Monthly Archives: gennaio 2017

L’Economia Circolare: nuova frontiera per la Responsabilità Sociale d’Impresa

di Eleonora Rizzuto

La responsabilità sociale di impresa (Corporate social responsibility – Csr) è quel comportamento responsabile che l’impresa mostra verso i suoi stakeholder, ovvero verso soggetti, individuali o collettivi, portatori di interessi verso l’impresa con i quali quest’ultima interagisce direttamente o indirettamente: lavoratori, fornitori, consumatori, istituzioni, pubblica amministrazione, sindacati, tutti attori del territorio e dell’ambiente di riferimento.

Secondo questo approccio, un’impresa è socialmente responsabile se e quando agisce in modo da coniugare i propri interessi e quelli di tutte le parti interessate o legate ad essa. Il comportamento socialmente responsabile di un’impresa, dunque, si riverbera in primis nel rispetto delle norme e regole relative alla dimensione del lavoro, all’ambiente e della sua sostenibilità, al rapporto clienti-fornitori, alle strategie di gestione d’impresa, al rapporto con i lavoratori e con i consumatori. Ma può andare anche oltre talvolta. Spesso la CSR può rappresentare una leva importante di rinnovamento e di innovazione anche tecnologica, quando essa coniuga processi e modalità che intaccano direttamente le produzioni.Ma in che modo si concretizza tutto questo?

La sfida per la costruzione di “un’altra economia” attribuisce alle imprese un ruolo di attore sociale inedito quanto fondamentale per poter creare nuovi valori accanto a quello economico.

La transizione verso un nuovo modello industriale è già partita e molto sta cambiando all’interno delle imprese: anche chi fino a qualche anno fa assisteva un po’ scettico al cambiamento, oggi non la pensa più così. I consumatori stessi chiedono prodotti ove sia chiara la tracciabilità e quindi vogliono conoscere se l’azienda che produce rispetti l’ambiente e non impieghi manodopera in nero.  Quando molti di noi più dieci anni fa hanno lasciato i rispettivi lavori investendo pioneristicamente nello sviluppo sostenibile, si aveva di fronte una strada solo in salita e molto ripida. Parafrasando il linguaggio calcistico, si aveva l’impressione di giocare sempre partite diverse, sempre fuori casa e senza arbitro. La sostenibilità sociale ed ambientale ha in sé elementi importanti che conducono a sedare i conflitti, a costipare la forza detonatrice degli interessi contrapposti, passando attraverso un nuovo modo di tessere le relazioni tra datore di lavoro e lavoratore, tra impresa produttrice e acquirente-cliente, tra impresa che consuma materie prime e le re-immette in circolo attraverso il riciclo e così via. Si torna a dialogare su piattaforme comuni, in grado di aggregare e non di dividere. In gioco c’è la stessa sopravvivenza dell’intero Eco-Sistema ambientale e sociale. Il profitto può essere re-investito in Sostenibilità e ciò, per la prima volta, a beneficio di tutti gli attori; al contrario, la compresenza di interessi contrapposti è fondamentale per garantire il pieno equilibrio dei tre ambiti in cui la Sostenibilità si sostanzia: la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Se si vuole affrontare la transizione della CSR verso un modello concreto di sviluppo sostenibile, non si può non citare l’economia circolare anche come fattore di crescita della domanda di lavoro.

La definizione di “economia circolare” ha fatto la sua prima comparsa a metà degli anni ’70 all’interno di un rapporto presentato alla Commissione europea. Il concetto che sta alla base e che segna un distacco netto dalle dinamiche dell’economia tradizionale è la non linearità dei processi che assumono quindi una dimensione “rigenerativa”, in assoluta identità con i cicli di vita biologici presenti in natura in grado di recuperare materia viva anche a fine vita. Tale modello si è diffuso molto a livello mondiale entrando, di fatto, nelle politiche di sviluppo di molti Paesi, dando anche vita ad azioni preventive come la progettazione dei prodotti di consumo in modo da renderli più idonei al disassemblaggio e al recupero di materiale.

La crescente consapevolezza dei gravi danni causati dalle attività umane all’ecosistema del nostro pianeta e la presa di coscienza della necessità di assumere come fondativi elementi quali la difesa dell’ambiente naturale e della biodiversità e la tutela delle comunità, ha gradualmente portato all’elaborazione di nuove concezioni di sviluppo che superano i concetti alla base della cosiddetta economia lineare, nell’ottica di una piena sostenibilità economica, ambientale e sociale, nell’assunto che se solo una di queste componenti fallisce, decade l’intero sistema.

L’ Economia Circolare è, quindi, un modello economico che va al di là dei meri perimetri aziendali e che implica modifiche profonde di processo importanti non solo all’interno delle aziende che vogliano dotarsi di tale modello ma anche nelle relazioni tra gli attori citati.

Nel microcosmo aziendale, che è in grado di incidere anche su un piano macroeconomico, si rispettano tre assiomi: il primo incide profondamente nella produzione e implica talvolta grandi investimenti in ricerca e sviluppo nella determinazione di una versione del prodotto e del suo packaging in chiave di riutilizzo (l’eco-concezione del prodotto); il secondo aspetto risiede nel ricorso esclusivo ad energie rinnovabili; il terzo deve naturalmente riguardare la propensione a minimizzare gli scarti di produzione, con l’obiettivo dei rifiuti zero. Si comprende facilmente come questi tre obiettivi coinvolgano concretamente l’azienda, i lavoratori, i sindacati, i consumatori, le istituzioni e in grande misura le università ed i centri di ricerca per le necessarie soluzioni innovative di prodotto.

Nasce in Malesia il Jeffrey Sachs Centre, primo in Asia per lo sviluppo sostenibile

L’importante polo di ricerca alla Sunway University, nei dintorni di Kuala Lampur, ha avviato la propria attività grazie alla donazione di 10 milioni di dollari da parte della Fondazione Cheah Jeffrey.

Sotto la direzione dell’economista statunitense Jeffrey Sachs nasce in Malesia il Centro per lo Sviluppo sostenibile alla Sunway University: è il primo del suo genere in Asia.

L’istituzione del Jeffrey Sachs Centre presso l’Ateneo nei dintorni di Kuala Lampur sottolinea nuovamente l’attenzione e l’impegno del Paese asiatico alle tematiche di sviluppo sostenibile, così come ribadito dal primo ministro della Malesia, Najib Razak, per cui “Il Centro rafforza l’impegno del governo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e rappresenta un catalizzatore per mobilitare la collaborazione globale, in particolare tra le nazioni del Sudest asiatico, per il raggiungimento dei 17 SDGs dell’Onu”.

Tra le attività previste nel Centro, infatti, c’è lo sviluppo dei collegamenti con le principali università e think tank in Malesia e nel resto del mondo, la selezione dei migliori esperti, studiosi, docenti e progetti nel campo dello sviluppo sostenibile.

La creazione del Jeffrey Sachs Centre è stata possibile grazie alla donazione di 10 milioni di dollari da parte della Fondazione Cheah Jeffrey, struttura molto attiva nel campo dell’istruzione privata superiore in Malesia, pensata sul modello di alcune delle università più rinomate al mondo, come ad esempio quella di Harvard.

Finora questa donazione rappresenta il più consistente impegno finanziario sull’istruzione nell’ambito dell’adozione dei 17 gol delle Nazioni Unite.

Inkless: la stampante senza inchiostro

Ogni anno il numero di cartucce di toner acquistate è elevatissimo: meno di un terzo sono riciclate e per decomporsi hanno bisogno di oltre 400 anni.

La nuova stampante sfrutterà un laser in grado di annerire la carta, con lo stesso principio con cui si può incendiare un foglio sfruttando il sole e una lente di ingrandimento. Ex studenti dell’università olandese di Delft hanno  messo a punto un laser all’infrarosso in grado di “stampare” punti neri: INKLESS.

Questa nuova tecnologia libera crea potenzialmente non solo una “stampante infinita” ma anche a minor impatto sull’ambiente.

Saranno necessari ancora un paio di anni per vedere le prime stampanti in commercio e i ricercatori sono molto fiduciosi sulla possibilità dii adattarle presto anche all’uso individuale e non solo alla grande industria.