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Progetto Centocè: l’esperienza ENEA nella valutazione dell’economia circolare di comunità.

Quanto e come possono incidere sull’ambiente tutte quelle buone pratiche di economia circolare che nascono e si sviluppano all’interno di una comunità di persone? Da questa domanda è nata un’attività che l’ENEA, in collaborazione con l’Università Luiss Guido Carli e il movimento Transition Italia, ha realizzato, tra il 2016 e il 2018, in un progetto sperimentale finanziato dal MISE denominato Centocè. Il progetto ha visto il coinvolgimento di cittadini del quartiere romano di Centocelle al fine di identificare modelli di economia circolare a scala urbana.

L’economia circolare (EC) si basa su pratiche che tendono a sfruttare al meglio le risorse e i mezzi di produzione di cui già si dispone attraverso il recupero o lo scambio. Le attività progettuali svolte sul territorio, hanno visto una prima fase divulgativa rivolta a cittadini e studenti. Per gli studenti di scuola superiore è stato studiato un progetto formativo ricco di info-grafiche, video-racconti e un gioco da tavolo per poter spiegar loro cos’è l’economia circolare.

Con i cittadini il lavoro è stato più complesso in quanto è stato organizzato un laboratorio per facilitatori di economia circolare che comprendeva una prima fase informativa sulle tematiche di EC, e una seconda fase in cui i cittadini hanno individuato esempi di buone pratiche di economia circolare urbana già esistenti nel quartiere. Il laboratorio ha permesso anche di progettare altre possibili attività che si sarebbero potute implementare sul territorio per valorizzare al meglio le risorse presenti.

Grazie alla partecipazione dei cittadini sono state individuate 14 pratiche di economia circolare già presenti nel quartiere di cui 7 di agricoltura civica (orti/giardini urbani), 2 coworking, 3 pratiche di ottimizzazione delle risorse (ristorante a km 0, gruppo di acquisti condivisi e casa dell’acqua), 2 pratiche di chiusura dei cicli (mercato dell’usato e raccolta di beni ingombranti).

Con il supporto dei ricercatori dell’Enea, si sono identificati una serie di vantaggi ambientali e sociali legati a queste iniziative. In particolare dallo studio è emerso che gli orti condivisi spesso nascono per iniziativa di cittadini che intendono riqualificare un’area verde e ne chiedono la gestione al Comune. Queste attività hanno lo scopo non solo di procurare cibo ma, soprattutto, hanno finalità sociali di tipo aggregativo e inclusivo e permettono la rigenerazione di aree urbane incolte o abbandonate.

Altre pratiche di economia circolare presenti nel quartiere di Centocelle sono i GAS e i ristoranti a km0, attività che tendono a valorizzare le produzioni di allevatori e agricoltori locali sostenendone l’economia. Per quanto riguarda l’aspetto ambientale, si deve considerare che mediamente ogni persona provoca emissioni di circa 1.780 Kg di CO2eq l’anno per soddisfare le proprie esigenze alimentari. Gli orti urbani e le altre attività denominate a “chilometro zero” (Gruppi di Acquisto Solidale, ristoranti a km0 e case dell’acqua), abbassano di molto questa soglia perché riducono o annullano le fasi di lavorazione, confezionamento, refrigerazione, trasporto e distribuzione del cibo. Fasi che incidono per l’80% sulle emissioni totali. Si stima che, oltre a garantire un risparmio medio del 30% nel prezzo di acquisto a parità di qualità, i prodotti a km zero hanno una vita media fino a una settimana in più rispetto a quelli acquistati attraverso i tradizionali canali di distribuzione. Consumando prodotti locali, una famiglia può arrivare ad evitare l’equivalente di circa 1.000 kg di CO2 l’anno.

Un’altra pratica emersa dal progetto Centocelle è quella dei coworking: un nuovo modo di concepire gli ambienti di lavoro che si sta diffondendo nelle città densamente popolate. Grazie alla condivisione di spazi, attrezzature (es. computer e stampanti) e servizi, si è stimato che un coworking permette di ottenere, per ogni utente, risparmi economici pari a circa 1.500 €/anno e vantaggi energetico-ambientali per mancate emissioni pari a 1.890 kg di CO2eq/anno, rispetto a soluzioni lavorative tradizionali.

Anche la casa dell’acqua è una buona pratica che permette di valorizzare le risorse locali. Consiste in una fontana a gettoni che fornisce acqua buona, economica e sicura 24 ore su 24 grazie ad una correzione organolettica e un sistema di disinfezione a raggi UV. La casa dell’acqua è un servizio a “chilometro zero” poiché l’acqua erogata è fornita direttamente dalla rete idrica locale. Un prelievo medio annuo di 300mila litri fa risparmiare 200mila bottiglie in PET da 1,5 litri, riduce di 1.380 kg l’emissione di CO2 per la produzione e di 7.800 kg per il trasporto.

Infine, tra le pratiche di economia circolare vi sono i mercati dell’usato, iniziative di riciclo e i centri del riuso. Queste strutture sono destinate al recupero e riutilizzo di beni in disuso per poi essere messi a disposizione di chi ne ha bisogno. Questa pratica, oltre ad avere finalità sociali, è anche un modo per allungare la vita utile dei beni e ridurre i volumi di rifiuti smaltiti in discarica o inceneriti.

Da un confronto degli impatti ambientali prodotti da tutte queste buone pratiche, è emerso che, nel quartiere di Centocelle, le pratiche esistenti di economia circolare su scala urbana, permettono di ridurre le emissioni di 160 tonnellate di CO2eq/anno.

Come detto, tutte queste attività hanno fini ambientali e sociali ma possono contribuire a far diventare un quartiere più smart e collaborativo. Questo tipo di buone pratiche possono infine contribuire anche al raggiungimento di alcuni dei 17 obiettivi (SDGs) previsti dall’Agenda Onu 2030: come l’obiettivo 12: “Garantire modelli di consumo e produzione sostenibili” che richiede il coinvolgimento dei cittadini affinché vengano adottati stili di vita sostenibili e l’obiettivo 11: “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”. Come risultato, si deduce che le buone pratiche di economia circolare studiate nel progetto, dai coworking agli orti condivisi, concorrono a rendere un territorio più resiliente ai cambiamenti climatici attraverso un altro fattore sfidante: lo sviluppo sostenibile del futuro che passa attraverso l’approccio inclusivo e collaborativo di tutto il comparto sociale di una collettività.

Autori: Grazia Barberio, Francesca Cappellaro, Laura Cutaia, Carolina Innella, Erika Mancuso, Paola Nobili, Rocco Pentassuglia, Vincenzo Porretto.

Enea – Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali.

Economia circolare: per non rimanere fuori dal cerchio

È ormai un dato di fatto: stiamo esaurendo le risorse a disposizione del nostro pianeta e non possiamo più permetterci di proseguire sul modello economico lineare basato sull’estrazione delle materie prime, il consumo e la produzione di rifiuti. Si tratta di intraprendere e consolidare un cambio radicale di approccio che, come definito dalla Ellen MacArthur Foundation, vuol dire definire un’economia che possa rigenerarsi da sola. Un sistema di economia circolare infatti si deve incentrare sull’auto-rigenerazione, dove i materiali di origine biologica sono reintegrati nella biosfera e gli altri materiali – e prodotti – devono essere progettati in una logica di riuso e riciclo, finalizzato alla rivalorizzazione e alla chiusura del cerchio, riducendo al minimo, anzi possibilmente a zero, la produzione di rifiuti.L’economia circolare è dunque la sfida del futuro e coinvolge molteplici aspetti a partire da quelli legislativi e di normazione tecnica, per passare a quelli produttivi, organizzativi e di consumo, con un impatto sostanziale anche sulla vita quotidiana di tutti noi cittadini e consumatori.Il dossier illustra varie esperienze condotte da diversi attori del mercato, evidenziando come l’economia circolare passi attraverso azioni concrete, iniziative di carattere legislativo, soluzioni promosse da NGOs, fino ad arrivare alle attività più innovative, quelle delle università e del mondo della ricerca e quelle di settori di nicchia fino alle attività di piccole start-up che rendono quanto mai concreto il concetto di “circolarità”. Si tratta di pochi esempi che forniscono uno spaccato delle infinite possibilità e opportunità legate a questo nuovo modello economico e sociale.Partendo da un inquadramento generale del contesto Europeo in cui si sottolinea anche il ruolo strategico della normazione tecnica, si passa alle iniziative della Piattaforma Italiana degli stakeholder per l’economia circolare (ICESP) e all’impegno della Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare (AISEC): un’associazione non-profit dedita esclusivamente alla promozione, diffusione e applicazione del concetto di economia circolare, sia a livello nazionale che internazionale. Ed è proprio a livello internazionale che si sta delineando un’attività di normazione tecnica, il Comitato tecnico ISO/TC 323, nato per trattare in modo trasversale la questione. A questa attività l’Italia parteciperà attraverso la nuova Commissione tecnica UNI “Economia Circolare”.Oggi servono lungimiranza, coraggio imprendito-riale, politiche illuminate e regole certe – gli standard appunto – che supportino concretamente questo nuovo modello economico. Servono indirizzi chia-ri per potenziare e migliorare acquisti sostenibili, sia per le pubbliche amministrazioni – e i Criteri Minimi Ambientali sono il riferimento più significa-tivo – che per le aziende private. Sfide e anche opportunità, perché l’economia circolare in Italia vale oggi 88 miliardi in termini di fatturato e occupa 575.000 lavoratrici e lavoratori. Gli esempi virtuosi proposti dalle testimonianze di alcuni consorzi che si occupano del recupero di diverse tipologie di rifiuti – CONAI per gli imballaggi, CONOE per gli oli e i grassi vegetali ed animali esausti, CIC per i ri-fiuti organici – mettono in evidenza le opportunità che un approccio circolare – orientato al riuso e riciclo di materiali e prodotti – può offrire, grazie anche al ricorso alla normazione tecnica che propone alle varie filiere soluzioni tecniche per supportare le attività e i servizi offerti, i metodi di prova, gli strumenti di gestione e misurazione. Opportunità perché l’economia circolare oggi non può non essere strettamente connessa alle evolu-zioni tecnologiche che riguardano la digitalizzazio-ne delle attività produttive, l’ottimizzazione dei processi e l’uso efficiente delle risorse promosso da Impresa 4.0. Il dossier si conclude con il contributo di una start-up che ha trasformato il tema dell’economia circolare in uno spettacolo teatrale Blue Revolution e in una app: un modo insolito di comunicare e promuovere i valori propri di questo modello economico, che si declina anche sul versante sociale, promuovendo consumi responsabili e sviluppo sostenibile, per chiudere il “cerchio”.

(Fonte: rivista tecnica di UNI “U&C – Unificazione & Certificazione” – estratto)

È possibile scaricare l’intero dossier dal seguente link: Dossier/Articolo estratto da U&C n. 5 – Maggio 2019