Monthly Archives: agosto 2014

esempi circolari #1 – H&M e il ritiro dei vestiti

By Brea Souders for Bloomberg Businessweek

Iniziamo con questo articolo una serie di esempi di come le aziende si stanno muovendo alla ricerca di modelli di business che siano più sostenibili sul profilo ambientale ed economico.

Uno dei cardini dell’economia circolare è legata al tema dello “spossesso” dei beni da parte dei clienti trasformando il proprio prodotto in un servizio, come avviene con i servizi di car sharing, o con i servizi cloud delle società informatiche.

È ovvio che questo tipo di evoluzione  non è alla portata di tutti i tipi di azienda, ma a un livello appena inferiore c’è per molti la possibilità di ripensare al proprio prodotto considerando di poterne tornarne in possesso a fine vita. 

Nel campo della moda, H&M ha lanciato ad esempio nel 2013 una campagna, che dura tutt’ora, per il ritiro dei vestiti usati.

Chiunque porti un sacchetto di vestiti usati o di materiale tessile per la casa in un negozio H&M riceve un buono di 5 euro, da spendere in uno dei loro negozi per un acquisto superiore ai 40 Euro. E non c’è bisogno che i vestiti siano stati acquistati da loro, accettano qualsiasi tipo di indumento di qualunque marca e in qualsiasi stato di usura.

In questo modo l’azienda si assicura che il cliente sia incentivato a tornare e a comprare da loro gli indumenti nuovi, e entra in possesso di una grossa quantità di materiale usato e di scarto. 

al momento questo materiale viene inviato a un centro dove viene selezionato e indirizzato in base alla qualità a diversi canali: il mercato dei vestiti usati, la produzione di materiali assorbenti o isolanti, e la produzione di energia per quello che non è diversamente recuperabile.

L’iniziativa è oggi in corso in quasi il 100% dei negozi H&M, e nel 2013 ha permesso di recuperare e valorizzare 3000 tonnellate di rifiuti. 

L’azienda inoltre riutilizza parte di questi tessuti all’interno di nuovi prodotti che contengono il 20% di fibre provenienti da raccolta di vestiti usati.

 

Probabilmente il sistema è già fruttuoso così com’è, anche se le tecniche di riciclo attuali non permettono di andare oltre il 20% di fibre recuperate, ma quanto vantaggio avrà H&M sui suoi concorrenti nel momento in cui si troverà una tecnica efficiente per un riciclo chimico del cotone che porti a una nuova fibra?

L’economia circolare in Italia – Dove siamo

circular economy map

 

 

 

 

 

 

 

Ho scelto di iniziare a scrivere questo blog in italiano, invece che in inglese, per due motivi principali. Il primo riguarda la convinzione che sul tema dell’economia circolare, del design pensato per eliminare i rifiuti e in generale dell’efficienza delle risorse ci siano opportunità anche per aziende e realtà molto piccole, che magari non hanno modo di seguire la discussione globale su come rendere più efficienti i modelli produttivi, ma potrebbero beneficiare di uno strumento agile di informazione, per cogliere qualche stimolo e ripensare alla propria attività.

Il secondo riguarda la scarsità di risorse web in italiano su questo argomento. Ad oggi l’unica sito in italiano dedicato all’economia circolare, oltre a questo blog, è il forum LiguriaCircular, che su una realtà locale come quella genovese, vuole coinvolgere diversi attori per promuovere azioni e politiche centrate in particolare sul tema del trattamento rifiuti. Il Post e l’Huffington Post hanno scritto sull’argomento a luglio, in occasione della comunicazione UE. Oltre a questo, praticamente il nulla, a parte alcune aziende italiane decisamente di avanguardia su questi temi, come Valcucine e Novamont, che raccontano i loro progressi rispetto all’economia circolare. Di questi e altri casi avremo modo di parlare presto, perché uno degli obiettivi di questo blog, oltre a quello di alimentare la discussione in italia sulla circular economy,  è proprio mettere più italia dentro la mappa che vedete, con la quale la fondazione EllenMacArthur cerca di dare un’idea di quello che sta accadendo a livello mondiale sul tema.

 

Il primo negozio online di prodotti circolari

c2ctowelNei giorni scorsi si è data risonanza tra i blog legati al tema della circular economy, alla nascita di Cradle to Cradle Marketplace, il primo negozio online dedicato solo ai prodotti pensati nell’ottica dell’economia circolare.

Cradle to Cradle, in italiano dalla culla alla culla, è un approccio alla progettazione di prodotti e servizi che si è imposto all’attenzione con un libro di William McDonough e Michael Braungart una decina di anni fa e che viene spesso accostato all’economia circolare. il principio base di questo approccio è che i materiali devono essere considerati come elementi naturali, e come tali inseriti in un ciclo che ne preveda la rigenerazione. è un approccio molto sfidante per qualunque progettista, ed è un approccio che non si può applicare a qualsiasi tipo di produzione. Ad accompagnare questa filosofia è arrivata anche una certificazione C2C, che però si confronta con principi molto stringenti e costi elevati.
La linea di questo blog però non considera cruciale il raggiungimento di nessuna certificazione, perchè la convinzione è che un uso intelligente delle risorse, una progettazione che miri a recuperare il proprio prodotto a fine vita per valorizzarlo nuovamente, porti con se vantaggi sufficienti a rendere queste operazioni economicamente convenienti e ambientalmente valide senza bisogno di strumenti di appoggio per dimostrarlo. 

Salutiamo quindi con simpatia ma senza enfasi il primo prodotto in vendita su Cradle to Cradle Marketplace,  dei costosissimi asciugamani compostabili in cui tutto, persino l’etichetta, è stato disegnato con attenzione agli aspetti ambientali. 

Cos’è l’economia circolare

MENDELEV

Circular Economy Blog nasce a luglio del 2014, dopo aver letto e approfondito una Comunicazione della Commissione Europea al Parlamento sulla transizione verso un’economia circolare, pubblicata il 2 luglio.

Occupandomi di tematiche ambientali legate alla produzione industriale ormai da 15 anni, confesso di essere ormai diventato allergico alla parola sostenibilità. L’ho usata in mille discorsi, centinaia di presentazioni e mi è sempre parso che mancasse qualcosa. Aggiungere una speciale attenzione all’ambiente a una ricetta già nota, non mi è mai sembrato potesse portare a una grande rivoluzione ambientale. Read more »