, affronta il problema della difficoltà dei consumatori a sapere, quando fanno la spesa, se l’azienda produce effettivamente in maniera responsabile, raccontando dell’idea di creare un portale per imprese e cittadini per andare incontro al consumatore. Entrambi concludono sui vantaggi per le imprese a produrre in maniera responsabile e di come il cittadino può contribuire alla produzione responsabile e che cosa può fare l’Italia in merito alla riduzione dei rifiuti.

Per saperne di più, ascolta l’intervista integrale pubblicata nella nostra sezione Approfondimenti. (http://www.aisec-economiacircolare.org/articoli/?preview_id=7889&preview_nonce=b3cc85f730&_thumbnail_id=-1&preview=true)

Presentazione del Quaderno Italiano di Economia Circolare: Le Imprese a confronto


Di Michael Ceruti

AISEC e Bureau Veritas Italia, con la partecipazione di ALTIS, presentano il quaderno ”Economia circolare in Italia: crescere tra sostenibilità, innovazione e competitività”, frutto di una survey che mette in luce lo stato dell’arte dell’Economia Circolare in Italia e ne promuove il dibattito per favorire una crescita sostenibile, innovativa e creativa.
Il seminario avrà luogo il 26 maggio, a partire dalle ore 14.00, presso Sala degli Stucchi – SV013, Università Cattolica ALTIS, via San Vittore 18, a Milano. La partecipazione è gratuita previa registrazione online

Il World Business Council for Sustainable Development ha stilato una guida pratica che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. E avverte: «Non farlo potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine»

Non integrare gli Sdgs nelle strategie d’impresa potrebbe rivelarsi un rischio di lungo termine. Lo rileva il World Business Council for Sustainable Development che ha deciso di stilare una guida pratica  (CEO-Guide-to-the-SDGs_INTERACTIVE )che aiuti i leader aziendali ad allineare le proprie strategie agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. In altri termini, le imprese dovrebbero riuscire a usare gli Sdgs come lenti attraverso le quali tradurre i bisogni globali in soluzioni di business, sbloccando risorse e posti di lavoro. E le soluzioni in chiave di Economia Circolare sono ai primissimi posti.

«Queste soluzioni – spiega il Wbcsd nella guida – permetteranno alle società di gestire meglio i propri rischi, anticipare la domanda dei consumatori e costruire posizioni nei mercati in crescita, assicurarsi l’accesso alle risorse necessarie e rafforzare la supply chain, contribuendo allo stesso tempo al raggiungimento globale degli Sdgs». Anche perché, il messaggio è chiaro, gli Sdgs non potranno essere realizzati senza l’engagement del mondo imprenditoriale. «Il settore privato – dice il Wbcsd – ha un ruolo critico da giocare come fonte finanziaria, come driver di innovazione e sviluppo tecnologico, e come motore chiave per la crescita economica e l’occupazione».

E’ Grape Leather la prima start-up Italiana vincitrice del Global Change Award

Di Michael Ceruti

L’Italia vanta nel mondo diversi primati e da oggi ne potrà aggiungere uno in più alla sua bacheca; Infatti è tutto italiano il team vincitore della seconda edizione del Global Change Award 2016, il prestigioso contest lanciato dalla H&M Foundation e rivolto a premiare aziende e progetti che intraprendono nuovi modelli di business e di sviluppo a favore dell’ambiente e dell’economia circolare.

Grape Leather, il nome della Start-Up formata e guidata da Rossella Longobardo, ha presentato l’iniziativa Wineleather che consiste nella creazione di una pelle 100% vegetale ottenuta dagli scarti della vinificazione. << Abbiamo creato e brevettato un innovativo processo produttivo – spiega Tessitore ideatore di Wineleather al Sole 24 Ore- che trasforma le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia in un materiale ecologico con le stesse caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali di una pelle>>. Questo innovativo procedimento, che non impiega prodotti chimici e limita al massimo gli sprechi,  risulta essere un passo cruciale per quanto riguarda la transizione dall’economia lineare a quella circolare nel settore della pelletteria.

Il Global Change Award aveva stanziato una somma di 1 milione di euro da suddividere tra i primi cinque classificati. Per i team premiati ora inizia un anno d’incubazione e di consulenza fornito dall’H&M Foundation, in collaborazione con Accenture e Kth Real Institute of Technology di Stoccolma. Il programma aiuterà i vincitori a sviluppare le loro idee, concentrandosi su tre aree principali: economia circolare, innovazione e network nell’industria della moda.

Sono diverse ormai nel mondo le start up impegnate nel produrre pelli e tessuti vegetali riciclando gli scarti alimentari. Tra queste è opportuno citare Orange Fiber che come Wineleather è un’ iniziativa totalmente made in Italy  che crea tessuti dagli scarti delle arance.  L’idea che il materiale destinato allo smaltimento possa essere trasformato in un nuovo prodotto è alla base della filosofia di H&M e dell’economia circolare rappresentando una chiave di volta per un futuro all’insegna della sostenibilità e della green economy.

L’industria della moda è uno dei settori più inquinanti al mondo secondo solo a quello dei combustibili fossili. L’attenzione dei consumatori verso prodoti più sostenibili quindi richiede di ricostruire e rivedere l’intera catena del valore della moda e per le aziende un nuovo modo di fare business che diventi più sostenibile. Il Global Change Awards è la prima iniziativa di questo genere nella moda nella speranza che questo servi da esempio e stimolo allo sviluppo di progetti innovativi che possano così contribuire alla costruzione di un futuro sostenibile e di un modello di economia circolare.

Premio di Eccellenza “Verso un’economia circolare” Edizione 2017

Di Michael Ceruti

Il prossimo 5 Maggio al Sustainability Festival 2017, a Bolzano, verrà lanciato il premio di eccellenza “Verso un’economia circolare” da parte di Fondazione Cogeme Onlus con il sostegno della Fondazione Cariplo e la collaborazione di Kyoto Club. Il premio rivolto principalmente ad Enti locali ed il mondo produttivo rientra nell’ambito del progetto “Verso un’economia circolare: avvio di un centro nazionale di competenza in provincia di Brescia” ed ha come obiettivo quello di porre l’attenzione sull’importanza del riciclo e riuso, sullo scambio di risorse e sulle opportunità offerte dagli innovativi modelli di simbiosi industriali che promuovono uno sviluppo dell’economia circolare.

All’iniziativa potranno candidarsi Enti Locali e Aziende che, negli anni 2016-2017, abbiano realizzato, avviato, o anche solo approvato ed autorizzato, interventi di diminuzione dei rifiuti ed un uso efficiente dei materiali di scarto in tutte le loro fasi di sviluppo. Il termine per la presentazione delle candidature e’ venerdi 15 Settembre 2017.

I partners del progetto sono: Kyoto Club, Fondazione Nymphe – Castello di Padernello, Provincia di Brescia, Università degli Studi di Brescia, Università Cattolica del Sacro Cuore e Cauto.

Ulteriori informazioni riguardanti la descrizione del premio e dell’evento, il regolamento e la modalità d’iscrizione potranno essere consultati nel seguente link: https://www.kyotoclub.org/docs/ECOCIRC_regolamento.pdf

Flyer del progetto e premio:

https://www.kyotoclub.org/docs/ECOCIRC_flyer_A5_fr.pdf

Programma Europeo Urban Innovative Action-Aquila 2017.

Di Michael Ceruti

Si è concluso con successo il workshop tenuto dal 6 all’8 Marzo a l’Aquila e finalizzato all’identificazione e definizione di un progetto innovativo nell’ambito dell’Economia Circolare. L’iniziativa lanciata dal Comune dell’Aquila,  e supportata dalla Scuola di Management non-profit  ASVI Social Change, ha come obiettivo quello di rafforzare il tessuto socio-produttivo della città in linea con l’opportunità di finanziamento del programma europeo Urban Innovative Action (UIA). Alla manifestazione di interesse lanciata dal Comune dell’Aquila  hanno aderito 33 tra pubbliche amministrazioni, associazioni e società di settore che hanno partecipato attivamente ai lavori del workshop dando il proprio contributo nello sviluppare idee innovative e sostenibili.

AISEC ha  risposto all’invito in linea con la sua missione di promuovere e sviluppare progetti fondati sull’economia circolare, che risulti inclusiva e sostenibile ed ha partecipato ai lavori con Egidio Bernini e Michael Ceruti. Gli organizzatori, le istituzioni e tutti gli stakeholders si sono dati appuntamento il 6 Marzo al Palazzo Fibbioni, sede del comune dell’Aquila. Dopo le presentazioni ed il saluto di benvenuto ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale, AISEC ha introdotto ai presenti i principi dell’economia circolare spiegando come il passare da un economia lineare ad una circolare sia un aspetto cruciale se si ha come obiettivo quello di minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente, sulla società e sull’economia. AISEC ha inoltre sottolineato come ci sia il bisogno di enormi sforzi nel superare la concezione dell’economia lineare, così fortemente radicata in noi, per ridurre non solo l’estrazione ed il consumo delle risorse naturali sempre più scarse, ma anche nel proporre una nuova visione del rifiuto che dovrebbe essere considerato non più come uno scarto ma piuttosto come un’opportunità nel generare benefici.

Sotto la guida dell’Ing. Alessio di Carlo coadiuvato da alcuni giovani corsisti del Master Internazionale Project Management for International Cooperation, le giornate si sono strutturate in fasi alterne, passando da sessioni di gruppo composti da 5-7 persone ciascuno, a sessioni in plenaria. Il primo giorno si conclude identificando i problemi, le carenze e le molteplici difficoltà che si sono create in seguito al terremoto, ma si è anche discusso sulle potenziali soluzioni e strategie necessarie per far ripartire il tessuto socio-produttivo aquilano.

Il secondo giorno il workshop si è trasferito dal palazzo Fibbioni alla sede della Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA). Dopo aver riassunto i messaggi chiave discussi nel primo giorno ed aver accorpato le numerose tematiche sotto 5 macroaree, si è passati alla formazione di nuovi gruppi di lavoro, uno per ciascuna delle cinque macroaree identificate: Investimenti, spazio urbano, piattaforma e comunità, piccola e media impresa e governance. Per ogni macroarea si richiedeva ai partecipanti, coadiuvati da facilitatori, di identificare e discutere almeno 3 argomenti innovativi connessi alla tematica dell’economia circolare.

I risultati sono stati finalizzati nel terzo giorno, dove ciascun facilitatore ha illustrato gli argomenti trattati nel proprio gruppo assieme alle diverse idee sviluppate. Per concludere il workshop l’Ing. Di Carlo,  ha raggruppato le proposte e ha tracciato una bozza di progetto che, nelle prossime  settimane verrà finalizzato, formalizzato e presentato prima del 14 di Aprile, data di scadenza del bando europeo.

I saluti ed i ringraziamenti da parte dell’Amministrazione Comunale concludono tre giorni intensi di workshop con la speranza e l’augurio che il lavoro partecipativo di tutti gli stakeholders si traduca nella presentazione di un progetto che ottenga il finanziamento e sia implementato con successo e raggiunga il suo obbiettivo di migliorare il tessuto socio-economico della città.

Per maggiori informazioni sul workshop è possibile consultare il report del Comune dell’Aquila cliccando il seguente link: http://www.comune.laquila.gov.it/pagina1640_programma-uia.html

RIFIUTI ZERO? Sì, in una economia circolare, etica e socialmente responsabile

Di Guido Mosca

Lo scorso 22 febbraio a Mestre (VE) si è tenuta la conferenza dal titolo “RIFIUTI ZERO? Sì, in una economia circolare, etica e socialmente responsabile”, organizzata da ArcSOS (Archivi della Sostenibilità dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) in collaborazione con la Fondazione Università Ca’ Foscari.

Introducendo l’argomento, il prof. Giorgio Conti ha inquadrato il tema dei rifiuti e dell’economia circolare nell’ampio spettro di tematiche che hanno contraddistinto negli ultimi anni le iniziative di ArcSOS, sempre caratterizzate da una grande attenzione ai temi della tutela ambientale, e ha poi ricordato come il rapporto tra i rifiuti e le società che li producono abbia da lungo tempo richiamato l’attenzione, oltre che della politica, anche di rilevanti esponenti del mondo della cultura e dell’arte: dall’artista italiano Michelangelo Pistoletto, che realizzò già nel 1967 la “Venere degli stracci” ponendo l’attenzione al tema dei rifiuti e del consumismo, al regista Pier Paolo Pasolini col suo progetto incompiuto di un film dal titolo “Appunti per un romanzo sull’immondizia” (inizio anni ’70), di cui sono state ritrovate le pellicole, all’artista e pensatore tedesco Joseph Beuys che propugna un mondo in equilibrio con la natura, citando infine l’impegno e il pensiero di Alexander Langer, politico ambientalista altoatesino che invocava la necessità di una “conversione ecologica” (1994), e di Gunter Pauli, economista e scrittore belga che nel 2010 pubblica il libro “The Blue Economy” con l’intento di stimolare il mondo delle imprese a migliorare drasticamente i propri standard di sostenibilità.

L’intervento del prof. Guido Viale, sociologo e autore di numerosi testi in cui ha affrontato il tema dei rifiuti, fra cui citiamo “Azzerare i rifiuti – Vecchie e nuove soluzioni per una produzione e un consumo sostenibili” (2008) e “La civiltà del riuso – Riparare, riutilizzare, ridurre” (2010), ha ricordato come i rifiuti costituiscano purtroppo una componente essenziale dell’attuale modello di produzione e di consumo. Molto spesso l’auspicio delle imprese è proprio quello che il loro prodotto diventi il prima possibile un rifiuto per essere sostituito da un prodotto nuovo (si pensi a tutti i prodotti usa e getta). E in realtà un volume considerevole delle cose che noi acquistiamo quotidianamente, rappresentato dagli imballaggi, finisce nei vari contenitori dei rifiuti poco dopo essere entrati in casa nostra, avendo esaurito il loro compito. Questo fenomeno è stato esaltato dal dilagare del modello di vendita basato sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).Il cambiamento auspicabile di questo modello verso un modello di economia circolare ha bisogno del coinvolgimento e dell’impegno diretto della cittadinanza (in primis di noi consumatori) in vari momenti. Il primo è il momento dell’acquisto in cui deve avvenire una modifica dei comportamenti di consumo in senso più responsabile e sostenibile. Il secondo momento è quello della separazione (differenziazione) dei materiali di scarto (rifiuti) che deve avvenire nel modo più rigoroso possibile tanto a livello industriale (produttivo) quanto a livello domestico. In terzo luogo Viale fa notare che non può esistere un’economia circolare senza una cultura della riparazione dei beni, e dunque della volontà di far durare i prodotti il più a lungo possibile attraverso la manutenzione e la riparazione. Questo implica la necessità di formare e incentivare le professioni dei riparatori nonché rimuovere a monte gli ostacoli alla possibilità di riparare i beni acquistati (ad esempio lottando contro la cosiddetta obsolescenza programmata praticata da molti produttori o la progettazione di beni di durata limitata). Stiamo parlando quindi della necessità di un nuovo paradigma produttivo.

In seguito sono intervenuti Silvia Lombardo e Tommy Meduri che hanno illustrato più nel dettaglio i fondamenti dell’economia circolare, mostrando anche un breve video illustrativo realizzato dalla Ellen MacArthur Foundation. Si sono soffermati sulla illustrazione di alcuni esempi di buone pratiche di economia circolare mostrando come sia necessario per il mondo delle imprese rivedere il proprio modello di business e il loro approccio non solo verso il proprio interno ma anche (e forse soprattutto) verso l’esterno ricercando quelle sinergie fra diversi settori produttivi che tradizionalmente non venivano invece considerati come interessanti. Uno dei settori su cui la sperimentazione del modello circolare ha dato ottimi risultati è quello vitivinicolo e i risultati di un progetto, promosso e realizzato da ArcSOS, sono stati presentati lo scorso novembre a Rimini nell’ambito della fiera Ecomondo. In sostanza si è intervenuti su tutti i passaggi della filiera produttiva del vino trovando i possibili legami con altre filiere (dalla industria cosmetica alle distillerie, ai produttori di compost e poi all’industria del vetro, della carta e del sughero).

E proprio sul tema del recupero dei tappi di sughero si è incentrata la testimonianza di Roberta Masat che ha raccontato la sua esperienza, realizzata in collaborazione con la società Amorim Cork, per il recupero dei tappi di sughero, materiale nobile e pregiato, e che ha dato vita all’iniziativa denominata “TappoDiVino” nata come spin off di ETICO, progetto realizzato appunto da Amorim Cork, con l’obiettivo di sottrarre all’immondizia tonnellate di questo materiale, restituire valore economico al sughero attraverso il suo riutilizzo, per esempio nel settore edilizio, e, non ultimo per importanza, educare i cittadini a non sprecare risorse, attraverso il coinvolgimento a titolo volontario di scuole, istituzioni pubbliche e private e numerosissime persone. Il tutto generando anche delle risorse per finanziare importanti progetti di solidarietà gestiti da organismi Onlus sul territorio.

Padova, 23 febbraio 2017

L’Economia Circolare: nuova frontiera per la Responsabilità Sociale d’Impresa

di Eleonora Rizzuto

La responsabilità sociale di impresa (Corporate social responsibility – Csr) è quel comportamento responsabile che l’impresa mostra verso i suoi stakeholder, ovvero verso soggetti, individuali o collettivi, portatori di interessi verso l’impresa con i quali quest’ultima interagisce direttamente o indirettamente: lavoratori, fornitori, consumatori, istituzioni, pubblica amministrazione, sindacati, tutti attori del territorio e dell’ambiente di riferimento.

Secondo questo approccio, un’impresa è socialmente responsabile se e quando agisce in modo da coniugare i propri interessi e quelli di tutte le parti interessate o legate ad essa. Il comportamento socialmente responsabile di un’impresa, dunque, si riverbera in primis nel rispetto delle norme e regole relative alla dimensione del lavoro, all’ambiente e della sua sostenibilità, al rapporto clienti-fornitori, alle strategie di gestione d’impresa, al rapporto con i lavoratori e con i consumatori. Ma può andare anche oltre talvolta. Spesso la CSR può rappresentare una leva importante di rinnovamento e di innovazione anche tecnologica, quando essa coniuga processi e modalità che intaccano direttamente le produzioni.Ma in che modo si concretizza tutto questo?

La sfida per la costruzione di “un’altra economia” attribuisce alle imprese un ruolo di attore sociale inedito quanto fondamentale per poter creare nuovi valori accanto a quello economico.

La transizione verso un nuovo modello industriale è già partita e molto sta cambiando all’interno delle imprese: anche chi fino a qualche anno fa assisteva un po’ scettico al cambiamento, oggi non la pensa più così. I consumatori stessi chiedono prodotti ove sia chiara la tracciabilità e quindi vogliono conoscere se l’azienda che produce rispetti l’ambiente e non impieghi manodopera in nero.  Quando molti di noi più dieci anni fa hanno lasciato i rispettivi lavori investendo pioneristicamente nello sviluppo sostenibile, si aveva di fronte una strada solo in salita e molto ripida. Parafrasando il linguaggio calcistico, si aveva l’impressione di giocare sempre partite diverse, sempre fuori casa e senza arbitro. La sostenibilità sociale ed ambientale ha in sé elementi importanti che conducono a sedare i conflitti, a costipare la forza detonatrice degli interessi contrapposti, passando attraverso un nuovo modo di tessere le relazioni tra datore di lavoro e lavoratore, tra impresa produttrice e acquirente-cliente, tra impresa che consuma materie prime e le re-immette in circolo attraverso il riciclo e così via. Si torna a dialogare su piattaforme comuni, in grado di aggregare e non di dividere. In gioco c’è la stessa sopravvivenza dell’intero Eco-Sistema ambientale e sociale. Il profitto può essere re-investito in Sostenibilità e ciò, per la prima volta, a beneficio di tutti gli attori; al contrario, la compresenza di interessi contrapposti è fondamentale per garantire il pieno equilibrio dei tre ambiti in cui la Sostenibilità si sostanzia: la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Se si vuole affrontare la transizione della CSR verso un modello concreto di sviluppo sostenibile, non si può non citare l’economia circolare anche come fattore di crescita della domanda di lavoro.

La definizione di “economia circolare” ha fatto la sua prima comparsa a metà degli anni ’70 all’interno di un rapporto presentato alla Commissione europea. Il concetto che sta alla base e che segna un distacco netto dalle dinamiche dell’economia tradizionale è la non linearità dei processi che assumono quindi una dimensione “rigenerativa”, in assoluta identità con i cicli di vita biologici presenti in natura in grado di recuperare materia viva anche a fine vita. Tale modello si è diffuso molto a livello mondiale entrando, di fatto, nelle politiche di sviluppo di molti Paesi, dando anche vita ad azioni preventive come la progettazione dei prodotti di consumo in modo da renderli più idonei al disassemblaggio e al recupero di materiale.

La crescente consapevolezza dei gravi danni causati dalle attività umane all’ecosistema del nostro pianeta e la presa di coscienza della necessità di assumere come fondativi elementi quali la difesa dell’ambiente naturale e della biodiversità e la tutela delle comunità, ha gradualmente portato all’elaborazione di nuove concezioni di sviluppo che superano i concetti alla base della cosiddetta economia lineare, nell’ottica di una piena sostenibilità economica, ambientale e sociale, nell’assunto che se solo una di queste componenti fallisce, decade l’intero sistema.

L’ Economia Circolare è, quindi, un modello economico che va al di là dei meri perimetri aziendali e che implica modifiche profonde di processo importanti non solo all’interno delle aziende che vogliano dotarsi di tale modello ma anche nelle relazioni tra gli attori citati.

Nel microcosmo aziendale, che è in grado di incidere anche su un piano macroeconomico, si rispettano tre assiomi: il primo incide profondamente nella produzione e implica talvolta grandi investimenti in ricerca e sviluppo nella determinazione di una versione del prodotto e del suo packaging in chiave di riutilizzo (l’eco-concezione del prodotto); il secondo aspetto risiede nel ricorso esclusivo ad energie rinnovabili; il terzo deve naturalmente riguardare la propensione a minimizzare gli scarti di produzione, con l’obiettivo dei rifiuti zero. Si comprende facilmente come questi tre obiettivi coinvolgano concretamente l’azienda, i lavoratori, i sindacati, i consumatori, le istituzioni e in grande misura le università ed i centri di ricerca per le necessarie soluzioni innovative di prodotto.

Nasce in Malesia il Jeffrey Sachs Centre, primo in Asia per lo sviluppo sostenibile

L’importante polo di ricerca alla Sunway University, nei dintorni di Kuala Lampur, ha avviato la propria attività grazie alla donazione di 10 milioni di dollari da parte della Fondazione Cheah Jeffrey.

Sotto la direzione dell’economista statunitense Jeffrey Sachs nasce in Malesia il Centro per lo Sviluppo sostenibile alla Sunway University: è il primo del suo genere in Asia.

L’istituzione del Jeffrey Sachs Centre presso l’Ateneo nei dintorni di Kuala Lampur sottolinea nuovamente l’attenzione e l’impegno del Paese asiatico alle tematiche di sviluppo sostenibile, così come ribadito dal primo ministro della Malesia, Najib Razak, per cui “Il Centro rafforza l’impegno del governo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e rappresenta un catalizzatore per mobilitare la collaborazione globale, in particolare tra le nazioni del Sudest asiatico, per il raggiungimento dei 17 SDGs dell’Onu”.

Tra le attività previste nel Centro, infatti, c’è lo sviluppo dei collegamenti con le principali università e think tank in Malesia e nel resto del mondo, la selezione dei migliori esperti, studiosi, docenti e progetti nel campo dello sviluppo sostenibile.

La creazione del Jeffrey Sachs Centre è stata possibile grazie alla donazione di 10 milioni di dollari da parte della Fondazione Cheah Jeffrey, struttura molto attiva nel campo dell’istruzione privata superiore in Malesia, pensata sul modello di alcune delle università più rinomate al mondo, come ad esempio quella di Harvard.

Finora questa donazione rappresenta il più consistente impegno finanziario sull’istruzione nell’ambito dell’adozione dei 17 gol delle Nazioni Unite.

Inkless: la stampante senza inchiostro

Ogni anno il numero di cartucce di toner acquistate è elevatissimo: meno di un terzo sono riciclate e per decomporsi hanno bisogno di oltre 400 anni.

La nuova stampante sfrutterà un laser in grado di annerire la carta, con lo stesso principio con cui si può incendiare un foglio sfruttando il sole e una lente di ingrandimento. Ex studenti dell’università olandese di Delft hanno  messo a punto un laser all’infrarosso in grado di “stampare” punti neri: INKLESS.

Questa nuova tecnologia libera crea potenzialmente non solo una “stampante infinita” ma anche a minor impatto sull’ambiente.

Saranno necessari ancora un paio di anni per vedere le prime stampanti in commercio e i ricercatori sono molto fiduciosi sulla possibilità dii adattarle presto anche all’uso individuale e non solo alla grande industria.

ECONOMIA CIRCOLARE: confrontarsi con i limiti della crescita economica lineare

UNA STRATEGIA CONCRETA DI SVILUPPO ECONOMICO PER LE IMPRESE CHE PUO’ CAMBIARE IL MODO DI PRODURRE E DI CONSUMARE di Egidio Bernini


Il concetto di “Economia Circolare” si è diffuso da qualche anno e recentemente ha acquistato un notevole impulso differenziandosi da altri concetti simili che ruotano intorno al mondo dello sviluppo sostenibile.
Va subito detto che non vi è una definizione condivisa dell’economia circolare e non è semplicissimo orientarsi tra altri concetti similari che presentano diversi punti in comune e alcune vere e proprie sovrapposizioni, tra i quali i piu’ noti sono:

  • SviluppoSostenibile
  • Green Economy
  • TransizioneEcologica
  • Economiadellafunzionalità
  • Life Cycle Thinking
  • EcologiaIndustriale
  • Responsabilitàestesadelproduttore

In questa sede non si vuole fare un’analisi critica delle analogie e delle differenze[i], ma presentare alcune caratteristiche salienti dell’economia circolare che, a parere di chi scrive, rendono questo concetto un utile strumento sia per l’elaborazione di politiche di sostenibilità, sia nell’elaborazione strategica e di valore per il mondo imprenditoriale della produzione industriale.

Anche se ha avuto un impulso relativamente recente, l’economia circolare non è un concetto nuovo. Il termine “circular economy” in sèè stato usato per la prima volta in tempi relativamente recenti: nel 1990 nel libro “Economics of Natural Resources and the Environnement” dei due economisti britannici David W. Pearce e R. Kerry Turner[ii]. Ma occorre risalire piu’ indietro nel tempo per trovare le idee fondanti che si sono poi sviluppate in tale concetto. Non vi è dubbio che all’origine vi siano le prime idee della necessità di confrontarsi con la finitezza del pianeta e delle sue risorseche si possono trovare nel saggio del 1966 di Kenneth Boulding  “The Economics of the ComingSpaceship Earth”[iii]e anche nel lavoro pionieristico del Club di Roma con il famoso rapporto del 1972 “The Limits to Growth”.[iv]

In queste opere fondamentali si metteva in risalto il problema che è alla base dell’idea di economia circolare: quello della limitatezza delle risorse naturali e della capacità dell’ambiente di assorbire i rifiuti prodotti dal metabolismo industriale.

Dopo oltre quarant’anni da questi autorevoli primi campanelli d’allarme, rimasti sostanzialmente inascoltati, il nostro sistema economico dominante è ancora fondamentalmente basato suun modello lineare (rappresentato in figura).

pesci

Nel modello lineare le materie prime sono estratte dalla natura e utilizzate per produrre beni e servizi che vengono consumati e alla fine eliminati come rifiuti.

In un mondo dalle risorse finite, tale modello lineare, che pure ha permesso un progresso accelerato del benessere di una gran parte dell’umanità, si sta rivelando insostenibile e prossimo al raggiungimento dei limiti fisici.

Le principali criticitàcon cui il modello lineare si sta scontrando sono:

  • Scarsità delle risorse
  • Volatilità dei prezzi delle risorse naturali e instabilità degli approvvigionamenti di materie prime
  • Valore perduto di materiali e prodotti
  • Rifiuti generati
  • Degrado ambientale e cambiamento climatico

 Negli ultimi anni, con la crescita senza precedenti della domanda di risorse naturali, si sono evidenziati dei significativi limiti che hanno portato a mettere in discussione per la prima volta tale sistema economico e, conseguentemente, si è iniziato a sviluppare il concetto di economia circolare come risposta alla crisi del modello lineare tradizionale.

Oggi, globalmente, consumiamo risorse e generiamo rifiuti come se avessimo a disposizione non un solo pianeta, ma più di un pianeta e mezzo. Nel 2015, l’Earth Overshootday, il giorno del sovrasfruttamento della Terra, è stato il 13 agosto. Ciò significa che, in meno di otto mesi, l’umanità ha consumato completamente il budget di beni e servizi (vegetali, frutta, carne, pesce, legna, cotone, capacità di assorbimento di CO2 e di altri inquinanti, ecc…) che il pianeta Terra può fornire in un intero anno.Inoltre, per diverse risorse non rinnovabili, come i combustibili fossili, le riserve sono già fortemente intaccate. Di parecchi metalli stiamo esaurendo i depositi più abbondanti e più facili da utilizzare.

Dai limiti del modello economico lineare emerge la necessità di un modello economico completamente diverso che puo’ tentare di dare delle risposte concrete a tali limiti.
L’economia circolare in sostanza propone il superamento del modello lineare prendendo in conto il flusso materiale nel ciclo di produzione e consumo con un utilizzo razionale delle risorse naturali col fine di garantire uno sviluppo sostenibile nel tempo.

Pur se non vi è un consenso unanime intorno alla definizione di economia circolare, il quadro in cui si è sviluppata e il coinvolgimento di tutti gli attori dell’attività economica ci fanno capire come sia molto limitata e sostanzialmente errata la definizione che danno alcuni, compresi buona parte dei media, dell’economia circolare come di una sorta di semplice sistema di gestione e riciclo dei rifiuti.

Questo schema, creato dall’ADEME — Changement climatique – transition écologique, énergétique (l’Agenzia francese per l’Ambente e l’Energia), mostra chiaramente i tre domini di applicazione e i sette pilastri dell’economia circolare e l’ambito che copre l’intero ciclo di vita del prodotto.

Schema dell’economia circolare secondo ADEME

La definizione dell’ADEME: L’economia circolare è un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gi stadi del ciclo di vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e a diminuire l’impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone.

Secondo la Ellen MacArthur Foundation l’economia circolare è un modello di economia concepito e progettato per essere rigenerativo. I prodotti sono progettati per essere di lunga durata, facilmente riutilizzabili, disassemblati, ri-fabbricati e, in ultima istanza, riciclati.

L’economia circolare ambisce a mantenere i prodotti, i componenti e i materiali al loro piu’ alto contenuto di valore in ogni stadio del loro ciclo di vita. Questo concetto è ben visibile nello schema di funzionamento dell’economia circolare, il cosiddetto “diagramma farfalla” per via della sua caratteristica forma, che è stato elaborato sempre dalla fondazione Ellen MacArthur sulla base del lavoro del chimico tedesco Michael Braungart e dell’architetto americano WilliamMcDonough che hanno creato,alla fine degli anni ’80, il concetto di Cradle to Cradle (dalla Culla alla Culla) o C2C.

Nel 2010 è stata creata la Fondazione Ellen MacArthur che ha concentrato la sua azione per mostrare come l’economia circolare non sia soltanto un sistema capace di rispondere ai limiti ambientali ma vi siano anche delle enormi opportunità economiche per il mondo imprenditoriale e per gli altri “stakeholders”. Il suo sito www.ellenmacarthurfoundation.org/circular-economy è ricchissimo di studi, nuovi modelli di business, progetti e casi di studio intorno allo sviluppo dell’economia circolare.

Schema dell’economia circolare: il “diagramma farfalla” da Ellen MacArthur Foundationwww.ellenmacarthurfoundation.org

Nel diagramma si distinguono a sinistra il ciclo biologico e, a destra, il ciclo tecnico dei materiali. L’economia circolare mira a ottimizzare il flusso di materiali in entrambe i cicli. Nel ciclo tecnico occorre prolungare la vita dei materiali, sottoporli a manutenzione, riutilizzarli/ridistribuirli, ricondizionarli/rifabbricarli e, solo in ultima istanza, riciclarli come materie prime secondarie. E’ importante sottolineare che piu’ “interno” è il ciclo nel diagramma, piu’ alto è il contenuto di valore del materiale che resta all’interno del ciclo tecnico. Quindi il valore che si riesce a conservare è più alto nel prolungamento/manutenzione del prodotto e va diminuendo fino al riciclo dei materiali che rappresenta, nella logica dell’economia circolare, il processo di ultima istanza.

Come si accennava prima, l’economia circolare ha l’ambizione di rivolgersi al mondo imprenditoriale con dei progetti la cui realizzazione porta del valore aggiunto all’impresa in almeno quattro modi diversi: c’è il valore economico diretto nell’approvvigionamento di materie prime: qui è abbastanza ovvio il vantaggio economico di mettersi al riparo dalla volatilità dei prezzi delle materie prime e diminuire anche i rischi nell’approvvigionamento. C’è il valore ambientale che, opportunamente comunicato, può far acquisire importanti vantaggi in termini di fidelizzazione dei clienti. C’è il valore per il cliente che riceve un beneficio diretto: per esempio nel ritornare al produttore un prodotto usato riceve in cambio un servizio o un prodotto nuovo o rigenerato. C’è un valore di informazione che è forse meno ovvio degli altri ma altrettanto importante; quando ritornano al produttore dei prodotti usati, il produttore può ottenere da questi importanti informazioni sull’uso e consumo che i clienti fanno dei prodotti stessi; informazioni utilissime per migliorare il prodotto stesso.

Anche la Commissione Europea ha recentemente adottato (Dicembre 2015) la cosiddetta “Circular Economy Package” con lo scopo di stimolare la transizione dell’economia europea verso un sistema circolare che puo’ favorire la competitività, la crescita economica sostenibile e generare nuovi posti di lavoro.

Questa breve panoramica non vuole essere esaustiva di un argomento complesso ma non v’è dubbio che l’economia circolare avrà sempre piùun ruolo importante per tentare di raggiungere quel disaccoppiamento fra sviluppo economico e consumo di risorse finite che è diventato ineludibile.


Note:

[i] Per chi fosse interessato ad approfondire, un’analisi critica del concetto di Economia Circolare si trova in “Circular Economy: a critical literaturereview of concepts” – CIRAIG – October 2015.

[ii]David W. Pearce e R. Kerry Turner “Economics of Natural Resources and the Environment”, Pearson Ed. 1990

[iii] Kenneth Boulding  “The Economics of the Coming Spaceship Earth“, 1966 

[iv] Meadows, D. H.; Meadows, D. L.; Randers, J.; Behrens III, W. W. (1972), The Limits to Growth: a report for the Club of Rome’s project on the predicament of mankind, Universe Books. Il pdf del libro originale puo’ adesso essere scaricato liberamente dal sito del Donella MeadowsInsitute:

OECD publications: “Gestione efficiente dei rifiuti”

Il nuovo rapporto sulla gestione efficiente dei rifiuti, pubblicato la scorsa settimana da OECD, aggiorna il "Guidance Manual for Governments on Extended Producer Responsibility (EPR)"del 2001, che ha fornito un'ampia panoramica delle questioni fondamentali, considerazioni generali, ed i potenziali benefici ei costi associati alla responsabilità del produttore nella gestione dei rifiuti. Dal 2001, le indicazioni fornite hanno contribuito a migliorare il sistema di riciclo dei materiali e ridurre lo smaltimento in discarica e sono state ampiamente adottate nella maggior parte dei paesi OCSE e negli ultimi anni anche dalle economie emergenti. Importanti risultati si sono ottenuti in settori chiave come l'imballaggio, l'elettronica, le batterie e i veicoli. Il manuale è disponibile a pagamento, previa registrazione sul sito della casa editrice OECD, ad un prezzo ridotto del 30% fino al 23 Ottobre 2016.

 

Presentazione del Primo Rapporto dell’ASviS

Asvis ha annunciato la presentazione del suo primo rapporto. Dopo un anno dalla firma dell’Agenda dell’ONU sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, da raggiungere gli Obiettivi entro il 2030, ci si chiede quale possa essere il contributo dell’Italia e di ognuno di noi per avviare il nostro Paese verso un futuro sostenibile da un punto di vista socio-economico ed ambientale.

Il Rapporto dell’ASviS, realizzato grazie al contributo dei suoi 130 aderenti, offre un primo quadro della situazione italiana rispetto agli impegni sottoscritti e formula raccomandazioni alle istituzioni politiche e agli altri attori della società italiana per disegnare la Strategia per lo sviluppo sostenibile.

La presentazione è prevista mercoledì 28 settembre alle 10 nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, nell’ambito della quale si terrà una tavola rotonda alla quale parteciperanno esperti e rappresentanti del mondo politico e istituzionale.

 

 

Piatti bio nelle scuole di Milano

Il Comune di Milano è stato il primo, con l’inizio del nuovo anno scolastico, a dar vita  ad un servizio mensa ecologico al 100 %. Da quest’anno infatti tutti gli istituti della città lombarda utilizzeranno nelle loro mense esclusivamente contenitori usa e getta, completamente biodegradabili e compostabili. E’ il completamento di un percorso iniziato nel 2015 con le scuole primarie e che adesso permetterà di ridurre il consumo di plastica della città in modo drastico. Si stima infatti che questa scelta permetterà di risparmiare ogni anno circa 200 mila chili di plastica tra bicchieri, piatti e posate.

Si tratta di stoviglie ecologiche, generalmente in polpa di cellulosa, ottenuta dalla lavorazione della canna da zucchero e del bamboo che, proprio per la loro natura biodegradabile, possono essere conferite nella frazione umida dei rifiuti.